sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

CRESCITA ZERO
Pubblicato il 30-10-2018


poverta

Prima le agenzie di rating e ora l’Istat. Continuano ad arrivare dati non positivi sull’andamento dell’economia italiana. L’istituto di statistica parla di fase di stagnazione dopo tre anni di crescita e il dato innesca subito la polemica politica, con il governo e la maggioranza che minimizzano o attribuiscono alla passata gestione il rallentamento del sistema Italia mentre l’opposizione attacca l’immobilismo e l’incapacità del governo.

“È uno stop congiunturale che riguarda l’intero quadro dell’economia europea” dice il premier Giuseppe Conte. “Lo avevamo previsto ma proprio per questo abbiamo deciso di fare una manovra espansiva. L’Italia non può andare in recessione, bisogna invertire la marcia” dice alla stampa italiana a Nuova Delhi nel corso della sua missione estera. Insomma per il governo è tutta colpa di chi c’era prima. Della stessa idea Salvini e Di Maio, entrambi alle prese a raffazzonare la manovra da presentate domani in Parlamento, non trovano di meglio che ripetere il solito ritornello che scarica sempre sugli altri le responsabilità così come ha fatto anche su Tap e Tav.

Nel terzo trimestre del 2018 l’Istat stima che il prodotto interno lordo (Pil) sia rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, nei dati preliminari corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. Il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8%. Il terzo trimestre del 2018 ha avuto due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero rispetto al terzo trimestre del 2017. “Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni”. E’ il commento dell’Istat alla stima preliminare del Pil nel terzo trimestre. “Giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, – continua l’istituto – tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che passa allo 0,8%, dall’1,2% del secondo trimestre”.

Quello che il governo dimentica di dire è che la decelerazione, anzi la stagnazione, arrivano dopo un trend positivo degli ultimi anni. Dare la responsabilità tout court a chi vi era prima è quindi poco serio. Ma soprattutto complica di parecchio la situazione rendendo ancor meno credibile la manovra che tra poche ora sarà presentata in Parlamento in quanto si complica ancora di più il target del +1,2% nel 2018 fissato dal Governo.

Ovviamente per Di Maio e compagnia la colpa della mancata crescita sarebbe proprio del Pd: “A chi ci attacca, come il bugiardo seriale Renzi – afferma il ministro dello Sviluppo economico – ricordiamo che il risultato del 2018 dipende dalla Manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito Democratico”. “Se il Pil rallenta perché quelli di prima obbedivano a Bruxelles è motivo in più per tirare avanti”, aggiunge Salvini.

Tesi respinta in pieno da Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, per il risultato diffuso dall’Istat era prevedibile: “L’abbiamo detto da tempo, l’economia globale comincia a rallentare c’è una questione interna di un’Italia che deve reagire”. E sulle responsabilità aggiunge: “È colpa esclusiva di questo governo e della politica economica che realizza, non di altre. Noi siamo a disposizione del paese e del governo per fare proposte intelligenti e di buon senso che non antepongano questioni ideologiche alle spiegazioni economiche di un grande paese come l’Italia”. Alle previsioni dell’Istat si aggiunge il pessimismo di Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica che osserva che l’economia italiana non solo non raggiungerà la stima di crescita dell’1,2% nel 2018, indicata dal governo nella nota di aggiornamento al Def, ma difficilmente riuscirà a registrare nel 2019 una performance dell’1,5%.

Intanto, dopo la diffusione dei dati sul Pil lo spread tra Btp e Bund tedeschi risale deciso e recupera quota 310.

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