mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Negozi chiusi la domenica favorirebbero E-commerce
Pubblicato il 13-09-2018


NEGOZIOromaLa questione della chiusura dei negozi la domenica è iniziata a luglio scorso con le dichiarazioni del sottosegretario all’Economia Domenico Crippa del M5S. Ed anche allora ci fu la reazione della Confcommercio e di altre associazioni di categoria preoccupate per la perdita di posti di lavoro.
Il ministro dell’Agricoltura e del Turismo, Gian Marco Centinaio, durante la sua visita alla Fiera del Levante di Bari, rispondendo alla domanda sulle dichiarazioni rese, sempre a Bari, dal ministro Di Maio, il quale ha annunciato l’approvazione della legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l’orario che non sarà più liberalizzato, ha detto: “La proposta che abbiamo è di non bloccare le aperture domenicali nelle città turistiche”.
Il vice presidente del Consiglio, ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, partecipando alla trasmissione televisiva ‘L’aria che tira’ su La7, a proposito della proposta di legge per lo stop alle aperture domenicali e festivi dei negozi, ha annunciato: “Non dico che sabato e domenica non si fa più la spesa, ci sarà un meccanismo di turnazione: resta aperto solo il 25%, il resto chiude. Ci sarà sempre un posto dove andare a fare la spesa”.
Di Maio ha spiegato: “La turnazione la deciderà la legge e il sindaco con i commercianti come avveniva prima. Si tratta di un provvedimento di cui abbiamo discusso in Parlamento e in passato ed è una proposta anche del Pd, anche se Renzi dice che è una proposta illiberale. Questa proposta è una misura di civiltà ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di in un negozio dicono che se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedi al venerdi i miei figli non li vedo più”.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, ha affermato: “Sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali la maggioranza presenterà una proposta in grado di tutelare lavoratori e Pmi, in modo da ripristinare regole certe in un settore dove vige la legge del più forte. Le resistenze che arrivano dai partiti di minoranza sono evidente espressione dell’ennesima sudditanza nei confronti delle lobby. Noi tireremo dritto e approveremo la legge in Parlamento al più presto per dare al Paese una normativa in grado di superare il selvaggio West delle liberalizzazioni. È un dato oggettivo che, di fronte alla concorrenza sleale delle multinazionali, non si sono registrati né un aumento dei consumi né maggiori assunzioni ma solo pesanti ricadute sociali. A farne le spese sono i diritti dei cittadini, le piccole e medie imprese che vengono messe in ginocchio dai grandi gruppi di potere e le famiglie italiane. Intervenire sulle chiusure festive significa accogliere le istanze del Paese reale, basti pensare all’ondata di scioperi in tantissime Regioni di pochi mesi fa contro le aperture festive e alla richiesta di Confcommercio e Confesercenti di approvare la nostra legge. Peraltro, una proposta simile ha raccolto ben 150mila firme ed è nostro compito tradurre in atti concreti la volontà popolare, con buona pace di chi l’ha sempre calpestata e vorrebbe continuare a farlo. Il cambiamento è arrivato, ora la qualità della vita dei cittadini conta più degli interessi di pochi”.
Il linguaggio di Fraccaro ricorda, per alcune parole usate, il linguaggio di un tristemente noto presidente del Consiglio che ha governato il Paese per un ventennio prima dell’avvento della Repubblica.
Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, l’associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati, in un’intervista al Corriere della Sera, ha affermato: “Chiudere il commercio la domenica, che è diventata il secondo giorno per incasso dopo il sabato avrebbe un effetto negativo sui consumi, già fermi, mentre i posti di lavoro a rischio, per l’intero settore, sarebbero tra i 30 e i 40 mila. Sugli investimenti abbiamo già i primi segnali di grandi gruppi che, prima di andare avanti, vogliono capire come finirà questa storia. Avevamo già chiesto un incontro al ministro Luigi Di Maio ma finora non siamo riusciti a parlare con lui. Quanto ai piccoli commercianti, favorevoli allo stop partiamo dai numeri. Dal 2012, i piccoli esercizi che hanno chiuso sono l’1,9%: non mi pare una ecatombe considerando la crisi degli ultimi anni. E poi non è con il ritorno al passato che ci si può difendere. Chiudere la domenica farebbe crescere ancora di più il commercio online. E l’ipotesi di uno stop domenicale anche per il commercio online è un segnale positivo. Ma, al di là degli annunci, dal punto di vista tecnico mi pare difficile da realizzare”.
Anche Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano che critica il governo in materia di liberalizzazioni, ha affermato: “La chiusura dei centri commerciali la domenica favorirebbe l’e-commerce ma se le intenzioni sono di limitare anche l’operatività delle vendite online, allora sarebbe un grande danno per il paese. Significa favorire i grandi player internazionali che hanno elevati livelli di efficienza che gli consentono di recuperare lo stop della domenica”.
Il presidente di Netcomm ha lanciato l’allarme sulla perdita di occupazione e punti di Pil. Liscia ha continuato: “Vietare le vendite di domenica significa che uno spagnolo acquisterà vini in Francia. La competitività dell’Italia verrebbe danneggiata. Piuttosto dobbiamo lavorare affinché le piccole realtà commerciali italiani diventino digitali. In paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania si sta programmando la consegna dei prodotti anche il sabato e la domenica”.
Secondo Liscia non c’è una contrapposizione tra online e commercio tradizionale. Così ha spiegato: “Chi acquista nell’online e nelle strutture tradizionali spende tre volte rispetto ai consumatori che acquistano solo su un canale. E-commerce e commercio tradizionale non sono alternativi. Devono poter collaborare”.
Le parole del presidente di Netcomm sul rapporto tra internet e negozi fisici trovano conferma anche nel rapporto annuale sull’e-commerce realizzato dalla Casaleggio Associati. Negli Stati Uniti ad esempio l’e-commerce è la principale ragione delle chiusure di negozi di colossi del commercio come Toys, Foot Locker e Gap ma negli ultimi anni il saldo tra aperture e chiusure di negozi è positivo.
Nell’ultimo rapporto della Casaleggio, si legge: “I negozi fisici continuano e continueranno dunque ad essere presenti, come parte dell’esperienza d’acquisto. In alcuni casi potranno fungere prevalentemente da generatore di esperienza o da showroom, per consentire al cliente di conoscere il prodotto, provarlo ed entrare in contatto con il brand. Andare in negozio sarà considerata sempre più un’esperienza paragonabile ad andare al cinema a vedere un film, invece che guardarlo a casa. Il consumatore si aspetta attività coinvolgenti, come gli eventi, nonché l’utilizzo di tecnologia, come ad esempio la realtà aumentata, per provare i capi solo virtualmente o ottenere suggerimenti per gli abbinamenti”.
L’apertura degli sportelli nei giorni festivi non riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi dell’Europa. E’ opportuno sapere come si regolano i diversi Paesi europei.
In Austria restano chiusi, tranne che nelle zone turistiche. In Ungheria, Portogallo e Svezia, invece, le saracinesche sono sempre alzate. Mentre in Italia  si solleva la questione dei negozi chiusi la domenica e durante i giorni festivi basandosi su falsi principi etici, in Europa, il modello di regolamentazione degli orari lavorativi e delle aperture domenicali varia da Paese a Paese. Secondo una pubblicazione del centro studi Bruno Leoni, in 16 dei 28 Stati membri dell’Unione europea non è presente alcuna limitazione di orario o apertura domenicale.
L’Italia, dove è attualmente in vigore il decreto-legge n. 214/2011, il cosiddetto ‘Salva Italia’, che ha liberalizzato l’apertura dei negozi, appartiene al gruppo dei Paesi con una disciplina maggiormente concorrenziale. Ma non è certo l’unica nel panorama dell’Ue. Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Irlanda, Lituania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia prevedono tutte la liberalizzazione totale degli orari, senza alcuna restrizione. In Danimarca non c’è alcuna restrizione per le aperture domenicali ma durante le maggiori festività (Natale, Capodanno, etc.) i negozi devono chiudere entro le 15.
La panoramica europea mostra che in nessun Paese il lavoro domenicale è totalmente proibito, e anche in nazioni come Grecia, Germania e Francia, che presentano maggiori limitazioni, sono presenti numerose eccezioni, scrive il report. Malta, Ungheria, Finlandia e Danimarca hanno introdotto e successivamente abolito le restrizioni sul lavoro domenicale.
Nelle nazioni che presentano forme di divieto o limitazione sono invece previste numerose eccezioni e deroghe, che generalmente riguardano i negozi di alimentari, panetterie, grande distribuzione, giornalai, stazioni di servizio, stazioni dei treni, aeroporti e musei.
In Francia vige il principio del riposo domenicale per dipendenti. Solo i negozi detenuti dai proprietari possono liberalmente rimanere aperti. Le eccezioni prevedono i negozi alimentari, mentre il riposo domenicale è concesso a partire dalle 13. Per i dipendenti che lavorano per i negozi più grandi di 400 metri quadrati, la remunerazione è aumentata del 30%. I negozi non alimentari, invece, hanno la possibilità di aprire previa decisione del sindaco. In questo caso la remunerazione è doppia.
In  Germania  i negozi restano chiusi la domenica e durante i festivi ad eccezione di panetterie, fiorai, giornalai, negozi per la casa, musei, stazioni ferroviarie, stazioni di servizio, aeroporti e luoghi di pellegrinaggio. In Spagna, invece, ciascuna Comunità autonoma stabilisce il numero totale di domeniche di lavoro annuali autorizzate. La maggioranza delle comunità autonome stabilisce 10 domeniche/feste nazionali di apertura.
Riepiloghiamo dettagliatamente come funziona nei diversi paesi europei l’apertura dei negozi nei giorni festivi.
Austria: domenica negozi chiusi, ma sono previste eccezioni per le aree turistiche.
Belgio: esercizi commerciali chiusi a meno che il rivenditore non scelga un giorno di chiusura alternativo. Previste eccezioni per le aree turistiche.
Bulgaria: nessuna restrizione.
Croazia: nessuna restrizione.
Cipro: negozi chiusi ma con l’eccezione delle zone turistiche. Nessuna restrizione, invece, per panetterie, pasticcerie e minimarket.
Repubblica ceca: aperture proibite durante le maggiori festività.
Danimarca: nessuna restrizione per le aperture domenicali.
Estonia: nessuna restrizione.
Finlandia: nessuna restrizione.
Francia: vige il principio del riposo domenicale per dipendenti. Solo i negozi detenuti dai proprietari possono liberalmente rimanere aperti. Sono previste eccezioni per i negozi alimentari. Per i negozi non alimentari possibilità di apertura previa decisione del sindaco e remunerazione doppia per i dipendenti.
Germania: negozi chiusi. Eccezioni previste per panetterie, fiorai, giornalai, negozi per la casa, musei, stazioni ferroviarie, stazioni di servizio, aeroporti e luoghi di pellegrinaggio.
Grecia: negozi chiusi. Eccezioni previste per negozi alimentari, fioristi, negozi di antiquariato, stazioni di servizio.
Irlanda: nessuna restrizione.
Italia: nessuna restrizione.
Lettonia: nessuna restrizione.
Lituania: nessuna restrizione.
Lussemburgo: aperture tra le 6 e le 13. Orario prolungato per panetterie, macellerie, pasticcerie, chioschi e negozi di souvenir.
Malta: i negozi sono autorizzati ad aprire la domenica a patto che restino chiusi un altro giorno della settimana. I lavoratori non possono essere obbligati a lavorare la domenica a meno che questo non sia esplicitamente previsto nel contratto di lavoro.
Paesi Bassi: esercizi commerciali chiusi. Le autorità locali possono autorizzare aperture domenicali. Negozi in stazioni di servizio, del treno, aeroporti ed ospedali hanno orari flessibili.
Polonia: nessuna restrizione (15 date di festa nazionale con chiusura obbligatoria).
Portogallo: nessuna restrizione.
Romania: nessuna restrizione.
Regno Unito: in Scozia, nessuna restrizione. In Inghilterra e Galles nessuna restrizione per negozi più piccoli di 280 metri quadri. Apertura tra le 10 e le 18 per i negozi più grandi di 280 metri quadri. In Irlanda del Nord Irlanda del Nord nessuna restrizione per negozi più piccoli di 280 metri quadri e orario 13-18 per i negozi più grandi di quella metratura.
Slovacchia: nessuna restrizione.
Spagna: ciascuna comunità autonoma stabilisce il numero totale di domeniche di lavoro annuali autorizzate. La maggioranza delle comunità autonome stabilisce 10 domeniche/feste nazionali di apertura.
Svezia: nessuna restrizione.
Ungheria: nessuna restrizione.
Quindi, la chiusura dei negozi nei giorni festivi non danneggia i lavoratori che usufruiscono comunque del giorno di riposo settimanale. Anzi, in molti casi è anche gradito il turno la domenica perché c’è la maggiorazione della paga oraria. Tanti svantaggiati per la perdita di opportunità, di utilizzo del tempo libero per poter effettuare gli acquisti con calma e maggiore oculatezza che significa spesso spendere di meno per avere la stessa utilità.
Ad avvantaggiarsi, in realtà sarebbero soltanto le grandi realtà come Amazon che possono gestire gli ordini dell’E-commerce anche da un’altra parte del mondo sfuggendo a qualsiasi forma di controllo. Cosa impedirà ad un cittadino di fare un acquisto in E-commerce il giorno di Natale o a Capodanno e vedersi recapitare a casa il bene acquistato il primo giorno feriale successivo ?
L’abilità demagogica dei penta stellati è sorprendente, ma presto gli elettori se ne accorgeranno. Purtroppo, ancora non emerge una alternativa politica credibile che possa raccogliere consensi politici ed elettorali.

Salvatore Rondello

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