sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

UN CICLO NUOVO
Pubblicato il 09-10-2018


bandiera-rossa

“La politica italiana è di fronte a un cambio di passo imponente. Sono passati 10 anni dalla mia elezione a segretario del Psi al Congresso di Montecatini. Bisogna preparare un ciclo nuovo che governi una fase nuova e diversa dalle precedenti. Quando io presi il partito da Boselli eravamo ancora dentro quella che è stata definita impropriamente la seconda Repubblica. Era nato da poco il Pd, aleggiava ancora lo spettro del berlusconismo che in Italia aveva appena vinto le elezioni con la maggioranza più ampia mai vista. Era il 2008. È una storia che è tramontata. Non c’è più il berlusconismo; e se viene meno il berlusconismo viene meno anche il Pd che era stato concepito in funzione anti Berlusconi. Insomma quei due pilastri di 10 anni fa non ci sono più”.

Lo afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista all’Avanti! pochi giorni dopo la segreteria del Partito del 3 ottobre. “L’Italia – continua Nencini – è l’unico Paese in Europa che ha un governo populista e sovranista. La sinistra non ha ancora iniziato la sua traversata nel deserto. È la ragione per la quale i socialisti devono mantenere in vita la loro comunità, organizzarla autonomamente e partecipare alla costruzione di una sinistra completamente nuova rispetto a quella tradizionale del ‘900. Va costruita una sinistra che torna a incontrare il popolo; una sinistra molto più vicina a quella di fine ‘800 che a quella di fine ‘900”.

Insomma una sinistra che torni alle origini…
Vedo segnali molto forti di diciannovismo. Segnali causati dalla crisi economica che si è abbattuta in Italia più che altrove e che hanno provocato la crisi del ceto medio che era la colonna portante dell’Italia. La reazione è stata di rabbia e di paura con l’idea che non c’è più futuro con un conseguente chiudersi in se stessi. Però i problemi sollevati sono veri. Carenza di lavoro; chi era più ricco si è arricchito mentre chi era povero è precipitato nella miseria. L’Italia di mezzo si lagna in una condizione di apatia perché non vede ancora un nuovo treno che passa.

Torniamo al Psi.
Tutto questo questo giustifica l’apertura un ciclo nuovo. Bisogna arrivarci attraverso un Congresso straordinario da convocare prima delle elezioni europee. Il fatto che la Segreteria abbia all’unanimità fissato questo percorso che poi il Consiglio Nazionale a novembre formalizzerà, il fatto che lo abbia deciso in maniera unitaria, porta a considerare possibile l’apertura di un ciclo nuovo. Bisogna cogliere  l’occasione per fare un Congresso aperto, preceduto dai Congressi provinciali e Regionali e facendo partecipare al Congresso Nazionale anche chi non è iscritto, consegnandogli una tessera provvisoria perchè possa offrire un contributo al dibattito.

Ma per ricostruire il centrosinistra serve anche il Pd che però al momento non riesce neanche a fare  un congresso…
Sono fossilizzati e colpevoli. Chi è più grosso ha anche maggiore responsabilità. E i ritardi in cui si dibatte il Pd hanno senza dubbio una influenza negativa nel campo della sinistra riformista italiana. Ora bisogna tornare per davvero al primo motto craxiano del primum vivere. In questi anni sono nati e morti moltissimi partiti, noi invece abbiamo continuato a vivere. Soffriamo ancora gli effetti del ‘92 – ‘93. Ma oggi abbiamo ancora una presenza locale diffusa. Dobbiamo mettere in salvo questa scialuppa per partecipare al ridisegno della sinistra italiana. Il Pd che nasce come la somma dell’anima comunista e di quella democristiana temo non abbia più ragione di essere così come è nato. Servirebbe oggi più sinistra per strappare dalle mani di Lega e Grillini alcune bandiere che vengono manipolate o in maniera minacciosa o in maniera bugiarda.

Per esempio?
Pensiamo al reddito di cittadinanza di 780 euro. Non vi è la copertura per i 6 milioni e mezzo di donne di uomini in difficoltà. Quindi le battute ironiche di Di Maio che dice di aver azzerato la povertà sono una straordinaria presa in giro. Ecco perché serve una sinistra: per smascherare le bugie e per fare delle proposte credibili.

Il Psi ha lanciato un Manifesto per l’Europa. Quali sono i  punti principali?
Primo punto: la sinistra italiana tutta assieme e non solo chi sta nel Pse, dai sindaci civici a un pezzo di Leu fino all’esperienza Radicale, scelga il candidato alla presidenza della Commissione europea. Secondo, serve un appello delle tre grandi case che hanno fondato l’Unione europea: i popolari, i socialisti e i liberali per mettere in guardia l’Europa dal pericolo che crolli quanto abbiamo costruito. Terzo punto: per l’Italia l’ideale sarebbe un fronte europeista nella sinistra riformista in grado di opporsi a uno schieramento con le caratteristiche del populismo più greve e radicale.

Prodi ha recentemente parlato della necessità di una alleanza in Europa tra Socialisti, Liberali e Verdi…
Prodi conserva una grande lucidità e buonissime relazioni.

Un sondaggio recente afferma che gli elettori che credono al progetto europeo sono il 68% in Germania, il 53% in Francia, il 51% in Spagna, il 72% in Olanda l’80% in Svezia. Da noi questa percentuale è del 47%. Come leggi questo dato?
Sono preoccupato perché è una percentuale più bassa rispetto al passato. Però compiaciuto perché quel 47% è quasi la metà dell’elettorato potenziale ed è molto più alto rispetto ai numeri che nei sondaggi prenderebbero Lega e Grillini. Però a questo mondo va data una identità politica che ancora non c’è. Non esiste ancora l’attaccapanni per rappresentare i loro desideri e i loro problemi.

Si può dire che Roma si candida a diventare l’epicentro per distruggere l’Europa? O è una esagerazione?
Non è una esagerazione. È nel comportamento del governo. È nel filo putinismo dichiarato, è negli attacchi quotidiani che fanno alla UE. L’Europa così com’è  non piace neppure a me. Ma una cosa è distruggerla, altra cosa è cambiarla. Bisogna lavorare per cambiarla e farlo rapidamente. Il trattato di Maastricht è figlio di una stagione che è quella dell’Illuminismo e che ha come visione quella di un progresso continuo e costante. Con la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica si è dimostrato invece che non è cosi. Ecco perché quel trattato va revisionato inserendo al primo posto il tema di come si affrontano le crisi.

Il governo dopo lunghi balletti di cifre ha approvato il Def. Ne è susseguita la sceneggiata del balcone. Qual è il tuo commento.
C’è un surplus di comunicazione travolgente. Vendono cose che nel Def non sono scritte. Anche io, fossi stato al governo, avrei osato. Non avrei fatto dell’1,6% una linea di confine invalicabile. Ma avrei ragionato con l’Europa. Non mi sarei portato oltre il 2% ma avrei sempre ragionando con l’Europa con l’atteggiamento di chi vuole cambiarla e non distruggerla. Se si vuole distruggerla ci si comporta esattamente come Salvini e Di Maio, ossia mettendo ogni giorno un dito nell’occhio di chi poi deve darti il placet sulle operazioni economiche finanziarie. Ma c’è di più.

Cosa?
Bisogna fare attenzione a quello che succederà a fine ottobre, perché verranno rivisti i parametri di rating per l’Italia e per gli altri paesi europei. Noi siamo già in fascia tripla B, se scendessimo a livello inferiore, avremmo grande difficoltà a piazzare i nostri titoli. Due gradini sotto e arriveremmo in classe spazzatura. Ci sono molte grandi compagnie e istituti che negli statuti hanno scritto in maniera chiara che non possono acquistare titoli di paesi che si trovano in questa fascia. Immaginiamo cosa potrebbe succedere. Ecco perché è colpevole l’atteggiamento della Lega e dei grillini.

Anche il tema dell’immigrazione è usato come grimaldello. Basta vedere l’episodio dell’aereo tedesco…
Di nuovo la comunicazione. Guardiamo i numeri: il basso afflusso dei migranti è figlio del lavoro del governo Gentiloni e del ministro Minniti. Per chi non crede può vedere i dati di giugno. Il Governo Conte eredita i frutti positivi di quella stagione. Aggiungo: siccome noi siamo al governo in molti Comuni e Regioni, dovremmo prevedere immediatamente delle misure. Se un immigrato ha diritto di vivere da noi e percepisce 35 euro al giorno dallo Stato per vivere dignitosamente, ha anche il dovere di fare qualcosa per la comunità che lo ospita. Questa è una iniziativa che non prende il governo di destra, non prendono le amministrazioni locali e regionali di centrodestra ma che dovrebbe prendere la sinistra dove ha la possibilità ancora di decidere.

Daniele Unfer

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