sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La fiducia nell’Europa in 10 anni è calata del 50%
Pubblicato il 10-10-2018


2008, 70% – 2018, 35%: i numeri della fiducia degli italiani nei confronti dell’Europa sono impietosi, le cause semplici e affatto molteplici. Una per tutte è la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi privilegiati, amici di amici, a danno della maggior parte dei cittadini italiani impoveriti. Il caso “banche Venete” è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, visto che l’Europa ha mostrato solo la faccia finanziaria dell’Unione, mentre quella politica, civica, solidale ancora non è pervenuta. Lo ripetiamo fino alla noia: aver consentito nel 2014 l’ascesa di Juncker alla Presidenza della Commissione è stato uno sbaglio imperdonabile.

Analizzare le cause dei pro e dei contro dell’Unione ormai non è più importante, giacché l’onda lunga che si è formata in alto mare continuerà la sua corsa fino a devastare le coste italiche.
Quindi, un’onda talmente articolata e vasta che sembra impossibile arrestare: anche nel remoto caso in cui venissero messi nelle tasche degli italiani una montagna di soldi e le amministrazioni pubbliche fossero a disposizione dei cittadini con efficacia, rapidità e competenza, eliminando sprechi, burocrazie inutili e garantendo servizi e diritti universali al cittadino.

C’è sempre un punto di non ritorno, una rottura emotiva nel cittadino che è in grado di sopportare qualsiasi angheria fin quando il vaso non trabocca, sempre per restare nella metafora dell’acqua. Spesso, quindi, accade un fatto specifico che lo irrita al punto da imprimere in lui una reazione di sabotaggio: “ora basta: muoia Sansone e tutti i Filistei”.
Nonostante ciò, i cittadini, che hanno liberamente scelto di dare fiducia ai gialloverdi si sentono dileggiati da quelle che oggi sono diventate ricche minoranze e i loro lacchè intellettuali.

La sinistra del Paese, che pochi anni fa veleggiava con il vento in poppa, ha commesso due errori di comunicazione letali: aver difeso l’indifendibile come le banche e i mercati finanziari, rei dell’impoverimento di massa di questi anni, e insistito sulla Ius Soli come fosse la priorità assoluta in un momento in cui gli italiani naufragavano (altro che barconi!), senza nessuna guardia costiera che li salvasse: naufragavano le imprese e il lavoro, naufragava il costo della vita, impennato rispetto alla minor disponibilità di reddito, naufragavano i diritti sociali e le conquiste dei nostri nonni, naufragava la protezione sociale, il diritto a una pensione, a una casa, a un lavoro dignitoso.

A tal proposito, mi vengono in mente quelle immagini d’oltreoceano degli anni trenta, quando nei porti americani tutte le mattine venivano scelti a simpatia gli scaricatori per lavorare qualche ora, mentre accuratamente venivano scartati gli iscritti al sindacato. Ricordate Fronte del Porto con l’impareggiabile Marlon Brando?
Continuare ad attribuire le cause della crisi a irrisolvibili cause di forza maggiore, a fantomatici mercati internazionali così come allo spread, ha fatto dire basta a tante persone che ora, non avendo più alcun sicurezza economica, si scagliano contro quell’Europa ritenuta responsabile del loro impoverimento.

La mia non è un’opinione, ma un fatto, perché i consumi interni continuano a diminuire non solo per quanto riguarda i beni di prima necessità, ma anche per quanto concerne le spese mediche. Tutto ciò alla faccia di chi, con la pancia piena, contesta le scelte elettorali di quel “popolino” ignorante che insegue leaders populisti che non sanno neppure il congiuntivo.
Di fronte a queste drammatiche situazioni, forse dovremmo avere tutti un minimo di rispetto per gli impoveriti e tacere.

Gli amministratori delle banche, longa mano di una finanza insaziabile, dovevano essere cacciati contestualmente al “Decreto Salva Banche”. abbiamo invece assistito alla sceneggiata ipocrita della Commissione Parlamentare d’Inchiesta che ha dato il colpo di grazia al precedente governo.
Una fiducia stabilmente sopra il 50% nei confronti dei membri dell’attuale classe dirigente politica del Paese (che è cosa ben diversa dalle intenzioni di voto) merita più considerazione. Così come ignorare che la fiducia degli italiani nell’Europa sia diminuita nell’arco di soli dieci anni del 50% (dal 70% al 35% ) è altrettanto pericoloso e rischia di prendere sottogamba la questione della possibile dissoluzione dell’Europa.

Questa sottovalutazione è, per l’appunto, pericolosissima, perché se è vero che l’Europa così com’è fa schifo (perché rappresenta gli interessi esclusivi di una casta finanziaria e del potere oligarchico dei banchieri), è vero anche che alternative non ce ne sono ed il conto per un’eventuale dissoluzione dell’eurozona e Italexit sarebbe ben più pesante e salato dell’inferno che abbiamo attraversato in questi anni di crisi.

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