domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

INACCETTABILE
Pubblicato il 16-10-2018


La manovra inviata all’ultimo minuto, non piace alla Commissione dell’Unione Europea. Stanotte il Consiglio dei ministri ha finalmente licenziato la manovra che immediatamente è stata trasmessa a Bruxelles per l’esame della Commissione europea.

Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, stamattina, a Bruxelles, durante un’intervista, ha detto: “Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell’Italia. Abbiamo lanciato degli avvertimenti, forse prematuri. Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle contro reazioni virulente in altri paesi dell’Eurozona”.

La manovra di bilancio prevede il reddito di cittadinanza, la riforma delle pensioni, la flat tax, il rilancio degli investimenti pubblici, il taglio delle pensioni d’oro e l’istituzione di una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Sarebbero questi alcuni dei principali punti contenuti nella prossima  legge di bilancio approvati durante la scorsa notte dal Consiglio dei ministri ed approdata sul tavolo europeo. L’accordo tra i partner di governo è arrivato dopo ore di tensione ed un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla manovra, a cui è stato aggiunto un secondo decreto legge, ribattezzato ‘salva scartoffie’ o di ‘semplificazione’, contenente, tra le altre cose, misure per il lavoro, norme per la sanità e l’introduzione di una RC auto equa sul territorio.

Per quanto riguarda la pace fiscale, l’accordo raggiunto prevede un’aliquota del 20% che interesserebbe solo chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà inoltre possibile integrare fino a un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro. Niente sconti, però per gli evasori, per i quali, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio ‘ci sarà la galera’ (lo stato anziché recuperare l’evasione fiscale sosterrebbe altre spese carcerarie per gli evasori).

Sul fronte delle pensioni d’oro, la misura dovrebbe interessare gli assegni al di sopra dei 4.500 euro al mese (non è chiaro se l’importo è quello netto o quello lordo). Dalla ‘sforbiciata’ si otterrebbe un miliardo che sarebbe messo a copertura nella legge di bilancio. In proposito, il premier Giuseppe Conte, al termine del Cdm ha detto: “Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo”.

Verrebbe introdotta una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia (non è chiaro se l’importo è netto o lordo e se verrà erogato per nucleo familiare o per singolo individuo lasciando vaghi i requisiti di accesso).

Anche le pensioni minime verrebbero aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è (anche in questo caso non è chiaro se l’importo è netto o lordo).

Le soglie minime del regime forfettario verrebbero estese fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15 per cento.

Verrebbero abrogati i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la ‘quota 100’: si potrebbe andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga ‘Opzione Donna’, che permetterebbe alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione (non è chiaro se le quote sono la condizione minima per andare in pensione o se è un dato obbligatorio).

Si interverrebbe sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili (netti o lordi?), in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati.

Si stanzierebbe un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo sarebbe così ampliato di 14 volte rispetto a prima (il risarcimento dello Stato si sostituirebbe o integrerebbe quello dovuto dalle banche?).

Verrebbero stanziati 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Inoltre, si creerebbe una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento.

Sarebbero stanziati 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente (in tutto circa diecimila persone).

Si creerebbe una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il gruppo di lavoro dovrebbe analizzare nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi e rendere efficiente la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte (non sono noti i poteri di intervento).

Verrebbe prevista la pace fiscale solo per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco potrebbero sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi; sarebbe inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro (un bel condono per gli evasori).

Sarebbe previsto, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Ci sarebbe la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro (altro condono).

Sarebbero previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, ci sarebbe la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo (altre forme di condono non ben definite).

Verrebbe mantenuta l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.

Oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introdurrebbe l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirebbe di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate. L’obbligo riguarderebbe chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020.

Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, verrebbero eliminati i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro.

Verrebbero prorogati gli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione potrebbe essere concessa per 12 mesi per la riorganizzazione aziendale e per sei mesi in caso di crisi.

Si introdurrebbero norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato (cosiddetta ‘Norma Bramini’).

Oggi, fonti qualificate dell’Ue hanno affermato: “La manovra finanziaria italiana non è nell’agenda dell’eurosummit di giovedí, a Bruxelles, anche perché ci sono delle procedure chiare che affidano alla Commissione la valutazione dei bilanci, ma non è escluso che il tema sia sollevato dai capi di Stato e di governo dell’Eurozona durante la loro riunione o ai suoi margini, e in questo caso sarà fatto secondo il principio del rispetto reciproco. C’è una procedura chiara: non sta ai leader fare le valutazioni dei bilanci. Il Documento programmatico di bilancio italiano è stato inviato oggi, ora la palla è nel campo della Commissione europea. Comunque, in ogni discussione fra i leader c’è un principio di rispetto reciproco. E anche se la questione del bilancio italiano venisse sollevata durante il vertice o ai suoi margini, il principio del rispetto reciproco guiderà tutti i leader nel loro dialogo su questo”.

L’eurosummit (il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Eurozona) si svolgerà al termine del Consiglio europeo che si tiene domani e giovedì a Bruxelles. La manovra italiana è un tema scottante, ma l’obiettivo primario dell’eurosummit è discutere come progredire verso la scadenza di dicembre nelle discussioni sull’unione bancaria, sull’Esm e il Fondo salva-Stati. Erano stati gli stessi leader, nel loro vertice di giugno, a stabilire che entro dicembre ci sarebbero stati progressi su questi temi.

Dovrebbe ormai essere chiaro che tutto quello che avviene in un Paese europeo riguarda l’intera Unione europea.

Salvatore Rondello

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