lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dl sicurezza: “Passo indietro sui diritti fondamentali”
Pubblicato il 25-09-2018


Decreto-sicurezza

Il decreto sicurezza ancora non è stato ancora firmato e già le polemiche stanno montando. La Commissione europea ancora non ha esaminato il testo. Nessuno lo ha letto per ora. Una valutazione da parte della Ue avverrà solo dopo la firma del presidente della Repubblica. “Il decreto è una proposta del governo e deve essere ancora adottato dai legislatori. Una volta che sarà fatto, la Commissione lo esaminerà” ha detto la portavoce della Commissione Mina Andreeva all’indomani del via libera in consiglio dei ministri. Intanto da Roma il ministro della giustizia Alfonso Bonafede parla di norma “equilibrata” e il ministro dell’Interno Matteo Salvini rivendica le misure di “buonsenso” contenute nel “suo” decreto e tira dritto. Un decreto presentato con una scenetta alquanto singolare, con il primo ministro che si è prestato a mostrare un cartello in cui si invoca il nome del titolare degli Interni come autore della norma. Una cosa mai vista. Una dichiarazione di totale sudditanza al vicepremier.

Un decreto che per l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti “passerà alla storia come decreto insicurezza”. Minniti, parlando a Circo Massimo, su Radio Capital, ha sottolineato due cose “particolarmente gravi”, “due mele avvelenate”: “Una è la cancellazione dei permessi umanitari. Era una via che consentiva un percorso di integrazione. Così si producono marginalità e clandestinità, che spesso portano a un aumento della propensione a delinquere. L’altra mela avvelenata – ha continuato – è il depotenziamento degli sprar, che è catastrofico. Insieme alla cancellazione del decreto per le periferie sicure, ci dice che abbiamo accantonato la via dell’integrazione”. Poi Minniti ha avvertito: “Altri paesi hanno fatto in anni passati come sta facendo l’Italia. A un certo punto si sono svegliati e hanno visto dei loro figli che facevano attentati nelle loro capitali. Con queste due scelte stiamo mettendo una bomba a orologeria sotto la nostra convivenza”.

Minniti nega che le espulsioni siano state rese più semplici: “Non è vero perché non dipendono dalla legislazione italiana. Noi possiamo fare rimpatri solo se siamo in condizione di rimandarli nei paesi di provenienza, con un’attività diplomatica che da questo governo non vedo”. Minniti entra poi nel merito del decreto che, dopo l’approvazione in consiglio dei ministri, deve superare ora l’esame del Quirinale: “Aspetto di leggere il testo. Non vorrei finisse come il decreto di Genova: un’araba fenice. Intanto le reazioni critiche, all’indomani del varo del decreto Salvini, si susseguono. Critiche sono arrivare da Ampi e dalla Cisl, con la responsabile nazionale settore immigrati Liliana Ocmin che ha definisce il provvedimento “più una risposta simbolica all’opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e dell’immigrazione”.

Preoccupazione arriva anche dalla Uil: “È un passo indietro sul piano dei diritti fondamentali. Crea maggiore clandestinità e deteriora le condizioni di accoglienza ed integrazione dei profughi nostro Paese”. “Tra le misure proposte – afferma in un comunicato Ivana Veronese, segretaria confederale Uil – ci allarmano maggiormente quelle contrarie ai diritti delle persone: infatti l’abolizione della protezione umanitaria, avrà pesanti conseguenze sulla gestione dei flussi migratori, in quanto rischia di creare maggiore irregolarità. Inaccettabile è anche l’effetto di deterrenza che si vuole creare con misure mirate a peggiorare pesantemente le condizioni di vita degli oltre 600 mila migranti già arrivati via mare nel nostro Paese, negando loro il diritto alla protezione umanitaria, l’accoglienza e le possibilità di integrazione, minacciando di rinchiuderli in centri di detenzione per sei mesi. È anche pretestuoso ricorrere a una misura d’urgenza (il decreto legge) a fronte di una situazione dei flussi migratori che registra il crollo degli sbarchi di quasi il 90 % dall’anno scorso”.

Ora la questione è in mano al Quirinale. Si apre una partita delicata. Con i il Colle che ricorda che esiste il principio di neutralità che impedisce al presidente della Repubblica di intervenire direttamente, ma avverte che il vaglio sarà molto severo perché il capo dello stato, cui spetta il preventivo controllo delle leggi e la ratifica di una nuova norma nutre seri dubbi di violazione della Carta e dei trattati internazionali.

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