mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Essere alternativi, non contrari
Pubblicato il 11-09-2018


Da alcuni anni, gli stessi argomenti tengono impegnati politici (veri o fasulli), opinionisti, giornalisti e comizianti da bar. L’elenco è costituito da debito pubblico, spread, crescita del PIL, Flax Tax, rapporto con l’E.U., reddito di cittadinanza e migranti. Ogni argomento è sempre separato dal generale. E’ il caso di dire:-Che noia! Intanto, le condizioni della società italiana peggiorano.

Secondo il Corriere delle Sera, stiamo scivolando verso l’America del SUD. Qualcuno sostiene che tra di noi ci sono parecchi nipoti di Perone di Evita. Nelle graduatorie relative ai vari aspetti della vita sociale, l’Italia occupa, quasi sempre, gli ultimi posti. Le percezioni, poi, sono peggio delle realtà. Il popolo si comporta da apatico spettatore: non parla, non partecipa, sembra rassegnato e alle elezioni, oltre il 40% si astiene. E, chi vota lo fa più per condannare chi ha governato, che per fiducia nelle altre forze politiche. Durante la prima Repubblica, i cittadini avevano riferimenti chiari e potevano scegliere tra programmi, derivanti da modelli di società; non venivano bombardati da espressioni folcloristiche. Nelle sezioni dei Partiti, nei dibattiti e nei convegni si parlava di programmi a lungo termine, di visioni della società, di laicismo, di diritti civili e di rapporti con il resto del mondo. Le forze politiche, con qualche eccezione, si sentivano obbligate a capire i problemi del domani, non a cercare frasi offensive, con le quali inondare l’avversario.

Abituato a leggere ciò che esiste, anche per capire dove stiamo andando, sono amareggiato e preoccupato, prevedendo uno scivolamento del nostro Paese,verso il basso, come l’incauto “sciatore” , di cui parla Dostoevskij, nel romanzo “ L’Idiota”. Ciò, che esiste non è caduto dal cielo, ma è la conseguenza della scomparsa della DC e del PSI, organizzata dai padroni di Di Pietro e per conto dei “poteri forti”, che non dovevano trovare ostacoli. Cosa che fu possibile, anche, grazie alla collaborazione del nascente populismo delle opposizioni, che applaudivano Grillo. In poco tempo, si passò dai confronti politici agli scontri parolai, trasformando il campo del confronto tra politiche alternative in un circo dove i pagliacci riuscirono ad emarginare i trapezisti. La trasformazione del PCI in Cosa 1 –Cosa 2, con il consequenziale suicidio, rese il subdolo processo veloce e devastante. Negli ultimi anni si è aggiunta l’interminabile crisi socio-economica, che come ogni crisi ha fatto crescere la corruzione e il trasformismo. In mancanza di programmi figli di visioni globali, si confrontano aspiranti capitaz. Stiamo toccando con mano un concetto espresso da Macron: “ Le crisi radicalizzano le visioni che ognuno ha di se stesso”. Si ha l’impressione che siano stati cancellati tutti i nobili esempi del passato. E’ bene ricordare che, per più di due secoli, si sono contrapposti conservatori e riformisti ( anche se di diversa gradazione). In Italia, nave senza nocchiero, dopo un trentennio , troviamo partiti, che hanno come Religione il mercantilismo e come Credo l’innovazione tecnologica. L’uomo non è più il centro della politica, è stato sostituito dal consumismo, strumento utile per soddisfare gli interessi dei pochi, non dei molti.

Chiediamoci: -Che fare? In un Paese, dominato dal populismo, è difficilissimo ripristinare una politica seria. Perciò, quelli che coltivano valori sociali riformisti devono, seguendo l’esempio dei nostri padri nobili, iniziare ad agire per creare una calamita culturale e politica, capace di allontanare sempre più cittadini dalla colla populista. Chi vuole continuare ad essere contrario, invece che alternativo, nella sostanza, continua a favorire i populisti e i sovranisti, dopo aver ceduto loro, il Governo del Paese. Per essere alternativi al Populismo, cosa ci vuole? Non occorre lambiccarsi il cervello, basta ricordare gli anni nobili del nostro passato o riflettere su ciò , che esiste nella maggior parte dei Paesi Europei, come Germania, Inghilterra, Francia, ecc. L’Europa Unita ci aiuta, offrendoci due guide politiche: il Partito socialista Europeo (PSE) e il Partito Popolare Europeo (PPE). I partiti, che le compongono possono, all’interno dei rispettivi Paesi, collaborare, come in Germania o essere alternativi come in Gran Bretagna. Sempre, per il bene delle società e nel rispetto reciproco. Non bisogna rincorrere i particolarismi. Le proposte devono contemperare tutte le esigenze delle società, sapendo che la politica deve svolgere anche un ruolo pedagogico.

Non arrivo al concetto, di cui al libro di Giovanni Jervis “ Fare affidamento sul pensiero di Mao per guarire le malattie mentali”, ma non bisogna pensare che ci sono solo esigenze materiali. Sarebbe bello, se le forze politiche facessero a gare a rendere piacevole il vivere nel nostro Paese, a giovani e a vecchi, a uomini e a donne. Perché, non aspirare a far diventare la società un’oasi di sicurezza, di stabilità,di entusiasmo, di discorsi puliti e di pensieri positivi, come consiglia la spicologa Carol Tavris? E’ fantasia? Non costa ed orienta le menti.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. Il titolo di queste righe – ossia “essere alternativi, non contrari” – è molto eloquente e stimolante , e direi anche molto riformista, perché presuppone una esplicita e pragmatica capacità di proposta, rispetto alla semplice contestazione e protesta, una dote che dovrebbe per l’appunto contraddistinguere e valorizzare la .cultura riformista visto che ne ha dato prova nel tempo (rispetto ai cosiddetti antagonisti).

    Oggigiorno vi sono da affrontare problematiche che sembrano essere molto complesse, e appaiono talora insormontabili, ma ogni epoca ha avuto le sue, ed è proprio il saper gestire il “difficile” che qualifica la politica, dandole importanza e credito nel sentire comune, ed è pertanto auspicabile che anche la sinistra nel suo insieme sappia seguire questa strada (rispetto ad evocare fascismo, nazionalismo, ecc…).

    Paolo B. 14.09.2018

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