mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Perché legalizzare la prostituzione non risolve il problema
Pubblicato il 12-09-2018


La scorsa sera il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, intervistato da Radio 2, ha parlato di un tema caro a molti italiani, quello della legalizzazione della prostituzione:
«Abbiamo anche raccolto migliaia di firme per provare a fare un referendum. Ora combatto tra antidroga, antimafia, e altro, ma ritengo che riconoscere quello che è un mestiere, togliendolo dal controllo della mafia e dello sfruttamento, sarebbe opera di civiltà»
Forse lo stesso Ministro dell’Interno non sa che per combattere la prostituzione e il racket di trafficanti e sfruttatori esiste già una legge, la stessa che lui vuole abolire, la contestata Legge Merlin, così come esiste la Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui che la stessa Italia ha ratificato.
La legge, entrata in vigore nel settembre 1958, ha introdotto reati come l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento a fini di prostituzione: tutt’oggi è grazie a questa legge sacrosanta, che ha riconosciuto gravi violazioni di diritti basilari contro le donne prostitute, che vengono perseguiti i reati di sfruttamento.
L’opera di riapertura delle case vuole rispondere all’esigenza di combattere la prostituzione di strada, a detta di molti motivo di scandalo e di degrado: la soluzione, semplicistica quanto illusoria, è quella di regolarizzare il fenomeno, legalizzando e tassando l’attività sul modello olandese e tedesco. E sarebbe un po’ come prendere la spazzatura e nasconderla sotto la moquette e dire di aver fatto pulizia.
I paesi di riferimento sono la Germania e l’Olanda: non sa il Ministro dell’Interno, che, nonostante in questi paesi, definiti neo-regolamentisti, in cui la prostituzione può svolgersi in locali creati ad hoc, come i bordelli non diminuiscono allo stesso tempo i casi di sfruttamento e di tratta: le vittime cambiano, ma sono sempre soggetti, ragazze e anche ragazzi, a volte anche minori, provenienti dall’Est Europa. Storie di persone che, all’oscuro di tutto, vengono raggirate e portate in questi paesi a lavorare come prostitute: e molte persone vivono in questi locali, ai limiti della segregazione, persone ricattate e costrette a turni massacranti di lavoro.
Un’interessante inchiesta di Presa Diretta ha intervistato le sex workers di un bordello tedesco ed offre testimonianze di sfruttamento: ci fa oltretutto capire cosa significa essere prostituta in un bordello di stato. L’aspetto delle tasse, su cui molti vogliono far leva, appare illusorio: non tutte le ragazze si registrano presso la camera di commercio, i guadagni, non pochi, vengono ottenuti dallo Stato con la tassazione sui locali di prostituzione.,
Le stesse testimonianze delle prostitute di ieri, raccolte nel secondo in un volume a cura di Lina Merlin e Carla Barberis, ci offrono storie di cruda drammaticità. Scrive una di queste donne:
«Ma sempre sono gli altri ad obbligarci a entrare in questi inferni, a ricevere 30-35 uomini al giorno, i vecchi sporcaccioni e i giovani infoiati, e quelli ubriachi, e quelli che gridano, e quelli che vogliono sentir parlare. Quasi tutta questa gente, che paga per 35 averci, come bestie al mercato. Perché, e per quanto dovremo sopportare questa vergogna?»
Oltre all’etica del lavoro, verrebbe poi da chiedersi se una simile legge potrebbe passare il vaglio di costituzionalità, come l’articolo 3 e, soprattutto, l’articolo 41 della Costituzione:
«L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.»
Senza dimenticare il primo comma dell’articolo 37:
«La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».
Attualmente l’Italia, aderendo al modello abolizionista, non criminalizza né la prostituta né il cliente: punisce il reato di sfruttamento, di tratta, di induzione e favoreggiamento e lo fa con pene molte severe. Con questa legge non si vieta ad una donna (o ad un uomo) di prostituirsi, ma si dà piena libertà alla persona di disporre del proprio corpo: questa scelta deve essere totalmente libera da parte della persona e non viene minimamente perseguita.
È chiaro come una legge che vada a stravolgere il testo Merlin andrebbe soprattutto contro le stesse prostitute volontarie: chi lo fa per libera scelta preferisce sicuramente decidere quanti e quali clienti avere ogni giorno, e potrebbe farlo occasionalmente, senza decidere di stare in un locale chiuso.
Ricordiamo poi che lo Stato non pone nessun divieto, come molti vogliono far credere: la prostituzione libera non viene punita dalla legge. In uno scenario come questo è chiaro che eventuali testi di legge, come quello annunciato da Salvini, andrebbero a toccare quelle prostitute non libere, bensì le sfruttate, minacciate e ricattate, che decidono di fare questo mestiere per poter sopravvivere.
Per loro non cambierebbe moltissimo nella sostanza: eccetto il luogo “di lavoro” le persone se costrette prima, non verrebbero di certo liberate come si pensa. Basta che ad ogni persona sia affiancato un protettore, apparentemente incensurato, che potrebbe disporre della sua vita, esattamente come prima.
E facciamo un esempio: se per un’organizzazione criminale gestire una persona su un marciapiede è rischioso, visto i dispositivi di legge, quali benefici potrebbero esserci da un’abolizione della Legge Merlin? Quale nuova legge potrebbe subentrare? Una legge che forse attenua e riduce sensibilmente le pene e i reati di sfruttamento? A chi andrebbe il vantaggio delle nuove case di prostituzione? Alle prostitute o alle organizzazioni criminali che vedrebbero così riconosciuto e favorito il loro traffico?
Ricordiamo che Salvini raccolse nel 2015 firme per chiederne il referendum abrogativo e ricordiamo come, dal 1958 in poi, decine e decine sono stati i progetti di legge presentati in Parlamento (da moltissime forze politiche) per una sua sostanziale modifica e cancellazione. Pochi si ricordano di ascoltare le stesse persone, le prostitute libere, che vivono di questo mestiere: ricordiamo che lo stesso Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, guidato dall’attivista Pia Covre, si è più volte espresso contrario ad una riapertura delle case chiuse, chiedendo però al contempo maggiori controlli in termini di sicurezza sulle prostitute, per evitare stupri, violenze e abusi da parte dei clienti.
La maggiore sicurezza però non può passare per un ritorno al passato, per quelle case di schiavitù, troppo spesso osannate come luoghi di libertà sessuale.
Che la Lega da sempre si sia schierata a favore di un ritorno a quel passato non è certo una novità, così come gran parte dello schieramento di centro-destra negli ultimi anni: ricordiamo innanzitutto che dalla prostituzione di stato passa il futuro di generazioni intere di persone, che un giorno, in assenza di certezze lavorative, potranno considerare quel mestiere un modo per sbarcare il lunario. E parliamo soprattutto di etica del lavoro.
Un modello legislativo quello italiano, che, ancora oggi, non riesce a combattere in modo efficace ed incisivo le organizzazioni criminali: molto spesso mancano le denunce delle vittime, le stesse prostitute vengono ricattate e minacciate di morte, e ciò rende difficile l’accertamento di questi reati. È da qui però che si deve continuare il percorso già intrapreso: a 70 anni dalla Legge Merlin, la sua cancellazione sarebbe una grave sconfitta per i diritti civili e per lo stesso Stato.

Alessio Bardelli

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Commenti all'articolo
  1. Guardi , ho visto a suo tempo il servizio di “Presa diretta” a cui lei fa riferimento , e le posso assicurare che la realtà è molto diversa da quella che il giornalista ha voluto far credere con la sua pseudo-inchiesta. Anzi ,spesso è esattamente il contrario . Intanto facciamo un po’ di chiarezza con i numeri , perché mi sembra che ce n’è bisogno . In Germania nel 2003 , un anno dopo l’entrata in vigore della legge , i casi di vittime di tratta , secondo i dati della polizia tedesca (BKA) erano 1235 , nel 2013 sono scesi a 542 , cioè il 44% in meno … https://researchprojectgermany.wordpress.com/2014/10/04/la-legge-tedesca-sulla-prostituzione-bugie-e-verita/
    Se si considera che il numero delle prostitute in Germania è stimato in circa 300.000 , si capisce bene che il fenomeno della tratta in Germania è stato contenuto in modo efficace . Se poi vogliamo dire che in Germania c’è stata una liberalizzazione troppo accentuata che ha portato al proliferare di piccoli bordelli dove , per quanto riguarda la legge , siamo in una situazione di border-line , possiamo parlarne , ma far credere che le prostitute nei bordelli in Germania sono vittime di tratta e sfruttamento è un operazione profondamente scorretta . Nel servizio di cui lei parla , sono andati apposta a cercare con il lumicino queste situazioni border-line , per poi far credere che quella fosse la norma . E comunque , anche in queste situazioni border-line la realtà dei fatti è stata stravolta . è stata intervistata una prostituta che si lamentava perché guadagnava pochissimo e i soldi le bastavano solo per sopravvivere… Siccome lei stessa ha ammesso che nessuno la costringeva a rimanere lì , mi domando perché non ha cambiato mestiere … in Germania oltretutto è attiva tutta una rete di protezione che aiuta le ragazze che vogliono smettere di fare questo lavoro . Oppure poteva tranquillamente cambiare bordello
    https://it.blastingnews.com/tv-gossip/2018/04/le-iene-donne-italiane-in-ticino-meglio-prostituta-a-20000-euro-che-commessa-002515941.html
    Se lavorare in un bordello in Germania è un inferno come ce lo descrive il sig. Iacona , perché queste 300.000 prostitute non emigrano tutte in Svizzera ? C’è qualcosa che non torna , non crede ? Ad ogni modo , il sig. Iacona il meglio di sé lo ha dato quando ha parlato della Svezia . Secondo lui , e secondo tutte le persone che ha intervistato in questo paese , la prostituzione in Svezia non esiste più , da quando c’è una legge che punisce i clienti delle prostitute !! A sostegno di questo portano il fatto che la prostituzione in strada è diminuita del 50% ( dicono loro ) . Da 500 prostitute siamo passati alla metà . Ammesso che sia vero , dimenticano di dire che nel frattempo , in quasi dieci anni la prostituzione su Internet è aumentata in modo esponenziale !! Siamo passati dai 304 annunci on-line del 2006 ai 6965 del 2014 !!! https://www.svt.se/nyheter/inrikes/sexhandeln-oppnare-an-nagonsin Ma di queste cifre nessuno nel servizio ne ha parlato … Ultima chicca… ci spiegavano in questo interessante servizio che in Svezia i clienti delle prostitute sono soltanto lo 0,80% della popolazione maschile . Bene , lo sa come vengono raccolti questi dati ? Telefonando al telefono fisso di casa , magari all’ora di pranzo , mentre la moglie prepara da mangiare , in un paese dove ti danno il carcere se vai con una prostituta … a me sembra già tanto che ci sia lo 0.80% che ha risposto di sì… ma poi , se in Svezia a prostitute non ci va nessuno , che ci stanno a fare quasi 7000 annunci on-line ?

  2. Salve, le rispondo punto per punto:

    1. Sui numeri sappiamo che si può giocare a piacimento sulle cifre a seconda che queste vogliano sostenere qualcosa o il contrario di qualcosa.

    2. Per quanto riguarda i numeri di casi di tratta le posso rispondere dicendo che l’accertamento del reato può partire dalla denuncia: se la denuncia manca, per i più svariati motivi, fino a che punto restano attendibili i casi?
    Le ricordo che legalizzare la prostituzione e confinarla in apposite strutture chiuse potrebbe dar luogo ad un accertamento più difficile del reato di tratta e sfruttamento: potrebbero le polizie, d’accordo con trafficanti, di procedere solo ad una parte di reati. Sono comportamenti difficile da misurare, ma non vanno esclusi a priori.

    3. Lei sostiene che “far credere che le prostitute nei bordelli in Germania sono vittime di tratta e sfruttamento è un operazione profondamente scorretta”

    Come può dimostrare il contrario? Sulla base di cosa dice questo? Conosce tutte le prostitute una per una e può dimostrare che non sono sfruttate?

    Bisogna comprendere che è maggiormente difficile accertare il reato al chiuso e in condizioni di omessa denuncia: oppure pensiamo a quante hanno paura di denunciare per paura di perdere il lavoro o di subire abusi.

    4. Come può dire che l’autore del servizio ha scelto col lumicino i casi di sfruttamento? Lo può dimostrare? No!
    Si ricordi che è molto difficile che una prostituta possa parlare della propria condizione di sfruttata proprio perché ne va della sua stessa incolumità.

    5. Quando dice “è stata intervistata una prostituta che si lamentava perché guadagnava pochissimo e i soldi le bastavano solo per sopravvivere… Siccome lei stessa ha ammesso che nessuno la costringeva a rimanere lì , mi domando perché non ha cambiato mestiere … ”

    Se ha un minimo di buon senso sa che si parla di lavori usuranti e che richiedono il contatto con persone dedite ad ogni perversione: come può parlare con grande leggerezza di una persona che potrebbe, come in questo caso, non avere la forza psicologica per cambiar vita? L’esperienza di prostituta richiede intervento di operatori sociali e di psicologi che possono aiutare il soggetto a superare un vero e proprio trauma.
    Quindi per lei cambiare mestiere è una cosa da poco: potrebbe nascondere altre storie che non vuole dire davanti alla telecamera perché ha paura di temere ripercussioni ad esempio… potrebbe esserci questa motivazione dietro… ciò non toglie che lei parla con grande leggerezza di un aspetto, e chiedersi perché non ha cambiato mestiere significa non capire la vita a cui spesso vengono costrette.

    6. “in Germania oltretutto è attiva tutta una rete di protezione che aiuta le ragazze che vogliono smettere di fare questo lavoro . Oppure poteva tranquillamente cambiare bordello”

    Certamente, avrebbe potuto fare così: ma come possiamo giudicare una situazione parziale? Chi siamo noi? Non stava facendo la barista o la commessa, ma la prostituta, diamine! Bisogna capire la condizione intima di una donna costretta a vendere il proprio corpo. Spero ci arrivi.

    7. “Se lavorare in un bordello in Germania è un inferno come ce lo descrive il sig. Iacona , perché queste 300.000 prostitute non emigrano tutte in Svizzera ? C’è qualcosa che non torna , non crede ? ”

    Perché secondo lei è così facile cambiare lavoro? Ripeto non è un mestiere facile e si entra in contatto con molti fattori a rischio: lei da giudizi semplicistici di cui solo l’autorità giudiziaria può venire a capo.

    8. Quando si parla dei numeri della Svezia lei non gli da importanza: faccia come crede. A livello di legislazione il proibizionismo punta sulla condanna morale oltre che pecuniaria del cliente: nel servizio si vede come è molto più difficile per una prostituta abbordare un cliente per strada.

    Cosa ha fatto la legge svedese? Ha semplicemente reso la vita più difficile ai trafficanti e agli sfruttatori. Punto.

    9. “Ammesso che sia vero , dimenticano di dire che nel frattempo , in quasi dieci anni la prostituzione su Internet è aumentata in modo esponenziale !! Siamo passati dai 304 annunci on-line del 2006 ai 6965 del 2014 !!! ”

    La prostituzione, per quanto riguarda il web, è libera e volontaria ed è uno strumento per quelle donne: uno strumento occasionale a volte, che si unisce ad altri lavori. E che comunque deve rimanere una libera scelta della donna, non una costrizione.

    La polizia interviene comunque per controllare che dietro questi annunci non ci siano reti di trafficanti e sfruttatori: è difficile accertare, ma non vedo uno scandalo in questo dato come lei invece fa.

    Bisogna distinguere tra prostitute sfruttate e libere: ogni donna è libera di disporre liberamente del proprio corpo. A meno che una donna dice di essere libera ma in realtà è sfruttata, in quel caso sarebbe difficile l’accertamento del reato, visto che omette responsabilità di terzi nella sua attività.

    10. Quando parla della percentuale dello 0,8% torniamo al discorso precedente: io non mi fido in modo cieco e assoluto delle statistiche, visto che vogliono dire quello che vogliono, e , soprattutto possono essere non sintomatiche di uno stato reale, visto che la persona intervistata può essere sempre libera di non dire il vero, per paura, come in questo caso, di ammetter che va a prostitute.

    Conclusione finale:
    Il senso generale del mio articolo è quello di rimarcare come il fatto di regolarizzare la prostituzione sia un pericolo reale per tutte quelle persone che oggi, già sfruttate, entrerebbero un domani in una casa del sesso.

    All’interno di luoghi deputati alla vendita di servizi sessuali il reato di sfruttamento è molto difficile da accertare e potrebbero crearsi situazioni non cristalline in cui l’autorità può agire d’intento con i proprietari dei bordelli (come avvenuto in passato nel nostro paese).

    Dati numerici o non dati numerici, non è difficile da immaginare che le org. criminali, una volta che il mercato del sesso sia regolarizzato con norme e leggi, possano infiltrarsi e trarre sempre maggiori proventi dalla gestione dell’attività, che diventerebbe LEGALE e SICURA per loro stessi, non per le prostitute.

    Questo è il grande paradosso: si pensa che legalizzando si aiuta le prostitute…è un luogo comune da sfatare, perché porterebbe a maggiori controlli, che ledono la libertà personale (inviolabile) e che possono, in assenza di ispettorati di controllo, a nascondere situazioni di palese sfruttamento.

    Per cui, quando si parla di prostituzione bisogna discernere quella libera da quella sfruttata: nel primo caso i/le sex workers hanno ragione nel rivendicare la libertà di disporre del proprio corpo, ma non sarebbero favorevolissimi ad un regime di bordelli, proprio perché ciò richiederebbe un’intensificazione della loro attività.

    Interessante a tal fine è ascoltare le persone che lavorano liberamente come sex workers e capire quali siano le loro priorità e i loro bisogni, piuttosto che avviare guerre di numeri su tematiche che a mio avviso hanno bisogno di una comprensione maggiore a 360 gradi.

    Buona giornata

    • Un ultimo commento e poi non disturbo più . Al di là delle polemiche che sono intercorse fra noi due nei post precedenti , penso che alcune cose che lei dice siano condivisibili . Apprezzo molto , ad esempio , il fatto che lei intende distinguere tra prostituzione coatta e prostituzione per libera scelta . Ed apprezzo anche il fatto che lei dica che prima di tutto bisognerebbe ascoltare le sex-workers che fanno quel lavoro . Il punto è che anche tra le sex-workers i giudizi non sono unanimi . Lei citava Pia Covre , che invece delle case chiuse preferirebbe , almeno così mi sembra , una sorta di cooperative autogestite , ma ci sono anche tante altre che invece preferirebbero proprio degli FKK come in Germania perché in quei luoghi si sentono più protette . Del resto , in Germania la prostituzione in casa propria non è mica vietata , eppure moltissime ragazze preferiscono esercitare nei locali , suppongo per ragioni di sicurezza . Infine , e poi chiudo davvero , un ultima considerazione su quanto sia complesso , e spesso travisato , il fenomeno della prostituzione . Molti danno per scontato che la grande maggioranza delle prostitute che vediamo sulle nostre strade sono costrette o comunque vittime di sfruttamento . Probabilmente questo è vero per le africane , ma per tutte le altre la realtà è molto più variegata … guardi questo breve filmato e poi mi dica se le cose non stanno così …https://www.youtube.com/watch?v=ZSpU8UV8MVg
      Di fronte a queste cifre e a questi guadagni , fatti sulla strada , mi permetterà di essere scettico su quello che ci raccontavano nel servizio di Presa Diretta ?

  3. Salve , ho letto attentamente la sua risposta . Siccome la questione è lunga e complessa , le risponderò anche io punto per punto .
    1) Certo che con i numeri si può giocare a piacimento . Questo avviene perché il termine “sfruttamento” è talmente vago che dentro ci puoi mettere di tutto . La prostituta lavora in casa insieme ad una sua collega e gli paga metà dell’affitto ? è sfruttata !! La prostituta convive con il suo compagno e paga tutto lei le bollette , la spesa ecc… è sfruttata !! Potrei continuare con questi esempi , tanto per chiarire quale tipo di metodologia viene usata per arrivare a quelle cifre assurde di cui parlano tante associazioni anti-prostituzione
    2) Faccio veramente fatica a seguirla . Le polizie tedesche , austriache, svizzere , olandesi ecc.. si metterebbero d’accordo con le organizzazioni criminali ? Se ha qualche evidenza di questo lo faccia presente , altrimenti sono parole vuote
    3)Eh no , mi dispiace ma non funzionano così le cose , altrimenti sarebbe troppo facile … è LEI che deve dimostrare che invece le prostitute che sono dentro i locali in Germania sono sfruttate . Ha qualche prova per dimostrare questo ? Le conosce una ad una per dimostrare che sono sfruttate ? Io preferisco fidarmi dei dati forniti dalla BKA , che forse conosce il fenomeno meglio di lei , e da questi dati appare chiaro che in Germania il fenomeno della tratta è stato contenuto in modo efficace .
    4) L’autore del servizio ha parlato dell’inchiesta al “Paradise” .
    Poteva benissimo parlare anche di altre inchieste che hanno riguardato il fenomeno della tratta , nessuno dice che il racket è sparito in Germania , rimane il fatto che i casi di vittime di sfruttamento sono marginali rispetto al fenomeno nella sua interezza . Non lo dico io ma la BKA . Se lei ha delle prove che invece il fenomeno della tratta nei bordelli tedeschi è molto diffuso , ne informi le Autorità tedesche…
    5-6 ) Mi spieghi lei perché per una prostituta (non costretta) dovrebbe essere più difficile cambiare mestiere rispetto ad una barista o ad una commessa . Lei dice ” bisogna capire la condizione intima di una donna costretta a vendere il proprio corpo ” . Costretta da chi ? Dal bisogno , forse , e non sempre … E invece la barista e la commessa vanno a lavoro per divertimento ? La badante si diverte a pulire il sedere alle persone anziane che assiste , oppure è costretta dal bisogno ? La realtà è che c’è chi sceglie di fare la badante e chi la prostituta , con la differenza che le seconde guadagnano generalmente molto ma molto di più . Mi sembra di capire che lei aderisce convintamente a quel luogo comune che vuole la prostituta in un bordello come una ragazza triste , svogliata , schifata , impaurita , che fa tutto questo perché non ha alternative . E’ evidente che lei non è mai stato in questi locali . Provi ad andare in uno di quei locali e provi a convincere quelle ragazze a lasciare quel lavoro e fare un altro mestiere . Già mi immagino le risate che si farebbero

  4. Salve , ho letto attentamente la sua risposta . Siccome la questione è lunga e complessa , le risponderò anche io punto per punto .
    1) Certo che con i numeri si può giocare a piacimento . Questo avviene perché il termine “sfruttamento” è talmente vago che dentro ci puoi mettere di tutto . La prostituta lavora in casa insieme ad una sua collega e gli paga metà dell’affitto ? è sfruttata !! La prostituta convive con il suo compagno e paga tutto lei le bollette , la spesa ecc… è sfruttata !! Potrei continuare con questi esempi , tanto per chiarire quale tipo di metodologia viene usata per arrivare a quelle cifre assurde di cui parlano tante associazioni anti-prostituzione
    2) Faccio veramente fatica a seguirla . Le polizie tedesche , austriache, svizzere , olandesi ecc.. si metterebbero d’accordo con le organizzazioni criminali ? Se ha qualche evidenza di questo lo faccia presente , altrimenti sono parole vuote
    3)Eh no , mi dispiace ma non funzionano così le cose , altrimenti sarebbe troppo facile … è LEI che deve dimostrare che invece le prostitute che sono dentro i locali in Germania sono sfruttate . Ha qualche prova per dimostrare questo ? Le conosce una ad una per dimostrare che sono sfruttate ? Io preferisco fidarmi dei dati forniti dalla BKA , che forse conosce il fenomeno meglio di lei , e da questi dati appare chiaro che in Germania il fenomeno della tratta è stato contenuto in modo efficace .
    4) L’autore del servizio ha parlato dell’inchiesta al “Paradise” .
    Poteva benissimo parlare anche di altre inchieste che hanno riguardato il fenomeno della tratta , nessuno dice che il racket è sparito in Germania , rimane il fatto che i casi di vittime di sfruttamento sono marginali rispetto al fenomeno nella sua interezza . Non lo dico io ma la BKA . Se lei ha delle prove che invece il fenomeno della tratta nei bordelli tedeschi è molto diffuso , ne informi le Autorità tedesche…
    5-6 ) Mi spieghi lei perché per una prostituta (non costretta) dovrebbe essere più difficile cambiare mestiere rispetto ad una barista o ad una commessa . Lei dice ” bisogna capire la condizione intima di una donna costretta a vendere il proprio corpo ” . Costretta da chi ? Dal bisogno , forse , e non sempre … E invece la barista e la commessa vanno a lavoro per divertimento ? La badante si diverte a pulire il sedere alle persone anziane che assiste , oppure è costretta dal bisogno ? La realtà è che c’è chi sceglie di fare la badante e chi la prostituta , con la differenza che le seconde guadagnano generalmente molto ma molto di più . Mi sembra di capire che lei aderisce convintamente a quel luogo comune che vuole la prostituta in un bordello come una ragazza triste , svogliata , schifata , impaurita , che fa tutto questo perché non ha alternative . E’ evidente che lei non è mai stato in questi locali . Provi ad andare in uno di quei locali e provi a convincere quelle ragazze a lasciare quel lavoro e fare un altro mestiere . Già mi immagino le risate che si farebbero
    7) In realtà intendevo dire perché non ha lasciato quel bordello ed è andata a fare la prostituta in un altro locale . Quando non si trovano bene in un posto , le ragazze se ne vanno in un altro locale , così fanno tutte , ma guarda caso quella intervistata dal giornalista no…
    8) I numeri di chi ? Per caso lei ha sentito dire nel servizio di Presa Diretta che in Svezia la prostituzione ormai è completamente esplosa su Internet ( + del 2000% in quasi dieci anni) , che siamo quasi a 7000 annunci on-line rispetto ai 300 del 2014 ? Faccia due conti molto facili .
    Prostituzione di strada : da circa 500 a circa la metà , quindi 250 . Su Internet da 300 a 7000 . Se non ci crede , vada su Google e scriva ” escort stockolm” , e guardi un po’ cosa viene fuori … La realtà è che in Svezia la prostituzione di strada non è mai stato un fenomeno rilevante , anche per ovvie ragioni climatiche , ed il “business” è tutto tra le mura domestiche
    9) Benissimo , se la prostituzione sul web è libera e volontaria , e in effetti così è , vuol dire che in Svezia praticamente tutte le prostitute sono libere e volontarie , visto che quella di strada è del tutto marginale. Ma non ci avevano raccontato che tutte le prostitute sono sfruttate e costrette ?
    Però , mi consenta una domanda . Prima dice che nei luoghi chiusi come in Germania è più difficile rilevare fenomeni di sfruttamento , mentre adesso dice che in Svezia la prostituzione sul web ( quindi al chiuso) è libera e volontaria . Non trova contraddizione ?

  5. Scusatemi ma sto facendo un po’ di casino … ho mandato degli invii a caso … termino qui con il numero 10 e le conclusioni finali
    10) L’unico punto su cui mi trova d’accordo
    Conclusioni finali – Lei dice che quando la prostituzione è al chiuso , la criminalità organizzata ha più facilità ad infiltrarsi . Funziona esattamente al contrario . La criminalità prospera dove non ci sono regole , come sulle strade italiane . è molto più facile sbattere sulla strada una ragazza senza documenti , invece che essere registrata legalmente e lavorare in luoghi protetti dove vengono fatti regolarmente controlli dalle forze dell’ordine . Se vogliamo dividere la prostituzione coatta da quella libera , il sistema migliore è fare emergere il fenomeno alla luce , e questo si può fare soltanto regolamentandolo .

  6. Le rispondo anche io ai commenti punto per punto:

    1) No in realtà no: i reati di favoreggiamento sono diversi di sfruttamento, così come il reato di induzione. Sono sempre gravi, pur non essendo sfruttamento, ma facilitano l’attività di prostituzione. Fatto sta che dietro questo fenomeno non puoi negare che non ci celino forme diverse di violenza: violenza fisica, verbale, psicologica, tutte forme gravi, difficilmente possono essere accertate, ma ciò non toglie che esistano.

    2)Come faccio ad avere dati riservati che appartengono alla polizia? Ho studiato la legge Merlin e il regime in vigore prima della sua entrata in vigore, le cosidette case chiuse. La polizia era spesso d’accordo coi medici (che falsificano i certificati di guarigione dalla sifilide per esempio) e potevano ricevere tangenti dai trafficanti per non procedere verso violazioni (ad esempio la minore età e altri aspetti).

    Sono accuse difficili da dimostrare è chiaro, ma sappiamo che non tutta la polizia è ineccepibile come vorremmo che fosse, e purtroppo la corruzione interessa anche loro, non neghiamolo.

    3)Io non ho detto che tutte le prostitute dei bordelli tedeschi sono sfruttate: come potrei dimostrarlo? non lo potrebbe dimostrare neanche la polizia tedesco se ci pensa.
    Le ripeto che lei può utilizzare i dati che vuole: il fatto che io cerco di sottolineare è che la prostituzione sfruttata è meno rintracciabile in regime di case di prostituzione, proprio: e pensiamo anche al ministero degli interni, che, e dico forse, potrebbe per esempio truccare o abbassare le cifre per prendersi meriti a livello politico. Una tattica utilizzata da sempre, e non solo in economia.

    4. Difficile da dire che i casi di sfruttamento siano marginali: se mancano le denunce come possiamo dimostrarlo? Può esistere lo sfruttamento senza denuncia.
    Ad esempio: i dati che lei fornisce si riferiscono ai casi denunciati e accertati. Ma quando le prostitute non denunciano per paura di perdere il lavoro, perché subiscono violenze, minacce, come possiamo accertarlo?
    Ovviamente lei insista sul fatto che devo informare le autorità tedesche: cosa difficile da fare. Io ho aperto solo una riflessione sulla difficoltà di accertamento di un reato, quando questo non viene denunciato. Spero capisca questo aspetto, piuttosto che le cifre.

    5-6 Faccio un esempio: se sono una prostituta sfruttata, e non riesco a cambiare mestiere per via di botte, soprusi, minacce di morte e continuo solo per sopravvivere, le risulta facile uscire da questa situazione drammatica? Quando parla così sottovaluta e molto i casi di violenza contro le donne.

    Quando dice “costretta da chi”: se una gang controlla il territorio e gestisce il traffico di prostitute, le prostitute sfruttate secondo lei da chi sono costrette se non da questi trafficanti? Da Topolino o Paperinik?

    Ovviamente la disperazione impone dei doveri, quello di essere disposti a tutto pur di lavorare, di accettare qualsiasi tipo di lavoro: magari si inizia per caso, ma poi ci si indebita. Ho letto molte storie di queste prostitute raggirate.

    Oppure semplicemente una prostituta libera lo fa saltuarimente per pagarsi l’affitto: non ci vedo nulla di male, se rimane una scelta libera e volontaria non la metto minimamente in discussione.

    L’esempio della barista e della badante non regge: non è la stessa cosa pulire il sedere sporco di una persona anziana e essere penetrati da 20 uomini al giorno, col dovuto rispetto. E aggiungo: una badante decide lei stessa di fare quel lavoro, le prostitute non sempre sono in questa libera condizione.

    Sul fatto dei guadagni sono d’accordo: quando dice che credo che le prostitute di bordello siano persone triste svogliate, schifate, impaurite e senza alternative può dire quello che vuole. Non è per me una medaglia frequentare quei luoghi ma non critico chi ci va, sono scelte che rispetto e non metto in discussione.

    Io, con l’articolo che lei ha avuto il piacere di leggere e commentare, ho sollevato dubbi sul fatto che la regolamentazione di stato porta con sé enormi dubbi e interrogativi a livello di legalità e di diritti per le stesse donne: quindi non mi interessano le scelte dei singoli, siano essi consumatori del corpo o venditori. Un principio che ho sottolineato più volte è la liberta di sceltà e questo spero che le entri in testa 😉

    7) I giornalisti possono dire tutto e il contrario di tutto: ma screditare la storia di una singola persona è comunque sbagliata. Il servizio fa riflettere, e vedo che con lei ha fatto l’effetto opposto.

    8) Ma io non ho detto che la Svezia sia il modello migliore: ho ravvisato che negli annunci on-line ci sono molte persone che sono veramente libere e consapevoli di quel che fanno. Anche in Italia è pieno di questi siti: dove sta lo scandalo se la legge non vieta la prostituzione libera? Forse lo vede solo lei. E basta con questi numeri! Non fa altro che citare numeri come i vecchietti della tombola: devo fare due conti? Li lascio a lei piuttosto visto che è un guerrafondaio di numeri :)

    Se in Svezia il business delle mura domestiche è un’attività che avviene in modo libero e senza costrizioni non mi scandalizzo sinceramente: anzi, quello più provato sembra lei. Non sono un assolutista del fenomeno: guardo la realtà in faccia, e ho cercato di ragionare sulla questione prostituzione/sfruttamento, ma a lei pare non arrivare il messaggio. Evidemente come sport fa il bastion contrario, magari alle prossime olimpiadi potrà gareggiare 😉

    9) Chi le ha raccontato che tutte le prostitute sono costrette e sfruttate?
    Forse ha delle visioni: si sottolinea in molte inchieste che quelle DI STRADA lo siano in gran parte. A volte però si sono riscontrate attività economiche camuffate di facciata che nascondono un mondo di sfruttamento enorme: centri massaggi cinesi e affittacamere tanto per fare due esempi.

    Non trovo contraddizione tra la prostituzione tedesca nelle case e quella svedese in domicilio: ho rilevato che tendenzialmente sono quelle libere quelle che mettono un annuncio sul sito e si prostituiscono a casa propria. La contraddizione dove sarebbe? Bisogna studiare il singolo caso, paese per paese, per comprendere come le persone si adattano alla legge nazionale: fare generalizzazioni è sbagliato, lei forse è troppo abituato?

    Le consiglio di leggere bene e informarsi comunque: evitare semplificazioni è importante, così come è importante andare avanti con delle certezze. Le certezze sono dannose, preferisco dubitare e verificare se possibile le casistiche concrete per vedere se una cosa è effettivamente così come si dice che sia.

    Non ho visto un tono polemico in questo scambio di commenti, apprezzo il confronto costruttivo.
    Riguardo alle africane, ci sono anche le ragazze dell’Est Europa che vengono sfruttate: di fronte ai guadagni di cui si parla nel video ho tanti dubbi. Il servizio di presa diretta racconta comunque una realtà diversa, e una parte di quella realtà. Ogni paese, purtroppo, ha le sue regole anche in questo campo. E non sempre tutte queste forme di sfruttamento riescono ad essere percepite: non sempre si fa luce su tanti reati per i più svariati motivi.

    Buona serata
    AB

  7. Si possono avere tante ragioni da opporre ad una eventuale liberalizzazione della prostituzione, ma resta comunque il fatto che il problema esiste, stando almeno a quel che continuiamo non di rado a leggere o sentirci dire – quartieri che si lamentano per l’esercizio della prostituzione sulle strade, Sindaci che adottano ordinanze per arginare il fenomeno, ecc…- e aspetta dunque una risposta..

    Siamo tutti consapevoli della delicatezza e complessità della questione, ma se il problema esiste la politica se ne deve fare in qualche modo carico, cercando gli strumenti per dare la migliore delle risposte possibili, perché se la politica “si tira indietro” dà corda a chi nutre nei suoi confronti sentimenti di sostanziale sfiducia (e l’accusa semmai di pensare solo a se stessa, dimenticando o quasi i problemi della “gente”).

    Paolo B. 15.09.2018

  8. Si possono avere tante ragioni da opporre ad una eventuale legalizzazione della prostituzione, ma resta comunque il fatto che il problema esiste, stando almeno a quel che continuiamo non di rado a leggere o sentirci dire – quartieri che si lamentano per l’esercizio della prostituzione sulle strade, Sindaci che adottano ordinanze per arginare il fenomeno, ecc…- e aspetta dunque una risposta..

    Siamo tutti consapevoli della delicatezza e complessità della questione, ma se il problema esiste la politica se ne deve fare in qualche modo carico, cercando gli strumenti per dare la migliore delle risposte possibili, perché se la politica “si tira indietro” dà corda a chi nutre nei suoi confronti sentimenti di sostanziale sfiducia (e l’accusa semmai di pensare solo a se stessa, dimenticando o quasi i problemi della “gente”).

    Paolo B. 15.09.2018

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