mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

SANZIONATO
Pubblicato il 12-09-2018


092317653-2fbd8c69-29b1-4ba6-8bfa-1dbbed2c045dUna decisione storica, il Parlamento europeo condanna il presidente Ungherese Viktor Orban con il voto favorevole di 448 eurodeputati, mentre 197 hanno votato contro e 48 si sono astenuti.
Il Parlamento chiede così di aprire la procedura contro l’Ungheria per dare l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati per violazione delle norme sullo stato di diritto. L’assemblea ha approvato la risoluzione di Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria.
“Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto”, è il commento della relatrice del testo, l’eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini. “L’Europa sarà sempre a favore dello stato di diritto. L’articolo 7 va applicato lì dove lo stato di diritto è in pericolo”, aveva detto poco prima il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Rispettiamo meglio l’Ue, non sporchiamo la sua immagine, cerchiamo di difenderne l’immagine, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli”, ha esordito Juncker. “L’Europa – ha aggiunto – deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre, non sarà mai un’isola, resterà multilaterale, il pianeta non appartiene a pochi”.

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona può essere applicato nel caso in cui si riscontri una grave violazione da parte di uno Stato membro ai valori fondati dell’Unione europea. I valori sono indicati all’articolo 2 dello stesso trattato. L’elenco comprende il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani.
Orban e il suo governo però hanno sempre respinto tutte le accuse: “Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario. Solo noi possiamo decidere con cui vivere e come gestire le nostre frontiere, abbiamo deciso di difendere l’Ungheria e l’Europa e non accettiamo che le forze pro-immigrazione ci ricattino”.
In realtà il monito all’Ungheria è arrivato più di un anno fa. Adesso però la parola passa al Consiglio europeo, che dovrà votare con una maggioranza dei 4/5 dei paesi membri confermando che esiste “un chiaro rischio di una seria violazione”.

l primo voto spetta al Parlamento, dove è necessario raggiungere la maggioranza dei due terzi dei votanti e la maggioranza assoluta dei membri. Se c’è l’approvazione da parte dell’assemblea, la palla passa al Consiglio Ue: qui avvengono i due passaggi successivi. In prima istanza, il Consiglio si esprime sul “rischio manifesto” di una grave violazione dei diritti da parte dello Stato membro: è necessario il voto favorevole di quattro quinti dei membri. Se si raggiungono i quattro quinti, il Consiglio è poi chiamato a votare all’unanimità l’”esistenza di una grave e persistente violazione” dei diritti da parte dello Stato.

Nel frattempo continua lo scontro all’interno degli schieramenti e dello stesso Governo italiano, da una parte la Lega che difende Orban, spalleggiato da Fratelli D’Italia, dall’altro il Movimento Cinque Stelle che si posiziona sullo stesso schieramento del Pd.


Dall’Europa il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rispondendo a una domanda in conferenza stampa a Berlino, su quale sia la posizione generale della cancelliera sull’Ungheria ha affermato: “L’Ue è una comunione di valori, e può funzionare solo se tutti rispettano e difendono i valori comuni”.

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Commenti all'articolo
  1. Si possono criticare ad oltranza quei politici che vengono definiti populisti, nazionalisti, xenofobi, razzisti, ecc…., ma resta il fatto che “ i partiti sovranisti si presentano oggi con un’idea del futuro, rozza ma chiara, che è penetrata nel corpo elettorale….”, come troviamo scritto a conclusione di un articolo di due giorni fa, sempre sulle pagine di questo giornale, che parla della Festa Avanti e del futuro possibile, e dove si aggiunge “quello che manca a sinistra è invece proprio un’idea di come si governano i grandi cambiamenti di questo secolo”.

    Mi sembrano due concetti molto eloquenti, che non andrebbero sottovalutati, anche perché spiegano abbastanza bene la nuova geografia politica che sta emergendo in Europa, al cui interno sembra aumentare il numero di quanti non si accontentano più di enunciati, talora anche altisonanti, ma vorrebbero veder “governati” gli eventi, e pare crescere la sfiducia verso i partiti tradizionali, e saranno pertanto le elezioni europee del prossimo anno a dirci come la pensa il popolo del Vecchio Continente, in merito a sovranismo, ecc…

    Paolo B. 13.09.2018

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