lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Francesco Casini, l’autocritica dei Dem
Pubblicato il 09-10-2018


Osservando il dibattito politico del centrosinistra, sul deterioramento del maggiore partito di tale schieramento, si vedono intervenire solo i maggiori esponenti e i vertici. Ritengo invece necessario portare ai lettori le considerazioni degli ufficiali di questa grande armata che oggi subisce ancora gli effetti dell’ultima battaglia. Il PD, come ogni altro partito politico, è composto anche dai numerosi sindaci, assessori e consiglieri che gestiscono e dirigono il nostro territorio. Ebbene ecco a voi l’opinione di uno di quei tanti amministratori e militanti, che in primis hanno, più di ogni altra segreteria, il diritto di esprimersi in merito ad un partito, che, nel bene o nel male, sostengono nella quotidianità.

PD-1-720x405Sono qui con Francesco Casini, vuole presentarsi ai nostri lettori?

Ho 39 anni, laureato in Scienze politiche all’Università di Firenze, sono sposato con Erica e ho due figli, Emma e Niccolò. Dal maggio 2014 sono sindaco di Bagno a Ripoli, Comune di 26mila abitanti dove sono nato e cresciuto, “vicino di casa” di Firenze e porta del Chianti. Mi sento di dire che non sono sindaco “per caso”, ho fatto passo dopo passo tutta la “trafila”, partendo elezione a consigliere comunale, diventando poi assessore, passando per incarichi politici regionali e metropolitani all’interno del Pd. Quattro anni fa, infine, sono stato scelto come candidato sindaco per la coalizione del centrosinistra attraverso le primarie e sono stato eletto con il 68% dei voti. È un incarico bellissimo, che mi onora e mi riempie di orgoglio rispetto ad una comunità come la nostra che è molto dinamica, attiva e piena di energie e iniziative.

Il PD ha subito una disfatta senza precedenti, eppure tale realtà politica sembra
immobile e apatica, oppure qualcosa si muove?

La sconfitta del 4 marzo è stata bruciante, anche se per certi versi attesa. Qualcosa nel
PD si deve muovere, non solo per il futuro stesso del partito ma soprattutto per il bene
del Paese. All’attuale governo composto da sovranisti e populisti – in ogni caso
estremisti – è solo un problema per all’Italia. Stiamo parlando di un governo che sa fare
molto bene propaganda ma agisce poco e male, la cui azione sta creando maggiori
divisioni sociali e nuovi ostacoli alla ripartenza della nostra economia e del Paese. È in
gioco il futuro delle nuove generazioni, per questo il Pd deve reagire, ritrovare unità,
coesione, compattezza e all’autorevolezza necessaria per mettersi alla guida di un
grande fronte democratico che riunisca tutti coloro che hanno la volontà di contrastare
populismo e demagogia. Con le divisioni non si va da nessuna parte, divisi non possiamo essere né affidabili né credibili. Il congresso spero che servirà anche a
questo, a ricompattare il Pd e a creare le basi per una rinascita. Nel frattempo non
possiamo rimanere immobili e apatici. Serve all’azione forte di opposizione per il bene
all’Italia, una opposizione responsabile ma tenace, per rilanciare il Pd e difendere gli
italiani. Finora questo non si è visto molto e di motivi ce ne sono tanti. Occorre una
opposizione forte, non solo di fronte alle promesse mancate, tanto sbandierate in campagna elettorale, ma che ora tardano ad arrivare, ma anche per le scelte di fondo del governo. Non si
vedono più risorse per la scuola, sono stati tolti i soldi del piano periferie, non esiste un
vero e proprio piano casa. Tutte realtà e iniziative che invece erano state attivate dal
precedente governo e che stavano riportando il Paese a una crescita sociale e nella
sfera economica che finalmente, dopo anni di stallo, era tornata a registrare il segno
“più”.

francesco casiniIl comune da lei amministrato è considerato una piccola fortezza rossa (dal 1946, fino alla Bolognina, ha amministrato il PCI, seguito da DS e PD). Ha un concreto timore in merito alle elezioni regionali e alle amministrative delle (purtroppo ex) regioni rosse?

È evidente che nella politica moderna, non solo italiana, non si può più pensare di poter vivere di rendita, di adagiarsi sugli allori. Così come è evidente la volatilità elettorale, la modifica di opinione e del comportamento elettorale tra una tornata e all’altra, sempre più presente e marcata. La discontinuità elettorale si è registrata in territori e città che non ti aspettavi, considerati da sempre inespugnabili.
Allo stesso modo, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, è evidente che non possiamo non tenere conto del voto politico del 4 marzo e dei sondaggi più recenti che sottolineano una grande crescita delle forze populiste e soprattutto della destra che sono al governo. All’altra parte dobbiamo anche essere consapevoli che il voto delle regionali e delle amministrative non è soltanto un voto di opinione. La Toscana, è bene
prenderne atto, non può più definirsi una regione rossa inarrivabile per le destre, e in
vista delle regionali del 2020, nel prossimo anno e mezzo, ci sarà da lavorare moltissimo e da trovare unità di intenti all’interno del centrosinistra.
Senza avere timori, dovremo essere vigili, attenti e sapere di avere un background di buongoverno.
Dovremo ritrovare all’essenza vera di fare politica, stare con la gente tra la gente, intercettare i bisogni veri e dare risposte concrete. Così facendo non solo potremo confermare le regioni che tradizionalmente appartengono all’asse del centrosinistra ma potremo ripartire per un centrosinistra forte in Italia che possa riportare all’opzione di governo seria, concreta per il rilancio del nostro Paese e toglierlo dalla secche in cui questo governo in questi mesi ci sta conducendo.

Secondo lei la Sinistra italiana deve fare una rivoluzione, intesa anche come “moto verso le origini”, oppure deve fondersi in una nuova realtà di culture politiche trasversali, che includano culture social-comuniste e liberal-progressiste?

Non so se la sinistra italiana debba fondersi o forse, più semplicemente, ritrovare
compattezza. Sono convinto che non solo il PD ma tutta la sinistra debba fare un bagno
di umiltà, riflettere seriamente sui propri errori. Solo così ci si potrà ripresentare agli
italiani con un volto credibile e unito intorno a idee e valori coese. Fondamentale è
riuscire a captare i cambiamenti della società odierna, le sue necessità e i suoi bisogni,
specie delle fasce della popolazione più deboli, che in questi anni hanno lasciato una
sinistra che è apparsa troppo sorda, lontana in favore delle forze populiste. Ci abbiamo
provato, ma non siamo riusciti a cogliere il nuovo malessere nelle periferie fino in
fondo, le crescenti difficoltà dei lavoratori, il bisogno di maggiore sicurezza avvertito
dalle persone, la necessità di elaborare un messaggio carico di valori forti e di futuro
che può parlare alle giovani generazioni. Non è una missione impossibile se la sinistra
saprà ritrovare coesione e unità, nuovi strumenti e un nuovo linguaggio al passo con i
tempi e la modernità per rispondere ai bisogni di una società che inevitabilmente
cambia e di cui dobbiamo essere consapevoli.

Niccolò Musmeci

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