martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione, arrestato il sindaco di Riace
Pubblicato il 02-10-2018


immigrati

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, simbolo dell’accoglienza ai migranti è stato arrestato dalla guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione Xenia, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. “I finanzieri del Gruppo di Locri – si legge in una nota della procura – hanno eseguito, alle prime luci dell’alba, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace ed il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell’ambito dell’operazione denominata ‘Xenia’”.

La misura cautelare rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Un caso che ovviamente è divenuto subito scontro politico. A cercare di riportarlo nel suo ambito ci prova il presidente della Camera Roberto Fico che rispondendo all’ANSA afferma: “Non è iniziato ancora il processo, quando inizierà il processo ci sarà il dibattimento e si arriverà a una verità. I processi servono per stabilire una verità . Al momento non c’è una verità”. Mentre si divide a metà il mondo politico. Destra all’attacco a testa bassa con Gasparri e Meloni. In difesa la sinistra con Stefano Fassina, Nicola Fratoianni, Giuseppe Civati e Loredana De Petris. In tarda mattinata arriva anche il commento del Pd, per bocca del presidente Matteo Orfini: “Ovviamente il lavoro dei magistrati va rispettato e vedremo cosa emergerà e come procederà l’inchiesta. Ma quanto finora comunicato dalla Procura sembra confermare quello che si è sempre saputo, ovvero che Lucano disobbediva ad alcune leggi che riteneva ingiuste e disumane. Non era un fatto nascosto, anzi lo rivendicava pubblicamente. I magistrati hanno escluso altri reati: non c’erano mazzette, non c’erano giri di soldi, nulla. C’è stato un atto politico forte, perché non rispettare la legge lo è. E allora lasciamo stare la vicenda giudiziaria che seguirà il suo corso e restiamo sul piano politico, che è quello che a me interessa e compete”.

Particolarmente duro lo scontro tra il ministro degli Interni Salvini e lo scrittore Saviano tirato in causa dello stesso vicepremier: “Accidenti – è il commento di Salvini – chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati”. La risposta di Roberto Saviano arriva tramite un post: “Mimmo Lucano è agli arresti domiciliari. La motivazione è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La verità è che nelle azioni di Mimmo Lucano non c’è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile”.

“Disobbedienza civile: questa – scrive Saviano – è l’unica arma che abbiamo per difendere non solo i diritti degli immigrati, ma i diritti di tutti. Perché tutti abbiamo il diritto di vivere una condizione di pace sociale, tutti abbiamo il diritto di vivere senza cercare colpevoli, e se il Ministro della Mala Vita, Matteo Salvini, ha subito individuato in Mimmo Lucano un nemico da abbattere, il Pd non ha mai compreso che se davvero voleva ripartire da qualche parte per ritrovare un barlume di credibilità (ora è troppo tardi), avrebbe dovuto farlo da Riace, da Mimmo Lucano. E invece – sottolinea ancora – Mimmo è solo, e la Bossi-Fini è ancora lì a inchiodare, a bloccare chiunque decida di accogliere e di salvare vite. Legge-obbrobrio, frutto del peggiore berlusconismo, ma che nessun governo ha osato cambiare”.

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