lunedì, 15 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Mistero Iva e battaglia sulla finanziaria
Pubblicato il 21-09-2018


tesoro

Sulla fianziaria, a Palazzo Chigi si è tenuto un vertice di governo sulla manovra. Tra i presenti , il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Per il M5s ci sono il ministro Riccardo Fraccaro e il viceministro Laura Castelli. Presenti, inoltre, i ministri Enzo Moavero Milanesi, Paolo Savona e il viceministro Massimo Garavaglia. Assente Luigi Di Maio perché ancora impegnato nella missione in Cina.

In una recente intervista a Radio Anch’io, il vicepremier Di Maio ha detto: “Abbiamo corretto la proposta di legge iniziale sul reddito di cittadinanza anni fa: è singolare che torni in auge una proposta di legge che non prevedeva ancora la platea per l’assegnazione del reddito ma è chiaro che è impossibile, con i flussi immigratori irregolari, non restringere la platea e assegnare il reddito di cittadinanza ai cittadini italiani”.

La nuova riunione, convocata al termine di un incontro fra Salvini e i suoi (e dopo quello del centrodestra a Palazzo Grazioli) dovrà cercare di rispondere a una lunga serie di domande: la Lega delinea ogni giorno che passa, sempre di più, il profilo delle misure su cui vuole mettere la propria firma (riforma Fornero, pace contributiva e fiscale, flat tax per aziende e partite Iva), ma allo stesso tempo fissa anche i paletti per quanto riguarda quelle che dovrebbero essere targate M5S. Un esempio su tutti, il reddito di cittadinanza. Salvini su quest’ultimo argomento ha sottolineato: “Dovrà riguardare solo gli italiani”.

A parole si mostrano tutti d’accordo ma in realtà, secondo quanto viene spiegato da fonti parlamentari, i confini della platea sono tutt’altro che scontati e molto probabilmente non sarà possibile escludere almeno i cittadini europei.

Dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi il governo torna a lanciare messaggi rassicuranti, sia sulla tenuta dell’esecutivo che su quella dei conti pubblici. Il vicepremier Luigi Di Maio, dai microfoni di Radio 24, ha precisato: “Questo è un governo compatto. I rapporti con Giovanni Tria sono di piena fiducia. Per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale i soldi ci sono e se c’è bisogno di un po’ di deficit ricordiamoci sempre che il primo punto è migliorare le vita degli italiani”.

Sulla stessa linea le parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che durante il question time al Senato ha spiegato: “L’obiettivo è quello di assicurare una graduale realizzazione degli interventi di politica economica contenuti nel contratto di governo. Sempre compatibilmente con l’esigenza di garantire l’equilibrio dei saldi strutturali di finanza pubblica”.

Toni ben diversi da quelli emersi all’indomani del vertice sulla manovra a Palazzo Chigi di lunedì scorso, gli stessi che ha usato il premier Giuseppe Conte da Salisburgo: “Non impicchiamoci ai decimali, non voglio parlare di decimali. Andremo a tracciare la linea e uscirà un numero. Ma non siamo fuori dal mondo, dovrà dare il segno che teniamo i conti in ordine”.

E per farlo bisognerà tenere conto anche del peggioramento delle stime sul Pil 2018, certificato recentemente dall’Ocse che ha tagliato le sue stime sulla crescita a +1,2%. Rispetto al +1,5% contenuto nel Def, questo significherebbe trovare altri 2 miliardi circa.

L’Ocse ha anche diffuso una serie di raccomandazioni, accolte con fastidio dall’esecutivo. Di Maio ha detto: “Non deve intromettersi”. Compresa la nota sul reddito di cittadinanza che dovrebbe essere una misura mirata sui più bisognosi e non un provvedimento universalistico. Ma su questo tema il M5S non fa passi indietro.

Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha affermato: “Siamo il governo del cambiamento, l’obiettivo è fare in modo che nessun cittadino di buona volontà stia sotto la soglia di poverà che è 780 euro. Se non riusciamo a cambiare le cose meglio andare a casa”.

Su un punto tutto l’esecutivo sembra d’accordo: flat tax, reddito di cittadinanza e intervento sulla legge Fornero non saranno finanziati con le clausole di salvaguardia. Secondo Di Maio si tratterebbe di ‘una fake news’. Mentre da Salisburgo il premier Giuseppe Conte ha aggiunto: “Non è di attualità”. Ed il ministro Tria al Senato conferma: “Rispetteremo le risoluzioni sul Def che impegnano il governo a scongiurare l’aumento delle aliquote”.

Giovanni Tria ha rassicurato il Parlamento. Il ministro tiene la barra dritta: conferma sì la linea di apertura alle misure su pensioni e reddito di cittadinanza, ma nel rispetto degli equilibri di bilancio. Il ministro dell’Economia, nel corso della question time al Senato, ha detto: “L’obiettivo è di assicurare la graduale realizzazione delle misure previste dal contratto di governo compatibilmente con l’esigenza di garantire l’equilibrio dei saldi strutturali di finanza pubblica. Per quanto riguarda le misure attraverso le quali si intende procedere alla realizzazione degli obiettivi e al reperimento delle risorse da destinare alla loro attuazione il governo procederà all’individuazione degli ambiti di intervento in sede di predisposizione della Nota di aggiornamento al Def. In quella sede provvederà a fornire il quadro delle diverse misure volte ad assicurare l’attuazione del contratto di governo che troveranno concreta attuazione nella stesura della prossima legge di bilancio. Parlare di pace fiscale non significa varare nuovi condoni ma pensare a un fisco amico del contribuente, che favorisca l’estinzione dei debiti. Sono allo studio iniziative per un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà e per incrementare la tax compliance. Allo stato non è possibile fornire stima degli effetti di gettito delle nuove misure in esame nella definizione della prossima manovra”.

Il premier Conte, ha fatto eco a Di Maio e Salvini sul tema dell’aumento Iva  facendo sapere: “Non abbiamo mai contemplato l’ipotesi di aggravare le posizioni dei contribuenti, dei cittadini, quindi rimodulare gli oneri economici in termini così significativi. Non è di attualità. Siamo in costante contatto con Tria, siamo in piena fase di elaborazione della manovra e in questo momento non ha senso tirare fuori un numero e un numero voglio farlo come esito di un processo. Questo numero dovrà dare anche il segno che stiamo tenendo i conti in ordine”.

Luigi Di Maio, anche su Facebook continua a fare ripetute assicurazioni: “Fidatevi, i soldi ci sono. Sono cambiate molte cose da quando eravamo all’opposizione ad oggi che ci troviamo al Governo, ma non è mutato l’obiettivo principale, che è quello di migliorare la vita degli italiani. E fidatevi, per fare tutto questo i soldi ci sono e li useremo al meglio per riacquistare quei diritti che le vecchie riforme hanno annullato. Le cose si possono fare, le cose si possono cambiare. L’unica cosa che sia cambiata rispetto a quando sedeva nei banchi dell’opposizione fossero le responsabilità. Ma, non è cambiata la mia fiducia nel fatto che le cose si possono fare, le cose si possono cambiare perché i soldi ci sono e li daremo agli italiani che è quello a cui hanno diritto e che gli hanno distrutto in questi anni”.

M5S e Lega premono sul ministro dell’Economia Giovanni Tria perché trovi i soldi per le misure promesse, dal reddito di cittadinanza alla flat tax. Il palazzo di via XX Settembre per ora resiste al pressing e resta in trincea ma il tempo stringe. Per quanto riguarda l’Iva, le indiscrezioni apparse nelle ultime ore sulla stampa relative all’ipotesi di aumenti selettivi sono state nettamente smentite dal vicepremier Luigi Di Maio che ai microfoni di Radio 24 ha detto: “Abbiamo promesso che eviteremo l’aumento dell’Iva e lo faremo”.

L’altro nodo da sciogliere è la soglia del deficit e l’ipotesi dello sforamento del 2%. Tria, lungi dal fornire alcuna indicazione sugli obiettivi di deficit del prossimo anno, si è limitato nelle scorse ore a ribadire che l’impegno sulla riduzione del debito non cambia.

Invece, Di Maio ha assicurato che le risorse saranno trovate dai tagli agli sprechi e attingendo un po’ al deficit nel caso questi non bastassero. In ogni caso, il vicepremier ha chiarito che il debito sarà fatto rientrare l’anno dopo o tra 2 anni. La Lega apre intanto all’ipotesi avanzata dal capo politico del Movimento 5 Stelle. Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha detto: “Sforare il deficit come dice Di Maio? Si può arrivare anche allo sforamento del 2% però se si fanno proposte serie e credibili”.

Sulle implicazioni più rilevanti del nuovo condono fiscale del Governo gialloverde, è intervenuto l’ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco che ha detto: “La Lega e i 5S litigano a proposito della ‘pace fiscale’ che peraltro fa parte del ‘contratto’ di Governo. E’ da presumere quindi che troveranno un qualche accordo, ma la tematica è particolarmente delicata e ha a che vedere con l’atteggiamento che il nuovo Governo assumerà a proposito del contrasto all’evasione fiscale. Secondo Lega e 5S la pace fiscale dovrebbe essere una ‘rottamazione’ delle cartelle più incisiva di quelle già introdotte dai Governi Renzi e Gentiloni. Si tratta di condoni applicati agli accertamenti già messi a ruolo, che riguardano cioè contribuenti per i quali lo status di evasore risulta ufficialmente certificato, in alcuni casi anche dopo diversi gradi di giudizio. Non si tratta quindi di contribuenti particolarmente meritevoli di tutela e attenzione. Inoltre, si tratta di crediti la cui riscossione dovrebbe essere pressochè garantita, e quindi non vi sarebbe bisogno di nessun incentivo all’adempimento”.

Visco ha anche osservato: “Esiste tuttavia una differenza tra l’approccio del Governo gialloverde e di quelli di centrosinistra: mentre i secondi si limitavano a ‘condonare’ sanzioni e interessi, i primi hanno in mente di ridurre anche il debito di imposta iniziale fin quasi ad azzerarlo in alcuni casi. E’ evidente che si tratta di una misura appetibile per certe categorie di contribuenti, elettori soprattutto della Lega, così come non va dimenticato che gran parte dei quadri leghisti sono contabili, ragionieri, commercialisti, ecc., inevitabilmente coinvolti nelle vicissitudini tributarie dei loro clienti, tuttavia i vantaggi per lo Stato, anche in termini di gettito, sono molto scarsi e i danni molto seri, come sempre in caso di condoni. I 5S resistono dicendo che non vogliono condoni, ma la ‘pace fiscale’ era un condono fin dall’inizio, quindi qualcosa si farà. Il guaio è che su questa materia è difficile che ci sia un’opposizione particolarmente accesa, dato che il copyright in materia di rottamazione delle cartelle esattoriali spetta al centrosinistra. Ma alcuni esponenti della Lega vanno oltre, prospettando un condono relativo anche alle ‘cassette si sicurezza’, cioè al contante. In questo caso il gettito ci sarebbe, ma si tratterebbe sostanzialmente di un ‘riciclaggio di Stato’, come fu definito quando fu irresponsabilmente proposta dal Governo Renzi, costretto poi a fare marcia indietro a furor di popolo dopo che furono trovati in una intercapedine i contanti di Fabrizio Corona. Le organizzazioni criminali andrebbero a nozze, ma è molto improbabile che questa misura venga adottata. Ma le proposte dirompenti non si limitano a queste: sempre la Lega ha proposto di reintrodurre nel processo di accertamento una procedura di concordato discrezionale, affidato cioè al confronto diretto tra contribuente e amministrazione, liberi di definire l’ammontare del debito di imposta. Oggi esiste il ravvedimento operoso che è regolato da una procedura molto rigorosa che esclude discrezionalità e limita il confronto alla discussione su elementi di prova specifici. L’effetto di una tale misura sarebbe quello di determinare disparità di trattamento tra i contribuenti, possibili abusi da parte dell’amministrazione, pressioni sull’amministrazione (a livello gerarchico, politico, ambientale…), e probabile corruzione. Si tornerebbe indietro di una cinquantina di anni. In sostanza, oggi prevale un approccio per cui pagare le tasse dovrebbe essere un optional , in quanto le tasse sarebbero di fatto un abuso dello Stato nei confronti dei cittadini, un approccio molto diffuso in Italia, fortemente propagandato ai tempi dei Governi Berlusconi, condiviso dalla Lega e non contrastato dai 5S, cui negli ultimi tempi della deriva renziana si è uniformato anche il Pd. Non c’è di che essere allegri”.

Quindi, la finanziaria, tra l’altro, è carente di giustizia fiscale. Inoltre la ‘pace fiscale’ non incrementerebbe il gettito. Il compito più difficile dovrà svolgerlo il ministro Tria che è costretto a risolvere il classico problema di ricerca operativa: “botte piena e moglie ubriaca”. Tra meno di un mese gli italiani sapranno come sarà fatta la ‘la quadratura del cerchio’ nella legge di bilancio. Inoltre, ci sarà il giudizio della Commissione dell’Unione Europea come sempre.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento