lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

SICUREZZA PER DECRETO
Pubblicato il 24-09-2018


conte_salvini_decreto sicurezza

Il consiglio del Ministri, dopo un lungo tira e molla, ha approvato il decreto Salvini in materia di sicurezza e immigrazione. Il cavallo di battaglia del fronte leghista ha cosi superato la soglia Palazzo Chigi. Il decreto è il risultato lungo e laborioso, dopo diverse limature e cambiamenti per evitare scontri con il Quirinale, dell’unione di due testi accorpati in un solo testo di 42 articoli. “Non cacciamo nessuno dall’Italia dall’oggi al domani, ma rendiamo più efficace il sistema dei rimpatri. In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace”, ha affermato il premier Giuseppe Conte. Al centro del mirino migranti e richiedenti asilo. Per questi ultimi, ha annunciato il ministro dell’Interno “lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado”. Con “un passaggio – ha precisato il premier Giuseppe Conte – anche all’autorità giudiziaria”. Il provvedimento approvato dal cdm “all’unanimità” modifica la normativa in materia dell’accoglienza dei profughi abolendo il permesso umanitario. Introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Dà una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie la cittadinanza in caso di condanna definitiva per terrorismo. E concede maggiori poteri ai Comuni. Per quanto riguarda la lotta alla corruzione, tema caro al M5S, non è chiaro se il Daspo sarà applicato senza attendere il terzo grado di giudizio.

“Un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura” commenta il ministro dell’Interno, spiegando che il provvedimento serve a “combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine”.

Giuseppe Conte ha voluto chiarire che un’interlocuzione con il Quirinale sul decreto è già stata avviata. “Quando c’è un decreto, cortesia istituzionale prevede che si anticipi i contenuti e un testo” al Quirinale, “cosa che è stato fatto anche in questo caso. C’è stata una interlocuzione. Non dico che Mattarella abbia approvato eccetera, non sarebbe rispettoso del galateo istituzionale… Il Presidente avrà tutto l’agio di fare eventuali rilievi” ha sottolineato il premier. Da vedere se Mattarella riterrà validi i motivi di urgenza posti dal governo. In caso contrario potrebbe non firmare e il decreto dovrà seguire il normale iter parlamentare. Se dovesse entrare in vigore, comunque il decreto andrà convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni.

Nei giorni scorsi, sui contenuti del provvedimento e sulla effettiva sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione per i decreti legge si erano addensati dubbi e perplessità non solo delle organizzazioni umanitarie e dell’Anci, ma anche degli uffici legislativi della presidenza della Repubblica. Il testo sulla sicurezza infatti è stato limato in più punti, tenendo conto dei rilievi dei tecnici del Quirinale. Non è un segreto che il presidente Mattarella abbia seguito, con qualche preoccupazione, la nascita e lo sviluppo del provvedimento. Il Colle ha sottolineato i punti che rischiano di non essere costituzionali e ha espresso anche dubbi sul merito di alcune questioni.

Forte preoccupazione arriva dall’associazione Refugees Welcome Italia “per le misure contenute nel decreto immigrazione in discussione al Consiglio dei Ministri. Ridimensionamento dello Sprar – fiore all’occhiello del sistema di accoglienza italiano – abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l’integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che, se approvato senza alcuna modifica, ridisegnerà – secondo l’associazione – l’architettura del sistema nazionale di accoglienza in senso negativo. Questo decreto – sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di protezione – rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni”.

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