martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il nuovo percorso del Psi
Pubblicato il 04-10-2018


La segreteria ha deciso di convocare il Consiglio nazionale per i primi di novembre e di svolgere il congresso, ordinariamente previsto nel 2020, prima delle elezioni europee, prevedibilmente nel mese di marzo. Riccardo Nencini ha ribadito la sua decisione di non ripresentare la sua candidatura alla segreteria del partito, aggiungendo che dieci anni rappresentano un ciclo che si deve chiudere. Credo sia giusto riconoscere a Riccardo una grande onestà intellettuale, una forte sensibilità umana e una giusta ambizione di contribuire anche col suo annunciato gesto a rinnovare la comunità socialista.

Sul piano politico un congresso anticipato non si poteva svolgere che prima delle elezioni europee e prima del congresso del Pd. Le elezioni europee rappresentano un banco di prova decisivo per l’Europa, la sua vita e il suo destino. Le forze del socialismo europeo sono ancor oggi, in Portogallo, in Spagna, in Germania, in Svezia, in Norvegia, in Austria, altrove, più che mai in sella, con le difficoltà proprie del governo dei rispettivi paesi, proprio mentre il Pd, che vantava nella sua originalità la sua forza preminente rispetto a quelle tradizionali della socialdemocrazia europea, oggi riscontra anche nella sua anomalia la sua debolezza, la più grave se si eccettua quella del Partito socialista francese e greco. Dovremo decidere al congresso che fare. Una lista soli, con gli altri socialisti europei, con tutti gli europeisti?

Serve una riflessione e una proposta che possa servire all’insieme dell’opposizione italiana, mentre al governo del paese l’irresponsabilità, il pressapochismo, il dilettantismo rischiano di portarci nel baratro. Il Pd é un partito che non decide, che non produce novità, che non si muove. Attendere il Pd è come attendere Godot. Possiamo far diventare il nostro congresso, prima di quello non ancora convocato del Pd, una grande occasione per sviluppare idee che servano al rilancio nostro e dell’insieme di un’opposizione ancora ferma. Una tribuna da offrire all’insieme dei soggetti che contrastano il governo gialloverde.

E infine il rinnovamento. Il Psi deve vivere come comunità, poi vedremo se ci saranno condizioni per restare autonomi come partito o se aderire a un nuovo soggetto che ancora però non si intravvede. Ma la nostra comunità di resistenti coraggiosi che tengono accesa una luce su un passato che non ha eredi al di fuori di noi, che aderiscono senza riserve nel nome al mondo socialdemocratico europeo, che avanzano proposte per il presente e il futuro di carattere riformista ed europeista, questa comunità deve vivere sempre. Per questo é necessario anche un passaggio generazionale. Senza proclamare assurde rottamazioni. Gli uomini non sono auto da gettare nel macero e se hanno esperienza, intelligenza e cultura credo siano più che mai utili a una comunità di pensiero e di iniziativa politica. Ma serve dimostrare che ci sarà un dopo di noi. Che questa comunità saprà vivere negli anni costruendosi un futuro. E noi abbiamo il dovere di agevolare, sostenere e aiutare questo passaggio di testimone. E’ il momento di mettere da parte tutti i conflitti, di iscriversi al Psi, di partecipare a un congresso che dovrà essere di tipo nuovo, rivolgersi a una platea più vasta, chiamare tutti a fornire un contributo di idee senza vincoli e sbarramenti. Se non ora, quando, scusate, si può rimettere insieme la proclamata e supposta diaspora?

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Commenti all'articolo
  1. C’è una strada nuova, coerente con la storia del movimento operaio, coerente con le oneste aspettative di futuro. E’ l’ecologia umanista.
    Coerente con la storia del movimento operaio perché gli eredi degli operai del 900 sono gli attuali tecnici, gli ingegneri della robotica e dell’intelligenza artificiale. Coerente con le oneste aspettative di futuro perché gli umanisti mettono sempre l’uomo in primo piano. Un uomo esploratore e inventore che piega le avversità della natura a proprio vantaggio, capace di trasformare l’habitat a parametri compatibili con la vita umana e con l’aspirazione alla crescita economia e culturale della società. L’aspirazione naturale dell’ecologia umanista è l’espansione del Genere Umano verso una società multi planetaria e verso una biologia non limitata in confini teisti ritenuti soprannaturali.
    L’ecologia umanista sostiene la crescita e considera la decrescita contraria alla natura umana.
    L’ecologia umanista vuole l’antropizzazione del territorio secondo criteri compatibili la prosperità umana e con la biodiversità. Ciò significa che i fiumi, i laghi e le coste devono essere contenuti entro argini artificiali perché non dilaghino provocando disastri; che l’attività mineraria e la costruzione delle infrastrutture di trasporto debbono ricercare anche la prevenzione dei disastri connessi alla tettonica; che l’aria e l’acqua vengano preservate dall’inquinamento antropico anche con interventi tecnologici, indispensabili nell’eventualità di fenomeni naturali distruttivi come eruzioni vulcaniche, impatto di meteoriti, tempeste radioattive provenienti dal sole e dal cosmo. Il fenomeno dell’incremento della temperatura dovuto all’attività industriale deve essere combattuto, non solo con la riduzione delle emissioni di CO2, ma anche con interventi attivi in grado di assorbire artificialmente i gas serra e con l’immissione in atmosfera di gas anti-serra come l’ossigeno.
    Per quanto riguarda i temi d’attualità politica, dobbiamo sostenere l’Europa ma non la presunzione di limitare l’espansione industriale dell’Italia, come è stata a partire dai primi anni 60.
    Non ho ancora perso la speranza che Partito Socialista, modernamente operaio, laico e umanista, sappia imboccare questa strada e mettere i paletti contro i dilagare di culture e pratiche medioevali, teocratiche e reazionarie provenienti dall’interno dall’esterno del nostro continente.

  2. C’è una strada nuova, coerente con la storia del movimento operaio, coerente con le oneste aspettative di futuro. E’ l’ecologia umanista.
    Coerente con la storia del movimento operaio perché gli eredi degli operai del 900 sono gli attuali tecnici, gli ingegneri della robotica e dell’intelligenza artificiale. Coerente con le oneste aspettative di futuro perché gli umanisti mettono sempre l’uomo in primo piano. Un uomo esploratore e inventore che piega le avversità della natura a proprio vantaggio, capace di trasformare l’habitat a parametri compatibili con la vita umana e con l’aspirazione alla crescita economia e culturale della società. L’aspirazione naturale dell’ecologia umanista è l’espansione del Genere Umano verso una società multi planetaria e verso una biologia non limitata in confini teisti ritenuti soprannaturali.
    L’ecologia umanista sostiene la crescita e considera la decrescita contraria alla natura umana.
    L’ecologia umanista vuole l’antropizzazione del territorio secondo criteri compatibili la prosperità umana e con la biodiversità. Ciò significa che i fiumi, i laghi e le coste devono essere contenuti entro argini artificiali perché non dilaghino provocando disastri; che l’attività mineraria e la costruzione delle infrastrutture di trasporto debbono ricercare anche la prevenzione dei disastri connessi alla tettonica; che l’aria e l’acqua vengano preservate dall’inquinamento antropico anche con interventi tecnologici, indispensabili nell’eventualità di fenomeni naturali distruttivi come eruzioni vulcaniche, impatto di meteoriti, tempeste radioattive provenienti dal sole e dal cosmo. Il fenomeno dell’incremento della temperatura dovuto all’attività industriale deve essere combattuto, non solo con la riduzione delle emissioni di CO2, ma anche con interventi attivi in grado di assorbire artificialmente i gas serra e con l’immissione in atmosfera di gas anti-serra come l’ossigeno.
    Per quanto riguarda i temi d’attualità politica, dobbiamo sostenere l’Europa ma non la presunzione di limitare l’espansione industriale dell’Italia, come è stata a partire dai primi anni 60.
    Non ho ancora perso la speranza che Partito Socialista, modernamente operaio, laico e umanista, sappia imboccare questa strada e mettere i paletti contro i dilagare di culture e pratiche medioevali, teocratiche e reazionarie provenienti dall’interno dall’esterno del nostro continente.

  3. A proposito di “proclamata e supposta diaspora”, proprio ieri mi è capitato di parlare con un tecnico quaranta-cinquantenne, del settore meccanico, che sapeva della mia appartenenza al vecchio PSI, e che è entrato subito in argomento col dirmi che il padre era un fervente socialista craxiano, passato poi a “destra” dopo gli anni di Tangentopoli, non avendo in simpatia i massimalisti e la sinistra-sinistra (e lui stesso aveva fatto altrettanto, ossia un eguale percorso politico).

    Mi ha poi aggiunto che ci vorrebbe anche oggi un partito socialista, al quale aderirebbe convintamente, ma alla condizione che non fosse spostato troppo a sinistra, e se quel “troppo” è ovviamente interpretabile mi sembra comunque indicativo di un pensiero che non vede di buon occhio la vicinanza con gli eredi del comunismo, e visto che non è il primo a farmi “confidenze” del genere mi sentirei di dire che la “diaspora socialista” è stata una realtà, anche se poi bisognerebbe capire quanti sono effettivamente disposti a “tornare indietro” (allorché si ragiona di poterla ricomporre) .

    Paolo B. 06.10.2018

  4. Quando si prefigura o ipotizza il futuro del socialismo di casa nostra, più di una voce dice di guardare e ispirarsi alle linee di pensiero e all’azione politica di quello europeo, il quale sta tuttavia attraversando una crisi abbastanza profonda, le cui cause e ragioni non sono facilmente decifrabili, ma potrebbe forse avervi concorso, o non essere comunque estraneo, il fatto che la sinistra non ha saputo trovare la giusta misura e il punto di equilibrio tra la rinuncia a pezzi di sovranità nazionale e i sentimenti di identità e di Patria (per le quali molti popoli del Vecchio Continente si sono rispettivamente spesi nel corso degli ultimi due secoli).

    Da quanto è dato capire c’è poi una parte non irrilevante di elettorato che, a torto o ragione, attribuisce alla sinistra di aver in qualche modo permesso, se non assecondato, la perdita di valori dei quali si sta riscoprendo l’importanza, dando così l’avvio ad un senso di sfiducia nei suoi confronti che, forse, non sarà facilmente rimovibile in tempi brevi e, venendo ai socialisti, non credo potrà servire un granché l’allearsi con altre forze “minori”, giusto per rimuovere tale sfiducia in vista delle urne europee, ma mi terrei piuttosto la mia storia (senza “aderire a un nuovo soggetto che ancora però non si intravvede”, per usare le parole del Direttore).

    Una storia sicuramente tribolata, e anche controversa, ma per la quale siamo ricordati – e che ci ha dato per così dire una specificità, difficilmente condivisibile con altri – e che peraltro può vantare un Leader le cui qualità vanno via via riemergendo, dopo “l’oscuramento” riservatoci in questi venticinque anni, un insieme che ci ha consentito di tener “accesa una luce su un passato che non ha eredi al di fuori di noi”, e punterei piuttosto sulle elezioni locali dove i socialisti possono esprimere candidati stimati ed apprezzati nella propria comunità, e tali da ricevere consensi (e dai quali poi partire per rinnovare i vertici nazionali e tentare altresì la ricomposizione della “diaspora”, senza “assurde rottamazioni”).

    Paolo B. 07.10.2018

  5. Caro Direttore, apprezzo il tuo spirito di parte e la tua voglia di mantenere in vita un Partito che a mio parere non ha nessuna possibilità di sopravvivenza in questo Mondo Globalizzato.
    Quello che dovrà restare in vita è la nostra Idea Riformista intrisa di Giustizia e lLibertà. La si può mantenere in vita se avremmo la capacità di guidare un processo di aggregazione fra tutte le forze Riformiste e Liberali, compreso anche il P.D. evidentemente, se capirà l’importanza di una svolta epocale e dobbiamo avere la capacità di aggregare movimenti, associazioni, il mondo della Cultura e del Cattolicesimo più progressista. Bisogna agire subito con determinazione.
    Mi auguro che dal Congresso esca una proposta che vada in questa direzione, non vuol dire cessare subito le attività di Partito, ma di mantenerle in vita fino al compimento del camino fondativo del nuovo soggetto Politico.
    Noi Socialisti dobbiamo lottare per mantenere viva la nostra Storia, le nostre Idee, la nostra Cultura e se lo faremmo all’interno di un grande movimento Politico, potremmo essere soddisfatti di essere stati fedeli ai nostri Ideali.
    Guardiamo al futuro, ai rischi involutivi che incombono sul nostro Paese e sull’Europa. Senza una grande alleanza inclusiva questi rischi, o meglio questi pericoli non si potranno contrastare.
    Un Caro Saluto !

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