sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dl sicurezza. Psi: sì ai controlli no al nazionalismo etico
Pubblicato il 17-10-2018


Decreto-sicurezza

Continua a suscitare perplessità il dl sicurezza raffazzonato dal governo e firmato nei giorni dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In insieme di norme con un obiettivo unico: la caccia all’immigrato. Norme ipocrite, come quella che prevede la chiusura entro le 21 dei “negozietti etnici che diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino” per usare le parole di Salvini.

Confesercenti ha messo in guardia contro «la discriminazione di determinati imprenditori rispetto ad altri». «Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, sia che siano esercizi gestiti da stranieri, sia che siano esercizi gestiti da italiani», ha detto Mauro Bussoni segretario generale della Confesercenti nazionale. Anche il Codacons ha commentato: «Crediamo che in materia di commercio e sicurezza non sia corretto generalizzare», ha spiegato il presidente, Carlo Rienzi, secondo cui la chiusura dovrebbe essere prevista «solo nei centri storici delle città italiane e in tutti quei casi in cui gli esercizi in questione creino degrado». Tali negozi etnici «sono molto utili ai consumatori, perché rimangono aperti più a lungo degli altri esercizi e commercializzano una moltitudine di prodotti di diverse categorie, consentendo ai cittadini di fare acquisti last minute.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini non c’è dubbio che “la materia deve essere rivisitata. Il punto è come. Bene maggiori attenzioni in materia di permessi di soggiorno temporanei, bene i controlli, bene le misure di prevenzione al terrorismo e gli interventi a favore delle forze dell’ordine. Ma è l’aria che trasuda dagli articoli a preoccupare. Galera e pistole”. “La legge – continua – si ispira a un nazionalismo etnico contrario ai principi costituzionali e alla Dichiarazione Europea dei Diritti dell’Uomo. Un colpo alla società aperta e un ottimo viatico perché si ripetano casi razzisti tipo scuola di Lodi”- ha osservato. “Una cosa è respingere chi non è in regola, altro vietare un piatto di pasta a un bambino dentro una mensa scolastica. Se è giusto e sacrosanto controllare l’ingresso in un paese, è aberrante immaginare un’Italia rinchiusa su se stessa”.

Poi Nencini ha giunto un elemento inquietante: “I dati personali di chiunque utilizza il car sharing verranno trasferiti ad apposito centro presso il Ministero dell’Interno. Vi piace? – si domanda -. È nel decreto sicurezza di Salvini, art. 17. Tutti controllati, tutti infilati in un bello schedario informatico”. Nencini  l’ha definita  “una norma liberticida come non se ne vedevano dai tempi di Benito. Il lavoro, allora, lo faceva la Ceka. La polizia segreta. Vogliamo indignarci o no? Io l’ho fatto in Senato, poco fa”  durante i lavori della commissione.

Nel giorno della firma del decreto, ora all’esame del Parlamento, il Capo dello Stato aveva mandato un messaggio a Giuseppe Conte in cui metteva nero sui bianco le proprie perplessità.

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