martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’orchestra non ha bisogno di solisti
Pubblicato il 18-09-2018


Andiamo con ordine. Sull’obbiettivo sembra che ci sia un accordo ampio sia in Italia sia in Europa. Il sovranista Salvini sta costruendo un’ “internazionale nera” e l’Unione Europea sta correndo un rischio altissimo. Stando ai numeri i sovranisti puntano a diventare il secondo gruppo contando circa 120-140 seggi al Parlamento Europeo. Se l’impresa dovesse riuscire sarebbe uno stravolgimento tale che darebbe il via all’inizio dell’implosione della UE e dei suoi valori. Il PPE sarebbe , sì, il primo partito ma sarebbe fortemente condizionato dai neri al punto di subirne l’egemonia e cambiare pelle. I socialisti sarebbero in calo, un calo sensibile che li vedrebbe scendere a 120-130 seggi contro i 189 precedenti. Ma attenzione, lo scarto con i sovranisti è minimo e la partita è davvero aperta. Soprattutto se consideriamo che ormai è nell’aria l’ipotesi concreta di non correre da soli ma di aggregare un’area “transpartitica” e transnazionale insieme a i liberali di ALDE e il progetto di Macron. Se Liberali e Macron dovessero unirsi innescherebbero un circolo virtuoso che vedrebbe un asse europeista con il PPE e il PES (S & D).

Tutto è quindi in movimento. E innanzitutto in Italia.

Se in Europa si ipotizza un asse che vada da Macron a Tsipras… nel nostro Paese si discute anche animatamente su ipotesi analoghe ma con sfumature diverse (si sa, siamo molto bravi a mettere i puntini sulle ì). Già con il convegno “Via dal Presente” i socialisti hanno iniziato con generosità a dar vita a un percorso di riflessione che partisse innanzitutto dalla ricomposizione della “diaspora socialista”. Poi ecco che l’Avanti con l’incontro del 7 luglio pubblica l’intervento del direttore Mauro Del Bue “Cinque Punti per Ripartire”. Tirando le somme del convegno l’intervento traccia un percorso che a cerchi concentrici coinvolga prima l’area socialista, poi un nuovo cerchio più avanzato con un coinvolgimento dei Radicali Transnazionali, degli ecologisti, dei laici e dei liberali per una Federazione liberalsocialista. E infine lo scopo più ambizioso, quello di dar vita a un soggetto nuovo del Riformismo Italiano. Progetto limpido e fortemente declinato al futuro. Non una somma di sigle ma proprio un fatto nuovo.

La questione è stata rilanciata alla “Tre Giorni a Caserta”. Occasione di confronto rigorosa, alta, ambiziosa e affascinante. Da Nencini a Gozi, da Pier Ferdinando Casini a a Ugo Intini fino a Pia Locatelli e Ugo Intini… tutti hanno convenuto sulla questione che ormai siamo entrati in una nuova “Era Politica” che definirei “Fase di Transizione permanente”. Occorre un nuovo riformismo che superi il novecento e anche questo primo ventennio del duemila. Che rimetta in discussione le nostre certezze per rilanciarne di nuove, più grandi e ambiziose. Con coraggio e generosità. Riccardo Nencini ha chiuso ridandoci appuntamento o ottobre.

Nel frattempo saprà il Pd essere conscio della prova che c’è da affrontare? Calenda propone un progetto non dissimile da quello proposto con realismo e coraggio da Cacciari (al cui appello l’Avanti è stato tra i primi a aderire in modo chiaro e esplicito), anche Sandro Gozi, in costante contatto con EnMarche, intervenendo a Caserta domenica mattina ha esplicitato la sua posizione (ben accolta dalla platea).

Adesso bisognerà attendere cosa accadrà non solo al Pd ma anche a Più Europa.

Prevarranno istinti rivolti al passato (nel primo caso)? Protagonismi (nel secondo)?

Oppure finalmente ci si renderà conto che è giunto il momento di fare tutti insieme una bel salto di qualità riformulando un Riformismo Emotivo, caldo e che sappia parlare alle corde interiori dei cittadini, delle persone in carne e ossa, e ai loro desideri e alle loro preoccupazioni?

Siamo in ritardo, occorre far presto. Ma bisogna anche sgombrare il campo da equivoci e imbarazzi. Sapendo tutti che non ci sarà una seconda chance. E anche se in qualcuno dovesse prevalere l’istinto di correre da solo perché più “puro”, più “nuovo”, o più “forte” sappia che porterà la responsabilità di quel che accadrà all’Italia, all’Europa e alle prossime generazioni (che certo non vorranno morire orbànizzate!).

Massimo Ricciuti

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