giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Secessione napoletana
Pubblicato il 05-09-2018


Il vero problema di Napoli affonda nelle sue radici storiche nel rapporto illiberale che il “popolo” (mai riscattato al ruolo di “cittadino”) ha sempre stabilito con chi è al “potere”. Nella storia del rapporto tra istituzioni e città, emerge il dato distintivo che caratterizza la relazione tra chi governa e chi è governato. A Napoli c’è sempre il “regnante” e la “plebe” che lo protegge. Quando si dice “facimm’a rivoluzione!” si intende in realtà prodursi in un ribellismo di carattere reazionario teso a ristabilire un legame diretto con chi sta “su”. Non esiste delega democratica che riconosca il rispetto della mediazione delle istituzioni. Esiste un patto personale tra il “Re” e i suoi “sudditi”. Si tratti di Sindaco e elettori, si tratti del Presidente della Regione e i territori.

Ecco che in questo sistema si inserisce senza scandalizzare la notizia che il Sindaco De Magistris si produce in una versione tutta partenopea dell’attuale populismo del governo nazionale.

Con tre delibere approvate nei giorni scorsi il Sindaco afferma, senza peli sulla lingua, che intende procedere per “accelerare l’autonomia” della città! Una di queste delibere prevede addirittura la “realizzazione di una moneta aggiuntiva all’euro per dar forza a Partenope”!!! E qui siamo in perfetta linea con le politiche nazionali (anche se il testo della delibera, in realtà, è una semplice quanto paradossale dichiarazione di intenti senza concrete proposte nel merito , ma sappiamo che oggi far così è molto trendy…). Un’altra delibera si avventura sul tema dell’autonomia e si chiama Napoli Città Autonoma. Anche questa questione è molto di moda. E poi c’è la questione del “debito ingiusto” ovvero una ricostruzione dove attraverso una analisi della storia delle precedenti amministrazioni si arriva a affermare che il debito che grava sulla città deve essere cancellato perché non riconosciuto dal “popolo” e da questa amministrazione. Anche in questo caso è una faccenda già sentita…

Napoli è un posto magico e particolare. Una città che è in realtà un incrocio di mondi. La sua forza consiste proprio nella sua collocazione geografica, nelle sua storia, nella sua cultura e nella capacità di essere , come già definito ormai quasi trent’anni fa, una realtà “porosa” capace di assorbire, di elaborare e di trasformare impulsi e influssi culturali differenti. Questo è il suo punto di forza. Lo è sempre stato. Culturalmente. Infatti, anche oggi, per quanto riguarda le politiche culturali questa città è capace di offrire il meglio. E’ in grado di essere una città estremamente viva. In tutti i vicoli del centro storico, nella zona universitaria, nelle piazze dei quartieri spagnoli..è tutto un brulicare di associazioni culturali, di centri musicali, di esperimenti di inclusione attiva per migranti e c’è un grande investimento sulla “solidarietà attiva”. Per non parlare di strutture dedicate a minori a rischio recuperati grazie a associazioni di privati spesso aiutate dal Comune. E poi studi di registrazione, etichette musicali, un centro culturale che produce raffinatissime rassegne sulla musica popolare seguite a livello internazionale.

Ma resta il problema di fondo.

Come si concilia tutto questo caleidoscopio con un modo di concepire il “potere” così arcaico.. neo-borbonico. Terribilmente populista?

Le tre delibere che cosa vogliono esprimere in realtà?

E, innanzitutto, le possiamo leggere come chiari messaggi in bottiglia perfettamente calati nel gioco politico nazionale? Probabilmente, per quanto assurda, la risposta potrebbe essere affermativa.

Massimo Ricciuti

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