domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Consulenti e Ispettori del lavoro: “Contrastare il lavoro irregolare e qualsiasi forma di sfruttamento”
Pubblicato il 31-10-2018


Monitoraggio Inps

PENSIONI IN FRENATA

Pensioni in frenata nei primi 9 mesi del 2018: è l’effetto dell’aumento del requisito dell’età previsto per le donne scattato nel corso dell’anno a 66 anni e 7 mesi. Così tra gennaio e settembre sono state liquidate 349.621 pensioni rispetto alle 454.534 calcolate nel 2017. Il calo più evidente quello tra i dipendenti pubblici per i quali le pensioni liquidate nei primi 9 mesi dell’anno passano dalle 239.897 del 2017 a 197.608. E’ quanto rileva l’Inps, nel suo monitoraggio dei flussi di pensionamento.

La flessione maggiore, sempre per i dipendenti, si è evidenziata ovviamente per le pensioni di vecchiaia praticamente dimezzate e passate da 44.813 dei primi 9 mesi 2017 a 28.842 del 2018 ma un ridimensionamento è stato osservato anche per quelle di anzianità, da 73.434 a 66.137, invalidità da 25mila a 20.906 e superstiti da 96.450 a 81.723.

E sempre tra i lavoratori pubblici, annota ancora l’Inps, sono oltre 96mila i pensionati sotto i 1.000 euro in confronto ai 129mila dello stesso periodo del 2017. Sono in 33.466 invece i lavoratori che hanno percepito fino a 1.500 euro ; 27.032 quelli tra 1.500 e 2.000. Sono poco più di 25mila invece quelli che ricevono un trattamento pensionistico tra i 2.000 e 3.000 euro mentre ammontano a circa 14.574 gli assegni da 3.000 euro in su.

Complessivamente, invece, sotto i 1000 euro nei primi 9 mesi del 2018 finiscono circa 361mila pensioni. In particolare tra gennaio e settembre di questo anno ai 96 mila assegni tra i 500 e i 999 euro registrati dai lavoratori dipendenti si devono sommare i 18.099 dei coltivatori diretti sui 21.752 erogati; i 28.934 della gestione degli Artigiani sui 51.387 erogati; gli 8.824 dei Commercianti sui 40.737 erogati complessivamente, i 23.253 dei parasubordinati rispetto ai 24.969 erogati nei primi 9 mesi dell’anno e i 13.168 assegni sociali.

L’età media di uscita dal lavoro verso la pensione scende nei primi nove mesi del 2018 a 63,9 anni dai 64,1 riscontrati nell’analogo lasso di tempo del 2017. Il dato, come detto, emerge dal Monitoraggio dell’Inps sui flussi di pensionamento ed è legato alla riduzione delle pensioni di vecchiaia che si è avuta con l’aumento dei requisiti scattati nel 2018 per le donne. Per l’accesso alla pensione di vecchiaia l’età media passa infatti dai 66,4 anni del 2017 ai 67,3 del 2018 mentre per la pensione anticipata l’età media flette e passa dai 61 anni del 2017 a 60,9 anni nel 2018.

Consulenti e Ispettori

NO A SFRUTTAMENTO E LAVORO IRREGOLARE

Contrastare il lavoro irregolare e qualsiasi forma di sfruttamento del lavoro. Questo l’obiettivo comune, si legge in una nota, “del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro ribadito diramata al termine di un cordiale e proficuo incontro svoltosi recentemente tra la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, e il nuovo Capo dell’INL, Leonardo Alestra”.

“Ispettorato nazionale del lavoro e consulenti del lavoro condividono la necessità, ognuno nel rispetto del proprio ruolo istituzionale, di contrapporsi a qualsiasi forma di sfruttamento del lavoro; siano esse manifestate come lavoro nero o con altre forme più elaborate e sofisticate, comunque volte ad aggirare il sistema di regole vigente nel mondo del lavoro”, hanno dichiarato congiuntamente il Generale Alestra e la presidente Calderone.

“L’obiettivo – hanno continuato – è di essere a fianco delle imprese sane per favorirne la crescita nel rispetto delle regole del mercato del lavoro e per questo si impegnano a promuovere la cultura della legalità, anche attraverso l’utilizzo dell’Osservatorio per la legalità, canale già sperimentato e che ha dato positivi riscontri nel contrasto a qualsiasi forma di abuso. A tal fine, l’utilizzo della certificazione dei contratti e dell’Asseverazione della Regolarità Contributiva e Retributiva (Asse.Co), tra gli 8 milioni di rapporti di lavoro gestiti negli studi dei consulenti del lavoro, potranno essere strumenti – hanno concluso – quanto mai utili a ribadire la valenza della lotta al lavoro irregolare. In particolare, l’Asse.Co sta già realizzando un circuito virtuoso mirato alla diffusione del lavoro etico e regolare, che contribuisce altresì ad orientare in maniera più efficace i controlli degli organi ispettivi”.

Consulta Caf

ISSE CRITERIO BASE PER REDDITO DI CITTADINANZA

Estendere l’utilizzo dell’Isee e del 730 allargato per una più equa applicazione delle misure previste dalla legge di Bilancio 2019, a partire dal reddito di cittadinanza. Sono le proposte che arrivano dalla Consulta nazionale dei Caf, che le ha recentemente presentate a Roma nel corso di un incontro. Alla discussione, introdotta da Mauro Soldini e moderata da Massimo Bagnoli (coordinatori della Consulta nazionale dei Caf), hanno partecipato tra gli altri: Teresa Manzo (componente commissione Bilancio della Camera), Andrea Caso (componente commissione Finanze della Camera), Marco Leonardi (responsabile economia del Pd), Fabrizia Lapecorella (direttore generale del dipartimento Finanze del Mef), Paolo Savini (vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate).

Ad oggi i Caf, che contano sull’intero territorio nazionale 10mila sedi permanenti, hanno trasmesso all’Agenzia delle Entrate oltre 17,6 milioni di dichiarazioni mod.730 (85% del totale) e all’Inps circa 5,8 milioni di Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) dei nuclei familiari (97% del totale), valide ai fini del calcolo Isee, con un incremento del 10% sul 2017. E questi numeri, sottolineano i Centri di assistenza fiscale, “fanno sì che i Caf si candidino ad essere le uniche realtà in grado di gestire gli strumenti necessari all’applicazione delle riforme contenute nella legge di Bilancio 2019, garantendone l’equità, la trasparenza e contribuendo al contempo alla semplificazione fiscale”. In particolare, le principali proposte della Consulta sono: Isee estesa per reddito di cittadinanza e agevolazioni fiscali; Dichiarazione fiscale unica per le persone fisiche; premio alla fedeltà fiscale (bollino blu); applicazione estesa dell’Isee.

Secondo la Consulta, “l’Isee può diventare il criterio guida per la corresponsione del reddito di cittadinanza, in quanto la Dichiarazione sostitutiva unica che ne è alla base (l’autocertificazione del cittadino, compilata e trasmessa telematicamente dai Caf e asseverata dall’incrocio delle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate) fa emergere in maniera più trasparente non solo i redditi ma anche i patrimoni mobiliari (conti correnti, depositi, titoli) e immobiliari (appartamenti e terreni) dei richiedenti agevolazioni sociali, assistenziali ed economiche: una ‘prova dei mezzi’ che garantisce maggiore equità e trasparenza”.

E per i Caf, inoltre, “è possibile altresì definire un collegamento tra il sistema delle detrazioni e deduzioni fiscali e la prova dei mezzi Isee”. “Ciò consentirebbe – viene spiegato – di assicurare sia un maggiore riequilibrio delle attuali dinamiche di agevolazione fiscale, non sempre progressive, sia un correttore per l’equità, rispetto ad esempio a un taglio lineare o all’esclusione dalle tax expenditures di fasce di popolazione solamente in base al reddito e non anche al patrimonio familiare”. I Caf suggeriscono, quindi, “un nuovo modello 730 che, attraverso il semplice inserimento di pochi righi, diventi il modello dichiarativo unico per tutte le persone fisiche”. “Ciò equivarrebbe – assicurano – a una notevole semplificazione e velocizzazione delle procedure e degli adempimenti.

“E’ stato inoltre proposto lo spostamento del termine di presentazione del 730, dall’attuale scadenza del 23 luglio al 30 settembre. Questo permetterebbe agli intermediari di iniziare l’attività dopo aver acquisito le dichiarazioni precompilate dell’Agenzia delle Entrate nella loro piena completezza, così da elevare il livello di qualità, per l’intero sistema. Sarebbe una riforma semplice e senza aggravio per l’Amministrazione fiscale, trattandosi di dichiarazioni prevalentemente a credito”.

Per la Consulta, “si avverte oggi al necessità di implementare un’efficace politica d’incentivi ai pagamenti con mezzi tracciati, sostenuta ad esempio dalla detraibilità di tutte o parte di quelle spese o il sorteggio a premi di codici fattura o un mix di queste premialità. Questi elementi si inserirebbero nell’idea di un bollino blu della fedeltà fiscale del contribuente, che non si limiterebbe al solo proprio reddito (fedeltà obbligata) ma anche al patrimonio del proprio nucleo familiare (fedeltà volontaria)”.

“I Caf potrebbero quindi svolgere un ruolo di asseverazione per tutti i soggetti che già assistono oggi, lavoratori e pensionati, senza dimenticare la crescente platea con redditi diversi che in questi anni hanno ottenuto la possibilità di utilizzare il modello 730”, viene sottolineato. “Il bollino blu -precisa ancora la Consulta dei Caf- darebbe accesso ad alcune forme premianti come ad esempio: detrazioni aggiuntive delle spese pagate con mezzi tracciati, l’accreditamento di una somma su una carta prepagata, il riconoscimento di un coefficiente di abbattimento nel calcolo dell’Isee, per l’eventuale necessità d’accesso a determinate prestazioni sociali agevolate, una riduzione dell’attuale periodo di accertamento”.

“Con l’adozione di queste proposte – hanno dichiarato Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, coordinatori della Consulta nazionale dei Caf – i Caf possono diventare sempre di più gli sportelli dello Stato sul territorio, grazie alla stretta vicinanza e al rapporto fiduciario instaurato negli anni con i cittadini”. “Il loro ruolo può quindi ampliarsi, a vantaggio dell’amministrazione finanziaria che può contare su una rete esistente, capillare e dotata di professionalità e competenze consolidate”, hanno sostenuto.

“La fornitura di questi nuovi servizi da parte dei Caf – hanno concluso – rende tuttavia necessario il recupero delle risorse economiche per il modello 730 oggi mancanti a causa del taglio già avvenuto dei compensi del Mef varati con la legge di stabilità 2016 (-70 milioni annui) e a quello a venire nel 2019 (-30 milioni) e per l’Isee, data l’insufficienza di copertura economica, (a meno di rifinanziamenti) sulle risorse dell’Inps e del ministero del Lavoro”.

Carlo Pareto

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