sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La donna che fa ribrezzo due volte
Pubblicato il 10-10-2018


Noi ci lamentiamo giustamente che Salvini stia cavalcando il vento di estrema destra con scurrilità neofasciste alla “Libero”, imitando pateticamente chi sapete. Purtroppo in Europa – non ci crederete – c’è anche di peggio. In Baviera ha un certo spazio un partito ultranazionalista (AfD) con forti venature naziste che ha come co-leader tale Alice Weidel. Ovviamente i suoi cavalli di battaglia fanno parte dello stesso repertorio di Salvini.

Ma il repentino passaggio del Capo della Lega Ladrona dal secessionismo al suo opposto, il nazionalismo, fa pensare che il caso italiano sia sui generis e molto legato all’opportunismo e alla demagogia piuttosto che a convinzioni profonde. Anche se il razzismo nella Lega viene da lontano, si deve riconoscere che la primogenitura di tutta questa spazzatura politica spetta di diritto a Le Pen. Alice Weidel, però, non è da meno, anzi sgomita e per mettersi in mostra esagera. A dire il vero, tanto per segnalare come per agguantare un po’ di potere certi politici improvvisati aggiustino secondo il vento le proprie idee, ricordiamo che Alice nel suo recente passato si segnalava soltanto come una ripetitrice di luoghi comuni di destra mescolati persino con alcune posizioni di buon senso. Tra l’altro, essendo omosessuale dichiarata, doveva compiere un certo sforzo per conciliare alcune sue posizioni “moderne” con la mentalità tipica dell’estrema destra tedesca. Ma adesso ha saltato il Rubicone e in vista anche delle elezioni prossime in Baviera è diventata incontenibile. E pericolosa.

In una recente intervista a “Repubblica” ha affermato perentoriamente: «I muri sono libertà e sono una priorità».

Una frase semplice, andiamola ad analizzare. Rammentiamo che Weidel è tedesca: nelle prime quattro parole riassume, assomma e fa sue tutte le turpitudini perpetrate nel ‘900 proprio in Germania dagli opposti totalitarismi. Hitler più Ulbricht. La sciagurata fa il verso alla scritta “Arbeit macht frei” (“il lavoro rende liberi”, che come tutti dovrebbero sapere campeggiava sulla entrata di Auschwitz, il più esteso complesso di campi di concentramento organizzato dai nazisti per fare strage di ebrei e (paradosso per Alice) di omosessuali. Sono trascorsi decenni e l’ignobile tedesca Weidel ancora non ha appreso il significato della parola “libertà”. La novella Hoss la smercia come droga contraffatta. D’altronde pure i Salvini e le Le Pen farneticano su un europeo “Fronte della libertà”, e sicuramente Weidel ha tutti i titoli per farne parte. (Il che mi ricorda il consiglio che dava, senza vergognarsene, l’americano destrorso Arney: «Non importa quale causa voi sosteniate, dovete venderla nel linguaggio della libertà»).

La co-Capa dell’AfD (che in Germania un polemista irrispettoso ha definito «puttana-nazi») si dimostra una vera professionista dell’ignominia. Non si accontenta di ammiccare al nazismo ma, ingorda, fa un doppio salto mortale e, in quelle stesse quattro parole, rivendica persino il valore del Muro. Che ai tedeschi dovrebbe rievocare qualcosa. Ci vuole certamente una faccia di bronzo a prova di bomba ad accostare un muro alla libertà. Per 28 anni i tedeschi sono stati divisi grazie al Muro che il quisling comunista Ulbricht eresse per costringere una parte di loro sotto la dominazione sovietica. Più di duecento compatrioti di Alice si fecero ammazzare pur di non rimanere prigionieri della libertà garantita dai muri. Migliaia di europei nati a Berlino ci insegnarono nel 1989 che si costruiscono e si difendono le civiltà picconando i muri e non alzandoli.

Ricordate, gente, ricordate.

Enzo Marzo
Critica Liberale

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