mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lucia Votano. “La via della seta”… e del Premio Nobel
Pubblicato il 06-09-2018


lucia votanoIgnoriamo la list dei premi Nobel in progress. Ma ci permettiamo di suggerire agli accademici di Svezia di tenere in stand-by la scienziata italiana Lucia Votano.
Ragazza del Sud (è nata a Villa San Giovanni, in Calabria) dove si passa la vita a lamentarsi, a trovare alibi, a piangere, deresponsabilizzarsi, partendo dal liceo “Francesco Campanella” di Reggio C., è diventata una scienziata di primissimo piano e in tempi di scarsità di modelli positivi (specie di genere), mentre abbondano quelli negativi, la sua biografia può anche avere una valenza pedagogica.
E infatti, alle ultime pagine, si rivolge alle “giovani donne”: “Non abbiate timore di intraprendere la carriera scientifica, perché non ci sono limitazioni genetiche…”.
È vero in parte, perché ostacoli culturali lei ne ha affrontati e superati con la determinazione della donna che sa di partire da una doppi condizione “inferiore”: donna e meridionale. Ma forse proprio questa coscienza ha moltiplicato le energie, riuscendo anche a non creare “vuoti” nella vita affettiva e sentimentale, di moglie e madre, nonostante – come lei stessa afferma – il contesto collabori poco. E nonostante tutto, pur senza le asprezze del femminismo, Lucia ha realizzato il suo sogno (che era anche quello del padre medico condotto).
“La via della seta” (La fisica da Enrico Fermi alla Cina), De Renzo Editore, Roma 2017, pp. 136, euro 12,50 (collana “Dialoghi”) è un’autobiografia realista, commuovente, a tratti lirica.lucia-votano-libro
Che corre su più livelli: il fisico che ha a che fare con i neutrini, i muoni, le astro particelle. Dentro al mood intimo di più progetti, l’ultimo in Cina (JUNO). I ruoli dirigenziali, di grande responsabilità (anche facendo ottenere borse di studio a ricercatori di paesi emergenti), tra il Laboratorio di Frascati, il Gran Sasso, il CERN di Ginevra e infine dentro un gruppo melting-pot in Cina.
La scienziata ci spiega che la ricerca è ormai trasversale a paesi, civiltà, culture, fedi religiose. E mentre la Cina fa enormi investimenti (come anche il Giappone, la Corea del Sud,ecc.), ci fa capire, con rabbia trattenuta, che l’Italia è in un declino esponenziale, che data dagli anni Sessanta, quando fummo capaci di inquisire Luigi Ippolito, che i fondi sono pochi e, peggio, la scienza non è vista e vissuta con fiera opportunità, ma culturalmente è considerata quasi una noiosa appendice.
Una Grande Italiana, forte e generosa, che darà ancora tanto alla scienza, al paese e a tutte le donne. E di cui siamo tutti orgogliosi.

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