sabato, 20 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Michele Russo. Socialismo per il progresso della Sicilia
Pubblicato il 25-09-2018


Nella lunga e ricca storia del socialismo in Sicilia Michele Russo è stato sicuramente una delle figure di maggiore rilievo per preparazione, tensione ideale, impegno nel campo della propaganda, della organizzazione, dell’ attività parlamentare.

Nato a Palermo l’8 gennaio 1924 in una famiglia di tradizioni liberali alla quale apparteneva lo zio Luigi Russo, uomo di cultura e letterato tra i più noti, cui si deve l’arricchimento della critica letteraria con opere di grande successo, compì gli studi primari e secondari nel capoluogo isolano. Aveva 19 anni quando, nel luglio del ’43, avvenne in Sicilia lo sbarco delle truppe anglo-americane. Dotato di una cultura fortemente influenzata dalle opere storiche e filosofiche di Benedetto Croce e Adolfo Omodeo, nel contempo sensibile al mondo del lavoro, si avvicinò subito a elementi azionisti, e in rappresentanza del Partito d’Azione fece parte del Comitato di Liberazione nazionale.

Successivamente, passato con altri azionisti al Partito Socialista, fu tra i promotori della Federterra, della cui segreteria fece parte assieme a Francesco Renda e Nicola Cipolla, come lui ventenni, e si impegnò con giovanile entusiasmo nell’attività sindacale, promuovendo gruppi destinati a costituire la rete di una organizzazione corposa ed estremamente vivace.

Conseguita la laurea in Filosofia, iniziò l’attività di insegnante di Storia e Filosofia nel liceo classico di Caltanissetta, poi in quello di Piazza Armerina, per fermarsi infine a Enna, dove costituì una propria famiglia e svolse gran parte della sua attività politica e sindacale. Dotato di grande umanità, di oratoria accattivante e di notevole capacità organizzativa, si fece presto apprezzare ai vari livelli.

La provincia era politicamente fertile e viva. Già all’indomani dell’Unità elementi repubblicani vi avevano sparso il seme del rinnovamento facendo non pochi proseliti. Sulla via da essi segnata si era mosso Napoleone Colaianni, il grande sociologo che aveva a lungo studiato la realtà isolana e meridionale presentando poi le proprie considerazioni in preziose opere nelle quali la monarchia, i baroni e il feudo venivano detti responsabili dell’arretratezza della Sicilia e del Meridione rispetto alle regioni del nord, e che servirono di base a molti socialisti isolani per intraprendere un impegno di lotta.

Nello scorcio dell’800 al filone repubblicano si era aggiunto quello socialista, per merito del quale presero corpo alcune cooperative agricole di grande importanza, come “La Madre Terra” organizzata e diretta con intelligenza e passione dal contadino Antonino Trovato, una delle figure più interessanti del proletariato isolano.

Alla caduta del fascismo il quadro politico era stato nuovamente occupato dai socialisti e dai repubblicani, ai quali si erano uniti i comunisti. I partiti della sinistra furono attivissimi nelle campagne, dove promossero forti lotte per la divisione dei prodotti e l’assegnazione delle terre incolte alle cooperative. Michele Russo fu con Pasquale Salomone e altri dirigenti socialisti in prima fila nel guidarli. Nel giugno del ’46 il Partito socialista ottenne il 13,5 % dei voti, e superò il PCI che ebbe invece il 9,1 %. Ai primi del ’47 lo sviluppo del partito e le lotte del lavoro vennero frenati dalla scissione socialdemocratica. Assieme agli altri dirigenti Michele Russo lavorò per rafforzare l’organizzazione, che permise di immergersi nelle lotte contadine, al cui termine giunse l’approvazione della legge per la riforma agraria. Sul piano elettorale i riflessi furono i 34.569 ottenuti dal Blocco del Popolo nell’aprile del ’47 con le 7.285 preferenze per il socialista Salomone, e i 28.808 voti ottenuti dal Fronte democratico nelle elezioni dell’aprile 1948. La prova elettorale giungeva a conclusione di una lenta opera di ridimensionamento delle forze di sinistra condotte dalla DC e dai partiti di centro-destra nel quadro della guerra fredda che allora divideva il mondo in due grandi blocchi e si rifletteva all’’interno dei vari paesi.

Nel 1951 Michele Russo venne candidato all’Assemblea regionale in una lista ancora una volta promossa unitariamente dal PSI e dal PCI oltre che da gruppi repubblicani, e riuscì eletto con 16.372 preferenze su 37.058 voti di lista. Fu quella una legislatura di particolare importanza, perché diede inizio a una fase nuova della politica regionale destinata ad ulteriore evoluzione con il coinvolgimento del PSI.

Dai banchi dell’ Assemblea il parlamentare socialista richiamò l’attenzione delle forze politiche sui problemi dell’isola, e più in particolare sulla riforma agraria e sullo sviluppo delle attività industriali, e si batté perché venissero avviati a soluzione sì da liberare la Sicilia dalla sua condizione di arretratezza e da collocarla su un piano di sviluppo utilizzando le risorse locali che non mancavano.

Nel frattempo Michele Russo evidenziò l’immobilismo e l’infruttuosità della politica bloccarda e la necessità di porre il Partito socialista su un piano di “autonomia politica nella unità della classe”. La scelta dell’autonomia cominciava a farsi strada e a imporsi.

Nel 1955, superato definitivamente il periodo dei blocchi, egli venne ripresentato in liste di partito a Enna e Agrigento, e pur essendo stato non poco disturbato nell’elettorato dalla propaganda comunista ebbe 7.231 preferenze su 13.024 voti di lista nel primo collegio, venendo eletto, e 7.580 nell’altro. Dai banchi dell’ Assemblea regionale e nelle commissioni insistette nella battaglia in favore del progresso agricolo e industriale della Sicilia, evidenziando ancora una volta la profonda conoscenza dei problemi via via trattati, sì che venne riconosciuto dai vari gruppi come uno degli elementi di punta del Parlamento regionale.

Ripresentato nel 1959, ebbe 9.185 preferenze su 14.655 voti di lista. Nell’ottobre del 1962 la sua particolare competenza nelle questioni agricole lo portò a far parte del Governo regionale in qualità di Assessore supplente all’Agricoltura e Foreste, carica che onorò con una attività fortemente produttiva in favore della rinascita agricola isolana.

Nel 1963 tornò a sedere tra i banchi dell’ARS, avendo ottenuto nelle nuove elezioni 13.164 preferenze su 16.470 voti di lista.

Quando nel 1964 la corrente di sinistra, assunta una posizione molto critica nei confronti della linea seguita dal partito, diede vita al PSIUP, egli vi aderì, e continuò la sua attività con la competenza e la serietà che ormai lo distinguevano, confermandosi tra i parlamentari di spicco della regione.

Ripresentatosi agli elettori nel 1968, venne eletto con 9.892 preferenze su 16.453 voti di lista. La sua fedeltà al socialismo non aveva avuto mai tentennamenti. Quando perciò il PSIUP mostrò difficoltà a vivere e alla fine, considerata conclusa l’esperienza, si avviò allo scioglimento, egli rientrò nella vecchia casa socialista, accolto non solo localmente da manifestazioni di grande affetto e stima, e nel PSI rimase per gli anni seguenti.

Seguì con partecipazione le vicende ora liete ora tristi del partito, fino al 5 settembre del 2015, quando a 91 anni si spense a Palermo. Unanime fu allora il compianto per la scomparsa di un uomo retto, dal carattere aperto, disponibile, che aveva dedicato gran parte della propria vita ai lavoratori, difendendone i diritti con intelligenza e passione.

Giuseppe Miccichè

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento