lunedì, 19 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione: Italia chiama Europa
Pubblicato il 15-09-2018


minniti schietromaMarco Minniti. Quando ero ministro dell’Interno potevo continuare a dire che l’Europa non faceva il suo dovere, invece l’Italia si è assunta le sue responsabilità perché il tema dell’mmigrazione non si gioca in Europa ma da un’altra parte di Mediterraneo. Nel mio impegno di governo ho tenuto insieme due principi: quello della umanità e quello della sicurezza. Questa la differenza tra la sinistra riformista e i nazionalisti populisti di oggi per i quali i due temi sono separati. In questi tre mesi del nuovo governo si è applicata solamente la strategia della tensione: si tiene alta la tensione anche senza che ci sia emergenza. I nazional populisti cavalcano la rabbia e la paura e vogliono tenere le persone incatenate a questi sentimenti.

Il tema giusto è il rapporto tra Europa e Africa. Oggi invece il tema è divisivo all’interno dell’Europa e ci siamo dimenticati dell’Africa. Il mio convincimento è che le forze nazional populiste europee hanno l’idea di voler far saltare l’Europa. Se non c’è lo strumento dell’euro ecco l’immigrazione. Caro n quest’ultima supposta e non reale emergenza non si paga un prezzo economico come sull’euro. Con me ci sono stati 16mila ricollocamenti nessuno dei quali  in Ungheria, caro Salvini che vanti l’amicizia con Orban. Ora si cerca l’alleanza con questo paese e con quelli di Visegrad per colpire al cuore l’Europa.

A maggio si vota per il Parlamento europeo. Un voto con il quale l’Europa rischia di morire. Se ci approcciamo con idea difensiva non si va lontano. Dobbiamo dire che l’Europa così come è non va bene. Noi siamo il Paese del Manifesto di Ventotene. Bisogna ora, subito, mettere in cantiere l’idea degli Stati Uniti d’Europa.

La sicurezza non è un tema di destra. Anzi, impatta di più con i ceti più deboli e più esposti. La sinistra deve stare a fianco a queste persone. È compito della sinistra trovare la strada per parlare a pezzi della società a cui non sta più parlando da tempo. Per la destra la sicurezza è solo ordine pubblico. Per la sinistra il discorso è molto più ampio e per questo ha più armi da usare. Dietro sfida dei nazionalpopulisti c’è qualcosa che può sfuggire di mano. Le democrazie cominciano a morire con il consenso e poi con la evoluzione non democratica. E su queste partite aperte in Italia può esserci uno slittamento non democratico. Ora le forze non democratiche hanno superato il 50%  e questo è più che uno slittamento. Credo che occorra recuperare tensione e fiducia. Il tema é avere una strategia alta, non solo una tattica. Io segretario, mi chiede il giornalista di Panorama Puca? No. Non ho gruppi, o sensibilità, come qualcuno chiama le correnti dentro il Pd. E a un insensibile non si affida la guida del Pd…

Gian Franco Schietroma. L’auspicio che Minniti ha qui espresso era quello di Turati che diceva che il sogno è quello di unire politicamente l’Europa. Bisogna scuotere in questa direzione il Pse. Nelle socialdemocrazie i valori sono talmente forti che non vanno toccati. Ma rivisti. Le sfide del cambiamento ci sono. Cerchiamo di valorizzare le buone cose fatte. Come il lavoro sull’immigrazione fatto dal ministro Minniti in un momento in cui l’Europa ci ha lasciati da soli. Tornare a una Europa che guardi all’Africa. La prima scelta di un africano non è quello di venire qui, vengono qui da noi, in Europa, per un eccesso di bisogno. Prima impegno è cercare di creare le condizioni di sviluppo e di crescita in un continente che ha grandi potenzialità.

Il centrosinistra deve occuparsi anche di un’altra emergenza: quella di partiti che dicono in campagna elettorale cose che poi non possono mantenere. Lega e 5 Stelle hanno creato una luna di miele con gli elettori. Ma il reddito di cittadinanza va investito sul lavoro e non sulla sussistenza. Per la  flat tax, che creerebbe comunque disparità e diseguaglianze,  non ci sono i soldi. Oppure la Legge Fornero, per il cui superamento non ci sono i fondo ne tantomeno le condizioni. Sono questi i punti su cui hanno vinto le elezioni. Cose che non verranno fatte.  Invece servono risposte concrete. Per esempio un piano nazionale per le manutenzioni che creerebbe lavoro e possibilità di crescita. Insomma non si può fare la gara a chi la spara più grossa. Il merito di Saragat è stato quelle di aver avuto il coraggio della impopolarità. Oggi si deve avere il coraggio di dire la verità alla gente anche se scomoda.

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