giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“Masscult e Midcult”, è tutto relativizzato al tempo del bigdata
Pubblicato il 13-09-2018


masscult_e_midcultChe cos’è l’arte?
Quando possiamo definire arte un film, un romanzo, un quadro, una musica?
E com’è cambiata nel tempo l’idea e la semantica dell’opera d’arte? Oggi che tutto, o quasi, è stato relativizzato. E viviamo il tempo (virale e liquido) delle fake-news centrifugate a ogni angolo del pianeta, del bigdata che ci spia se solo apponiamo un “like”, dei sovranismi e dei populismi che la gente crede siano antidoti efficaci alle perversioni della globalizzazione, ma che creano solo nuovi muri, fuori e dentro di noi?
Oggi ogni semantica è stata riscritta. I media decidono i nostri gusti sessuali, i trend, il pensiero politico, l’etica, ecc. (“condizionamento pavloviano”). Tracciano il solco, creano un luogo comune e ti fanno sentire inadeguato rispetto a esso se ti permetti di cantare fuori dal coro.
La cultura di massa ha i suoi feticci nazionalpopolari, kitsch, così avvolgenti che chiamarsene fuori è quasi impossibile. Il consumismo fa da pendant, la critica di parte, soggettiva il resto. Ci ritroviamo addosso bisogni dapprima creati e poi soddisfatti.
Dall’altra parte c’è la nicchia, la scansione elitaria del reale, al confine con lo snobismo e l’autoreferenzialità. In mezzo il limbo, la terra di nessuno. Che ci fa paura, ci terrorizza.
A darci qualche prezioso input, degli strumenti, per non finire sommersi dal relativismo culturale e anche filologico, Dwight Macdonald in “Masscult e Midcult”, Piano B Edizioni, Prato 2018, pp. 160, euro 14, ottima traduzione di Mauro Maraschi (collana “La mala parte”).
Sono 15 piccoli saggi usciti negli USA nel 1960, quando – da noi – la tv era agli albori, ma stava unificando il Paese nei suoi riti e miti. E quindi all’apparenza datati. Non è così e il lettore è invitato a scoprirlo per conto suo, ben sapendo che il processo di rilettura dell’idea di arte data da almeno due secoli ed è ispido di contraddizioni nella profondità della sua epistemologia.
Già la biografia di Macdonald è curiosa e tutta da leggere, pregna com’è di inquietudine caratteriale e vivacità intellettuale.
A impreziosirlo, in appendice, un piccolo saggio di Umberto Eco. Attualissimo (anche nella rilettura di Adorno). Leggete: “La diffidenza verso la cultura di massa è diffidenza verso una forma di potere intellettuale capace di condurre i cittadini a uno stato di soggezione gregale, terreno fertile per qualsiasi avventura autoritaria”.
Più insidiosa e capziosa, diremmo noi, perché meno visibile. Ma gli autoritarismi non sono nati in modo soft, prima di mostrare la loro vera faccia e i loro istinti peggiori? Non si impara mai dai propri errori…

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