sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Catalogna: indipendentisti senza maggioranza
Pubblicato il 13-10-2018


catalogna-barcellonaTira aria di crisi, in Catalogna, tra i due principali partiti indipendentisti al governo, ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, sinistra repubblicana) e JxCAT (Junts per Catalunya, centro-destra).

Il governo catalano, guidato Quim Torra, vive una fase molto difficile, non gode più della maggioranza nel Parlament: ha il sostegno di soli 61 deputati, a fronte dei 65 seggi dell’opposizione.

Lo scontro nella maggioranza, unito all’appoggio esterno garantito saltuariamente dal movimento indipendentista, di estrema sinistra, CUP porta la maggioranza separatista soltanto alla parità con il fronte unionista.
In questo caso le votazioni sono ripetute tre volte fino a bocciare le proposte in caso di continuo pareggio: il 9 ottobre scorso, durante il Debate de Política General, l’assemblea ha bocciato, con questa procedura, il riferimento al “diritto all’autodeterminazione” della Catalogna.

I partiti per l’indipendenza hanno perso il controllo dell’assemblea legislativa catalana martedì scorso, quando l’Ufficio di Presidenza del Parlamento, col sostegno di ERC e dei socialisti del PSC, ha negato a 4 deputati di JxCAT (tra cui l’ex presidente Puigdemont), la possibilità di continuare a delegare il proprio voto.

I deputati “da dimissionare” si trovano in carcere, o in “esilio”, a seguito della dichiarazione unilaterale d’indipendenza del 2017, successiva all’indizione del referendum che mirava alla disgregazione dell’unità spagnola.

 Una vicenda conclusasi con la repressione del movimento indipendentista, l’attivazione dell’art.155 della Costituzione e le nuove elezioni, che hanno confermato la maggioranza ai partiti indipendentisti.

Tuttavia si è aperto, dopo il voto, una lotta per la definizione della prospettiva, all’interno del variegato mondo del separatismo catalano: da una parte la coalizione guidata da Puigdemont, JxCAT, che ha adottato una linea intransigente, contraria alla possibilità di sostituire i “deputati prigionieri”, anche a costo di perdere la maggioranza nell’assemblea; dall’altra parte ERC e il presidente del Parlamento, Roger Torrent, che hanno respinto le pretese di Puigdemont, in modo da garantire il mantenimento della maggioranza, dando seguito, tra l’altro, ad una sentenza della magistratura spagnola.

Questa vicenda potrebbe rappresentare l’inizio di una guerra senza quartiere nel mondo indipendentista.

Secondo esponenti dell’ERC, si tratta di slealtà da parte di JxCAT: i repubblicani ricordano che il 2 ottobre, JxCAT e ERC hanno firmato un accordo per sostituire i loro deputati assenti in modo da non perdere la maggioranza assoluta.

Quando si arrivò al momento decisivo, ERC rispettò l’accordo, presentando le lettere di dimissioni dei suoi prigionieri, ma JxCAT si tirò indietro senza offrire alcuna spiegazione, anzi chiamando vigliacchi e traditori i membri del partito alleato.

Tutto sembra obbedire a una strategia machiavellica, voluta dall’ex presidente in esilio, Puigdemont, che vuole seminare il caos, lanciare un’offensiva a pieno titolo contro l’ERC: l’obiettivo è di mettere il partito repubblicano alle corde per convincerlo a confluire nella lista, Crida per la Republica, una piattaforma (in realtà un nuovo partito) trasversale, con volti nuovi, vocazione egemonica nel mondo indipendentista e una forte leaderizzazione.

Inoltre, da fonti di JxCAT, si sostiene che vi sia un patto segreto tra socialisti e repubblicani per “tradire” la causa indipendentista.

Allo scontro duro, avventurista e, in definitiva, perdente, l’ERC preferisce un dialogo con il governo nazionale per la ridefinizione del consenso costituzionale in materia territoriale, nel quadro della proposta di Sanchez, della “nazione di nazioni”, composta da Comunità autonome, con ampi poteri, e il governo centrale, in linea con lo spirito della Costituzione del 1979.

In questo senso vanno lette l’astensione dei deputati socialisti catalani alla mozione di sfiducia al governo firmata dal PP e da Ciudadanos, nonché il voto comune con ERC sulla destituzione dei parlamentari “per procura”.

Tuttavia, l’ex presidente Puigdemont, ha un altro fronte aperto, non con i repubblicani questa volta, ma con il proprio partito.

I quadri del PDeCAT (formazione principale di JxCAT) vivono uno stato d’insofferenza a causa dell’assenza di dibattito interno, lamentano la mancanza di una chiara direzione politica e l’eccessivo potere in capo a Puigdemont.

Tutto questo genera un malcontento difficile da gestire e pronto ad esplodere.

L’esecutivo di Quim Torra, prova a buttare acqua sul fuoco delle divisioni e delle polemiche dell’ex maggioranza. Ma, non troppo velatamente, ci si prepara al redde rationem: la situazione potrebbe diventare presto insostenibile, degenerare politicamente e il passo successivo sarebbe la convocazione di ennesime elezioni anticipate.

 Il movimento indipendentista è tutt’altro che un blocco omogeneo. Si vedrà, nei prossimi giorni, se emergerà la volontà di ricucire o invece si perseguirà nel disegno di far saltare il tavolo.

 In questo frangente, la Catalogna rischia di rimanere in bilico e in una perenne attesa, dalle fila dell’opposizione si parla già di “governo degli zombi”e questo non è un grande auspicio per il futuro.

Paolo D’Aleo

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