domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dalla Sicilia. Messina: il Ponte della Coerenza
Pubblicato il 15-10-2018


ponte messinaSe il problema è molto complesso, la soluzione deve essere elegante, mai banale. La soluzione di Andrew Yang ai problemi posti dall’intelligenza artificiale e dall’automazione radicale nell’industria e nei servizi è elegante, radicale come la tecnologia. In un lungo articolo pubblicato nel blog di Beppe Grillo, dopo aver dipinto a tinte fosche l’espulsione dalle linee produttive di milioni di operai a causa della robotizzazione, conclude che un “Reddito Base Incondizionato” di mille dollari a tutti i cittadini americani può aiutare a risolvere il problema. Deve servire ad accompagnare i lavoratori, espulsi dalle attività rese obsolete dalla tecnologia, verso i milioni di nuovi posti di lavoro richiesti dalla tecnologia per l’abbinamento del fattore umano all’intelligenza artificiale. Abbinamento sempre necessario per tenere fermo il punto che la tecnologia è al servizio dell’uomo e dell’umanità, non il contrario. Andrew Yang è un imprenditore amico di Barack Obama, candidato per il Partito Democratico alla Presidenza degli Stati Uniti.

Le ricette obsolete di chi non ha capito.

Il secolo scorso, di fronte ad un problema analogo, la risposta sarebbe stata la creazione di mille ostacoli all’automazione. Si sarebbe trovato il modo di rendere più economico il lavoro umano senza curarsi dei bassi salari, della ripetitività delle mansioni, della fatica fisica, dei rischi dovuti alla stanchezza e alla distrazione. Si sarebbe dipinta la tecnologia come disumanizzante. Si sarebbero limitati gli orari nei quali era possibile lavorare proprio per impedire alla macchine di funzionare senza interruzione. Di fronte alla prospettiva, nei prossimi vent’anni, dell’espulsione dell’intera categoria degli autisti di veicoli dal mercato del lavoro, si sarebbero trovate mille scappatoie per costringere al volante un inutile addetto umano. Di fronte all’efficienza delle talpe meccaniche con la conseguente facilità ed economia dei tunnel stradali e ferroviari, si sarebbe inventato il rischio di claustrofobia oppure scatenati eserciti di No TAV. Di fronte ai progressi dell’ingegneria genetica per proteggere le coltivazioni dai parassiti o dalle repentine mutazioni climatiche si sarebbero scatenati eserciti di No OGM oppure esaltato il valore dei pesticidi chimici. L’elenco potrebbe continuare all’infinito con scenari tipici della vecchia sinistra politica che purtroppo hanno contagiato anche gli altri schieramenti.

Una piccola riflessione sui trasporti del futuro.

È ancora Beppe Grillo, l’uomo del paradosso, che viene in soccorso immaginando nuovi scenari. Proprio il Grillo che, anni fa, faceva a pezzi un personal computer sulla scena, per rendere tangibile la sua repulsione verso “quelle macchine infernali letali per l’umanità”. Lo fa dal suo blog con una foto dove accarezza il prototipo di una navetta dell’Hyperloop, seguita da un articolo scritto di suo pugno (si capisce da qualche svarione). Immagina i tunnel dove passeggeri e merci viaggiano a 1200 km orari costruiti di fianco alle linee ferroviarie. Immagina i container scaricati dalle navi su piattaforme offshore per entrare nell’Hyper-intermodalità delle merci. Conclude, prendendo lo spunto da un’intervista a Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop: “Solo mettendo insieme grandi intelligenze possiamo realizzare cose straordinarie.

Iniziamo a farlo ripensando completamente alla nostra idea di mobilità. Il futuro condiviso arriva prima!”

Che soddisfazione constatare quanto possa evolvere il pensiero dell’uomo di fronte alla complessità e alla varietà delle esperienze e quanto stupidi siano i richiami alla una coerenza che è propria delle macchine e non del cervello umano!

Quattro mesi fa, pensando proprio a Beppe Grillo, scrivevo: “Si potrebbe rielaborare l’idea del Ponte di Messina con un Hyperloop fra Milano e Palermo. Proporre la riconversione dell’Ilva di Taranto per finalizzarla alle polveri per la stampa 3D. A Taranto, connesso al Hyperloop, si potrebbe fare anche uno spazioporto da destinare al balzo orbitale fra l’Italia e Chicago, così da facilitare la collaborazione per i tunnel della futura metropoli. Faremo anche noi un’unica grande metropoli che unirà Messina, Reggio e Taranto. Saremo il satellite tecnologico creativo della Silicon Valley, che potrebbe ospitare, fra l’altro, la Gigafactory italiana delle Battery Pack.”

Dovremmo però pensare a quello che faranno i camionisti in futuro. Senz’altro non guideranno il loro camion però dovranno custodirlo. Dovranno accompagnare il trasporto durante il viaggio che non avrà interruzione se non per il rifornimento (pardon … ricarica delle batterie). Durante la pausa potranno fare la spesa. Durante il viaggio potranno anche dormire in cuccetta. Passeranno il tempo facendo la contabilità, contattando i clienti, organizzando lo scarico e la consegna della merce, procurandosi un nuovo carico per il viaggio di ritorno ecc. Potranno fare anche piccoli lavori di manutenzione dell’automezzo che dovrà essere organizzato, per l’accesso al vano di carico e controllare l’inventario. Insomma: il camion diventerà l’ufficio e l’officina del camionista.

Il fattore umano nell’economia e nell’organizzazione delle imprese.

Ci siamo mai chiesti quante volte un’impresa fallisce per coerenza? “Si è sempre fatto così! Perché cambiare?” è una frase ricorrente fra il capo e qualcuno dei suoi sottoposti intraprendenti. Nella stragrande maggioranza dei casi è un richiamo corretto. Però ci sono situazioni in cui cambiare è necessario, altrimenti si perde il passo col mercato. Non so se fra cento o fra mille anni l’intelligenza artificiale sarà curiosa. Forse si. Ma vorrà dire che ci sarà stata una fusione profonda con l’autocoscienza umana. Che noi uomini e donne, pur mantenendo la nostra individualità nella vita e nel pensiero privato, al livello superiore, quello economico e politico, saremo diventati un tutt’uno con la rete. A quel livello saremo una tessera di un immenso mosaico dove però l’individualità e il libero pensiero di ogni singolo sarà condizione necessaria per il funzionamento complessivo. Se viene meno la libertà individuale la grande macchina si ferma. The Machine Stops, à un vecchio racconto E. M. Forster scritto nel 1910 dove, in un immaginario futuro, aria, cibo, abitazione, trasporti, comunicazioni e ogni dettaglio della vita personale e collettiva sono forniti a tutti da una immensa macchina. Dalla nascita all’eutanasia! Tutto procede per generazioni finché qualche cosa, nella macchina, comincia a corrompersi perché sfugge al sistema automatico di manutenzione. Qualcuno propone di sottoporre a manutenzione il sistema di manutenzione stesso ma, ovviamente, la macchina non può farlo e l’umanità non ha più nozione di come la macchina funzioni. Alla fine, col collasso della macchina, tutta l’umanità soccombe.

Questo per dire che la coerenza assoluta fa parte delle macchine mentre la libertà di cambiare per curiosità fa parte dell’uomo. Che la tecnologia deve essere impostata, secondo leggi ineludibili, per essere al servizio dell’uomo, della sua curiosità e della sua libertà di cambiare.

Quando qualche politico fa dei richiami alla coerenza mi vengono i brividi. Quando l’economia finanziaria si fa manipolare da algoritmi senza via di fuga mi sembra di rivivere gli scenari immaginati da Foster nel suo racconto del 1910.

L’ecologia umanista.

La vita sulla Terra è organizzata secondo leggi ineludibili che sono quelle dell’evoluzione e della lotta per l’esistenza. Centomila anni fa, per uno scherzo di natura, si rivelò il più adatto a sopravvivere e a dominare il mondo un animale che, usando miti e sacerdoti, riusciva ad aggregare eserciti di migliaia di seguaci. Quegli eserciti difendevano i villaggi e conquistavano nuovi territori imponendo, ai vinti, l’agricoltura, l’allevamento, la scienza delle costruzioni, la scrittura e la contabilità. Da meno di un secolo le comunicazioni sono diventate istantanee e, via via globali. Oggi, a fare le conquiste, sono eserciti di idee, di progetti che funzionano. Funzionano così bene che l’aspettativa di vita in cinquant’anni è raddoppiata e la popolazione supera 7,6 miliardi. Progetti complessi possono essere elaborati, trasmessi in modo istantaneo, eseguiti e migliorati dall’altro capo del mondo, condivisi di nuovo, eseguiti in migliaia, milioni di repliche con sistemi automatici. Questa immensa umanità sta sconfiggendo la fame e le malattie. Sta maturando l’etica della pace e il tabù della guerra.

La natura secondo la sua configurazione non antropocentrica non è in grado di sostenere la popolazione umana. Di conseguenza sta imponendosi un’ecologia umanista in grado di far convivere il benessere della popolazione, la sua crescita e il benessere del pianeta.

“Nell’aria c’è qualcosa di diverso. Le persone hanno voglia di coltivare una visione positiva della vita e della convivenza. Noi portiamo avanti una politica del coraggio per accrescere le energie, per rafforzare l’Europa e la nostra democrazia, per guardare al futuro.” È una frase di Kata Shultze, la giovane leader verde che ha vinto le elezioni in Baviera. Penso che anche da Kata avremo delle sorprese che faranno inorridire i vecchi ecologisti coerenti con la “natura del buon selvaggio”. Chissà che anche lei non incominci a pensare alle coltivazioni idroponiche sulla Terra, agli OGM come prospettiva per sfamare l’umanità, alle officine nello spazio geo-lunare, alle miniere negli asteroidi. Ovviamente anche a Hyperloop.

Forse Beppe Grillo scoprirà che la Sicilia è una grande piattaforma offshore, con tanti porti, per raccogliere i container con le merci verso l’Europa e l’Asia. Così rinascerà anche il progetto del Ponte di Messina.

Daniele Leoni

Vice Presidente di Space Renaissance Italia

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