sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Rostagno. Craxi e Martelli i primi a denunciare la Mafia
Pubblicato il 26-09-2018


mauro rostagno-2Trent’anni fa Mauro Rostagno, giornalista, veniva assassinato dalla mafia il 26 settembre 1988 a Valderice, in provincia di Trapani. Ci sono voluti vent’anni per confermare la pista della malavita organizzata. I primi a farlo, insieme ai quotidiani nazionali e locali, furono i due leader socialisti Bettino Craxi e Claudio Martelli, quest’ultimo presente al funerale di Rostagno, che indicarono subito la responsabilità della mafia nell’omicidio, ma nel 1996 la procura di Trapani reagì all’indicazione della pista mafiosa, accusando i due esponenti del Psi di voler depistare le indagini. La procura di Trapani, nel 1996, ipotizzò ancora – su indicazione della DIGOS – che il delitto potesse essere maturato all’interno di Saman (comunità socioterapeutica da lui fondata) per spaccio di stupefacenti tra i membri della comunità, suscitando forti polemiche. Nel maggio del 2014, la Corte d’Assise di Trapani, presieduta da Angelo Pellino, ha condannato in primo grado all’ergastolo i boss trapanesi Vincenzo Virga e Vito Mazzara.
Numerose sono state le iniziative per ricordare la sua figura di spicco contro la Mafia a cui non volle mai piegarsi e che gli costò la vita. «Non vogliamo un posto in questo Mondo, ma vogliamo un Mondo in cui valga la pena avere un posto», sono le parole di Mauro Rostagno impresse in uno dei murales a lui dedicati.
A omaggiarlo oggi è anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Mauro Rostagno è stato barbaramente ucciso dalla mafia trent’anni or sono, mentre tornava nella sede della comunità terapeutica che aveva contribuito a fondare a Lenzi, nella provincia di Trapani. In quella esperienza riversava il suo impegno, le sue convinzioni, la sua passione civile”.
“In questo giorno di ricordo – si legge in una nota – desidero anzitutto partecipare al dolore dei suoi familiari, degli amici e di quanti hanno condiviso con lui un tratto della vita. E’ stato un tempo spesso difficile, in cui la strada verso la verità giudiziaria ha anche subito gravi deviazioni. La memoria di una vittima di mafia oltrepassa lo strazio per la vita umana vigliaccamente spezzata. Essa costituisce un monito per la società e per le stesse istituzioni. L’agguato venne concepito per far zittire la sua voce libera nel denunciare le trame mafiose e i loschi affari”.
“Il suo assassinio – si legge ancora – avvenne pochi giorni dopo quello del magistrato in pensione Alberto Giacomelli e addirittura poche ore dopo l’uccisione del giudice Antonino Saetta, nel pieno di una strategia terroristica decisa e attuata dai vertici dell’organizzazione criminale. Rostagno, in quella stagione, svolgeva con riconosciute qualità anche il lavoro di giornalista, suscitando apprezzamento e attenzione nei lettori.Il suo impegno giornalistico non fu estraneo all’origine della spietata reazione mafiosa, e oggi resta a noi come testimonianza e come esempio”.

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