domenica, 9 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Disoccupazione scesa al 9%: se riduciamo ancora i salari la azzeriamo
Pubblicato il 04-10-2018


Motivo di grande entusiasmo nelle ultime ore: l’Oracolo in Italia ci dice che ormai abbiamo tutti un posto di lavoro, o quasi. Infatti, la disoccupazione è scesa stabilmente sotto la soglia psicologica a due cifre: 9% e rotti.
Ora, non è minimamente importante che, rispetto a prima della crisi, le retribuzioni siano state dimezzate, che una gran parte dei contratti sono precari o nascondono dietro false prestazioni occasionali con partite iva il peggior sfruttamento da lavoro
subordinato. Alcuni lavorano qualche ora la settimana e altri ancora “a chiamata”: come nel film “Fronte del porto” interpretato da Marlon Brando.
Solo che piuttosto che presentarsi davanti al molo del porto di mattina e sperare che il padrone o il caporale scelga te a scapito di altri dieci, ora queste forme di sfruttamento sono tutte telematiche e “impersonali”: basti pensare alle App come Foodora o Deliveroo (aziende che si occupano della distribuzione tramite fattorini di cibo direttamente a casa dei clienti) che ti danno l’illusione di essere tu a scegliere quando e come lavorare.
Tu devi dare solo la disponibilità oraria e un ALGORITMO sceglierà il tuo turno di lavoro; dopodiché pettorina catarifrangente e zainetto col brand e, automunito di bicicletta o scooter, si va… si inizia a lavorare, casa per casa, e più velocemente che puoi, perché più pizze consegni in poco tempo e più l’algoritmo darà la priorità a te per lavorare il giorno dopo.
Quindi, che importa se vieni pagato “a cottimo”, in una continua competizione con altri disgraziati come te… l’importante è consegnare più pizze possibili, stando accorto a non essere travolto dalle auto in corsa mentre sei in strada.
Questo è uno dei tanti casi di lavoretto sottopagato che viene conteggiato nelle statistiche degli occupati in Italia. Non faremo in tempo a elencare i vari lavori della logistica o delle “catene”, o addirittura i lavoretti svolti dagli interinali che lavoro nelle
cooperative che hanno subbappalti da parte delle grandi catene commerciali (Carefour ad esempio), il cui lavoro viene svolto in deroga al contratto collettivo nazionale (pensate appena superiore alle cinque euro l’ora con turni anche superiori alle otto ore,
notturni compresi alla stessa paga).
Siamo tutti occupati, dunque. Soprattuto a fare l’elenco delle miserie in cui siamo costretti a lavorare o delle rinunce che facciamo quotidianamente non solo per i beni superflui, ma anche per quelli di prima necessità e delle cure mediche (chi può oggi permettersi di pagare onerosi ticket della sanità pubblica?). Una cosa, quidni, è chiara: i diritti sociali, conquistati dai nostri padri e nonni, sono ridotti al lumicino.
L’economia italiana, il made in Italy in qualità di fior all’occhiello dell’economia post-industriale europea – quella delle piccole aziende artigianali o industriali nelle quale direttori e dipendenti facevano la pausa pranzo assieme con pane e salame e un bicchiere di vino – è stata definitivamente asfaltata dalle banche che hanno preferito favorire le grandi catene di distribuzione e le multinazionali. Le stesse multinazionali che sono del resto azionisti degl istituti di credito da cui traggono finanziamenti.
Questo circolo vizioso fiNa(n)zista è responsabile del massacro dell’intero ceto medio del Paese, il cui impoverimento generalizzato ha spiazzato persino i guru della Banca d’Italia che hanno preferito poi girare il loro viso dall’altra parte.
La fiducia dei lavoratori è stata spezzata definitivamente dal governo Mario Monti e dalla sua ministra del lavoro Elsa Fornero, quando già nel gennaio del 2012 si apprestavano a massacrare chi stava per andare in pensione per accattivarsi le simpatie dell’Europa, spezzando le reni alle persone che avevano lavorato una vita, oramai divenute esodati e in assenza di prospettive di futuro.
Gli italiani, colpiti a freddo dal pugno che li ha lasciati senza fiato, però, non si sono persi d’animo e con la loro inventiva si sono rimboccati le maniche, iniziando a risparmiare persino sui pannoloni del nonno e ripescando dai vecchi bauli in soffitta i fasciatori di quando erano bambini.
Premesso tutto ciò ,“Stanno tutti bene”, come titolava il film diretto da Giuseppe Tornatore, nel quale un anziano vedovo (Marcello Mastroianni) decide di andare a far visita ai suoi cinque figli, sicuro di trovare ambienti familiari sereni e felici, mentre trova una realtà compeltamente diversa dalle sue aspettative: i suoi figli sono tutti falliti e frustrati nella vita, soprattutto nel lavoro. Solo la figlia Tosca tira avanti economicamente perché in realtà non fa la modella, come aveva sempre lasciato credere, ma la escort di lusso.
Ecco, non vorrei, che a furia di dar conto delle preoccupazioni degli eurocrati di Bruxelles che si scandalizzano per una manovra che sfiora il vincolo di bilancio e minaccia la reazione dello Spread e dei mercati come se fossero le cavallette bibliche, facessimo la stessa fine dei figli di Mastroianni nel film.Cioè, ad arrangiarci come possiamo, tra frustrazioni, rinuncie e aspettative deluse, poiché l’unica prospettiva è fare come Tosca: quella di prostrarsi e prostituirsi all’Europa di Juncker che spesso ti fotte e neanche ti paga.

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