sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pd alla frutta?
Pubblicato il 18-09-2018


Forse sarebbe meglio dire “nemmeno all’antipasto”. Visto che non riesce nemmeno a cominciare quello. D’altronde Calenda doveva saperlo. Chi di cena ferisce, di cena perisce. Povero Carlo, che pensava a un invito innocuo quanto costruttivo con Renzi, Gentiloni e Minniti, da consumare a casa sua, magari sul balconcino al lume di candela iniziando con qualche crostino e vino piemontese. Apriti cielo. Già i commensali si sono sentiti in dovere di giustificarsi.

Gentiloni ha premesso che non é con le cene che si risolvono i problemi e Renzi dalla Cina (chissà perché tutti vanno in Cina. La Cina è vicina, vero Di Maio?) ha chiosato sulla cena delle beffe. Zingaretti, sentendosi escluso non a caso, ha subito promosso un’altra cena in trattoria, una cena popolare e progressista, con un operaio, un imprenditore, uno studente e un professore. In stile vecchio Pci e col salame che é di sinistra, mentre i crostini sono decisamente di destra. Anche Orlando, non invitato né alla cena né alla controcena, si é sentito in dovere di dire la sua e Martina, un segretario a dieta, anche troppo, ha preferito glissare e dare appuntamento al 30 settembre per l’oceanica manifestazione del Pd.

Orfini si sarà chiesto se anziché sciogliere il Pd qualcuno avesse gia sciolto lui ed Emiliano avrà sentito il dovere di avvisare Di Maio che la cena si svolgeva a Roma, precisandogli che é nel Lazio. Calenda a questo punto ha rinunciato. Meglio un aperitivo? Credo che a quel punto si sarebbe passati alla guerra degli aperitivi. Il Pd non deve parlare, non deve mangiare e neppure bere, altrimenti si divide. Meglio stare mummificati….

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Commenti all'articolo
  1. Come sono cambiati i tempi, pensando all’altra famosa cena, quella “della crostata”, che arrivò fino al dolce, ma quello che sorprende maggiormente è il fatto che per “costruire il futuro”, anche in vista delle elezioni europee, gli alleati del PD aspettano le iniziative e decisioni di un partito che sembra invece orientato a restare fermo ed immobile, quasi a farsi trascinare dagli eventi (forsanche perché, almeno in questo momento, ogni passo che fa potrebbe metterlo a rischio di “inciampare”).

    Paolo B. 19.09.2018

  2. Renzi ha portato il PD al 40% poi lo ha demolito pezzo per pezzo.
    Ecco: se Renzi restasse in Cina (e là facesse il suo partito della Nazione) il PD, magari a fatica, potrebbe riprendersi. Sennò è dura veramente.

  3. Abbiamo sempre sentito dire che stare all’opposizione è molto più semplice del governare, ma qui siffatta regola pare quasi invertirsi, visto che il maggior azionista degli oppositori sembra aver poco o niente da dire, tanto da aver apparentemente scelto la strada del “meglio stare mummificati”, per usare le parole del Direttore.

    Ma c’è un ulteriore aspetto, che non sottovaluterei, ossia il fatto che l’attuale immobilismo può portare più d’uno a chiedersi quale azione di governo poteva e potrebbe semmai svolgere una forza politica che non sembra in grado di sviluppare il ruolo di oppositore (il che, ai loro occhi, può renderlo oggi improponibile come eventuale alternativa di governo).

    Ove questa mia considerazione non fosse del tutto priva di logica – e del resto un altro articolo di avant’ieri, sempre su questo giornale, titola “Se l’opposizione diventa un frutto esotico” – viene da domandarsi quale motivo abbiano gli alleati del PD ad immaginare il proprio futuro solo al fianco di detto partito (che resti tale o si sciolga per poi ricomporsi).

    Paolo B. 20.09.2018

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