domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il j’accuse di Di Maio con retromarcia
Pubblicato il 18-10-2018


Esilarante sfogo di Di Maio, vice presidente del Consiglio, contro il suo governo. Giggino da Pomigliano, da Vespa, sostiene che qualcuno (chi? Lo spirito santo?) avrebbe inviato al Quirinale il testo manipolato (da chi? Da Tria, da Garavaglia, da Giorgetti?) del decreto fiscale. Poi calca i toni e annuncia una denuncia alla magistratura (di chi? Di qualcuno del governo di cui é vice presidente?) e rivela che il testo conterrebbe norme sul rientro di capitali mafiosi e sulla impunibilità dei responsabili. Da stropicciarsi gli occhi. Oddio, già il bel decreto sul condono può oggi consentire, col sostegno di Di Maio, un recupero di ben 2 milioni e mezzo per somme non denunciate tra il 2013 e il 2016, visto che ammette un massimo di centomila euro per cinque reati all’anno ai quali si limita ad applicare il 20% di retrotassazione. Ma anche i capitali dei mafiosi? Di Maio parla di una manina invisibile. Che sia la mano del piccoletto che non si muove dal ministero dell’economia perché obbedisce all’ordine di non dimettersi? E chi lo sa? Forse un burocrate non eletto? Un dirigente che non paga la piattaforma Rousseau? Poi la smentita ufficiale del Quirinale, che rivela che nessun decreto gli é stato recapitato. E Di Maio? Da chi avrà avuto la notizia ferale poi rientrata? Da un usciere, da un portantino? Non poteva, prima di lanciarsi in accuse sgangherate contro il suo governo, accusandolo di favorire i mafiosi, telefonare al presidente della Repubblica? No, Giggino, peronista alla mozzarella, preferisce inveire contro se stesso. Anche Mattarella non dà un soldo alla Rousseau. Ah, si avisse fatto a n’ato, chello ch’e fatto a mme….

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