martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

140mila senza CIG. A chi spetta la pensione di cittadinanza. Naspi, accesso alla domanda
Pubblicato il 08-10-2018


140mila a rischio
STOP A CASSA INTEGRAZIONE
“Migliaia di lavoratrici e lavoratori a fine settembre si sono di fatto ritrovati disoccupati poiché sono scaduti gli ammortizzatori sociali”. È quanto ha recentemente dichiarato la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, per la quale servono “nuove norme che correggano provvedimenti ingiusti e sbagliati, come il dlgs 148/2015″. “Sosteniamo – ha affermato – la mobilitazione di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil” davanti al Mise “per chiedere risposte immediate al Governo e per evitare migliaia di licenziamenti”. Secondo alcune stime sono 140mila, nel solo settore metalmeccanico le persone colpite dallo stop degli ammortizzatori sociali ma la crisi riguarda anche altri comparti e aziende impegnati da mesi in difficili vertenze.
Da un’analisi degli ultimi dati Inps sulla Cassa integrazione, quelli di luglio, la Cgil rileva un quadro “allarmante”: è evidente, su base annuale, che vi è stato un calo complessivo medio della Cig del 32,4%, ma questo è accompagnato ad un aumento del 9,4% della cessata occupazione. In particolare, preoccupa il raddoppio della Naspi a seguito dell’aumento di 136.617 posizioni, ovvero un +98%, rispetto al mese di giugno. La crescita del ricorso all’indennità mensile di disoccupazione, dimostra che sono molte le aziende che si approssimano all’esaurimento della loro disponibilità di cassa. Cresce quindi il ricorso alla Disoccupazione che nei primi 7 mesi del 2018, rispetto al 2017, ha fatto segnare un +6,2%. Alla fine di dicembre termineranno anche le proroghe di cassa e mobilità in deroga per le aree di crisi complessa e preoccupano le persistenti difficoltà nel ricorso al Fis, ammortizzatore che ha sostituito la cassa integrazione in deroga.
“La prossima legge di Bilancio – ha aggiunto in conclusione Scacchetti – dovrà assolutamente dare risposte a questa emergenza e individuare interventi strutturali capaci di garantire gli ammortizzatori fino alla ripresa delle attività aziendali o fino a nuove opportunità di occupazione”.

Welfare
PENSIONE DI CITTADINANZA, A CHI SPETTA
Dovrebbe esserci anche la pensione di cittadinanza nella prima manovra targata M5S-Lega. L’assegno minimo di 780 euro mensili, infatti, sarebbe una delle misure previdenziali allo studio del governo giallo-verde.
“Avere una pensione per sopravvivere un intero mese è un principio di civiltà”, ha più volte ribadito il vicepremier Di Maio, promettendo che dal 1 gennaio 2019 scatterà l’aumento. Ma in cosa consiste e a chi spetterebbe? Cavallo di battaglia dei pentastellati, la pensione di cittadinanza sarebbe riservata ai pensionati indigenti, in maggioranza donne, che attualmente percepiscono un assegno inferiore a 780 euro mensili, valore che l’Istat considera come soglia di povertà.
Al primo gennaio 2018 – secondo i dati riportati dall’Inps, nel suo osservatorio sulle pensioni del marzo scorso – il 62,2% dei pensionati in Italia percepisce un importo inferiore a 750 euro. “Questa percentuale però – sottolinea l’Inps – costituisce solo una misura indicativa della povertà, per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi”.
La pensione di cittadinanza, infatti, non sarebbe riconosciuta a tutti coloro che percepiscono un trattamento pensionistico inferiore all’importo minimo prestabilito, ma soltanto a chi ha un reddito familiare e un patrimonio insufficiente per vivere una vita dignitosa e di conseguenza si trova in una condizione di povertà.
Dunque, per accedere al nuovo strumento pensionistico, come per usufruire di altre prestazioni previdenziali, non verrebbe preso in considerazione solamente il reddito del titolare ma si potrebbe tener conto anche di altri fattori come il numero di familiari a carico ed il reddito del coniuge. D’altronde “delle 11.117.947 pensioni con importo inferiore a 750 euro” erogate in Italia al primo gennaio 2018, evidenzia ancora l’Inps, “solo il 44,3% (4.930.423) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, come integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile”. Ciò vuol dire, in pratica, che i destinatari della nuova misura previdenziale dovrebbero aggirarsi intorno ai 4 milioni e mezzo di persone.

Inps
NASPI: ACCESSO SEMPLIFICATO ALLA DOMANDA
La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall’art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione Aspi e MiniAspi in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La Naspi è erogata su domanda dell’interessato dall’Inps.
La Naspi spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione.
Importante, chi intende avviare un’attività lavorativa autonoma o d’impresa individuale o vuole sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa, nella quale il rapporto mutualistico ha a oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, può richiedere la liquidazione anticipata e in un’unica soluzione della Naspi.
Dal 23 febbraio 2018 è in sperimentazione su un campione di soggetti il servizio di accesso semplificato alla domanda di Naspi precompilata destinato a lavoratori dipendenti che hanno perduto involontariamente il lavoro e che potrebbero avere diritto alla indennità Naspi, se in possesso dei requisiti legislativamente previsti. Alla domanda l’interessato dovrà aggiungere solo gli altri eventuali elementi in suo possesso.
Per fruire del servizio l’assicurato dovrà accedere, tramite il proprio Pin, all’Area MyInps – I tuoi avvisi – dove troverà un avviso e il link alla domanda precompilata. Qualora in possesso di Pin ordinario, al termine della compilazione della domanda si raccomanda di convertire il Pin in Pin dispositivo.
Gradualmente il servizio verrà esteso alla generalità degli assicurati, con contratto di lavoro dipendente, cessati involontariamente.

Inps
COLF: ENTRO IL 10 OTTOBRE IL VERSAMENTO ALL’INPS
È scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro mercoledì 10 ottobre prossimo tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al terzo trimestre (luglio – settembre 2018).
Con la circolare numero 15 del 29 gennaio 2018 l’Inps ha reso noto i nuovi importi relativi ai contributi previdenziali da corrispondere per i lavoratori domestici (cosiddetti colf e badanti). Gli importi dei contributi dovuti sono validi dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. Inoltre sempre relativamente al lavoro domestico, lo scorso 17 gennaio è stato sottoscritto, fra le rappresentanze sindacali, l’accordo relativo alle retribuzioni minime di colf e badanti.
Oltre alle retribuzioni minime con l’accordo di rinnovo del Ccnl lavoro domestico sono stati aggiornati anche i valori convenzionali di vitto e alloggio da erogare con decorrenza 1° gennaio 2018. I contributi previdenziali utili ai fini pensionistici e previdenziali dei collaboratori domestici, presentano anche una novità sui versamenti da effettuare per l’anno in corso. Per i datori di lavoro, in particolare, vige un obbligo di pagamento dei contributi previdenziali su base trimestrale e in base alle ore effettivamente lavorate. Il versamento può avvenire con diverse modalità come:
Utilizzo di bollettini Mav da inviare all’Inps per l’attestazione del corretto pagamento dei contributi ai lavoratori domestici.
Servizio online sul portale dei pagamenti dell’Inps. In questo caso la sezione da utilizzare è pagamento immediato pagoPa.
Presso i punti aderenti al circuito Reti amiche, comunicando il codice fiscale e la tipologia di contributi da corrispondere.
Sul sito dell’Inps, è allocato un comodo software per la simulazione del calcolo della contribuzione da corrispondere per il personale domestico. In tutti i casi comunque è l’Inps che invia a domicilio i modelli di pagamento ai datori di lavoro domestico in base alle modalità da loro indicate.
Per il 2018 l’Istat ha rilevato una variazione dei prezzi al consumo pari all’1,1% per le famiglie degli operai e degli impiegati per il 2017. Di conseguenza l’Inps ha rideterminato l’importo delle retribuzioni convenzionali sulle quali calcolare i contributi per previdenza e pensioni di colf e badanti assunti con regolare contratto. Per i rapporti di lavoro a termine invece continua ad applicarsi il contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,4% (L. 92/2012).
Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2018:

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali – retribuzione oraria effettiva – contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

Retribuzione oraria     Contributo orario con Cuaf     Contributo orario senza Cuaf*

fino a 7,97 euro                 1,51 (0,35)                                       1,51 (0,35)

da 7,97 fino a 9,70 euro    1,70 (0,40)                                    1,71 (0,41)

oltre 9,70 euro                   2,07 (0,49)                                      2,08 (0,49)

più di 24 ore settimanali   1,10 (0,26)                                      1,10 (0,26)

Come detto sopra a queste quote va aggiunta l’eventuale addizionale dell’1,4% per i contratti a tempo determinato (tranne per le sostituzioni di lavoratori assenti).
(*) Il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (Cuaf) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi. (parenti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati). Fra parentesi è invece indicata la quota parte a carico del lavoratore. Se la colf però lavora più di 24 ore settimanali presso la stessa famiglia l’onere previdenziale complessivamente dovuto è di 1,10 euro (0,26) (o di 1,10 (0,26) senza Cuaf) a prescindere dalla retribuzione oraria effettivamente percepita.
Da ricordare, infine, che il prossimo termine di pagamento da osservare quello relativo al quarto e ultimo trimestre dell’anno (ottobre – dicembre) sarà per il 10 gennaio prossimo.

Carlo Pareto

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