mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Andrea Zirilli:
Cosa ci ricorda l’11 settembre
Pubblicato il 11-09-2018


Quanto successo nel mondo all’indomani dell’11 settembre, continua inesorabilmente ad insegnarci che il terrorismo islamico è un problema di difficile soluzione.
La sconfitta e l’uccisione di pochi terroristi non è mai totale, la vittoria sempre incompleta e la tensione infinita. Quando si uccide un terrorista con un drone o si fanno dei blitz a casa degli Stati islamici, queste conquiste sono marginali e hanno come conseguenza perdite temporanee di inermi cittadini che mangiano in un ristorante o prendono un aereo. Quando si colpiscono i terroristi la conseguenza è che i vincitori che esultano cadono rapidamente e gli sconfitti si rialzano velocemente e si riorganizzando colpendo come in Francia, Belgio, Turchia, Svezia etc. in una maniera brutale.
Papa Francesco diceva che questa “è una terza guerra mondiale a pezzettini”: abbiamo percepito che l’Europa è solo un teatro di questa guerra? Ricordiamo tutti i vacanzieri uccisi in spiaggia in Tunisia o mentre visitavano un museo, e i turisti di un aereo russo fatti saltare in aria sul Sinai?
Quel vento di discordia e di odio di fondamentalisti e terroristi, sembra impossibile da sconfiggere e la cosa terribile è che la parola sicurezza forse è divenuta una parola troppo precaria nel nostro vocabolario.
Non esiste la bacchetta magica ma serve almeno provare a prevenire. Abbiamo una polveriera ai nostri confini con tre grandi conflitti in corso: quello tra sciiti e sunniti, quello tra fondamentalisti e nazionalisti e quello tra sionismo e islam.
Ancora una volta siamo in un’epoca di guerre ideologiche e la storia ci insegna che queste durano sempre fino alla fine.
Questo terrorismo è capace di risorgere dopo ogni sconfitta, perseguendo con sempre maggior tenacia una crociata anti-sionista e anti-occidentale.
Una battaglia di un presunto Stato islamico che è anche organizzazione criminale transnazionale implicata in tutto ciò che quella religione ha categoricamente condannato: narcotraffico, traffico d’armi, contrabbando, usura, rapimenti, distruzione di luoghi sacri, uccisione in massa.
La ricetta c’è e potrebbe essere quella di estinguere i canali di finanziamento di questi terroristi e tagliarli fuori dai mercati e dall’intelligence, isolare l’organizzazione criminale rispetto alla popolazione, impedendo approvvigionamenti di armi, infiltrare le loro file con spie vicine, etc .
Il profilo preventivo assume un ruolo decisivo su indagini di terrorismo di matrice islamica, infatti in questi tipi di reati lo sforzo delle forze dell’ordine non può essere indirizzato ad individuare un reato, ma ad evitarne in tutti i modi la realizzazione.
E’ necessario sostenere le forze dell’ordine, per arrivare sempre in tempo, perché parafrasando l’ex capo della Polizia Antonio Manganelli, il successo per contrastare efficacemente il terrorismo di matrice islamica, è “l’ attività preventiva per cogliere l’ humus ideologico religioso che sottende questo tipo di reati”.
E’ una guerra è vero ma che può essere combattuta in modo diverso.

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