sabato, 17 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

DIABOLICO PERSEVERARE
Pubblicato il 22-10-2018


moscovici tria

Il governo ha risposto alla lettera della Commissione Ue consegnata da Moscovici a Tria la settimana scorsa. Nei tempi stabiliti, entro le ore 12 di oggi, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha inviato la lettera di risposta all’Ue indirizzandola al vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ed al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.

Nella lettera, il ministro Tria ha scritto: “Pur riconoscendo la differenza delle rispettive valutazioni, il Governo italiano continuerà nel dialogo costruttivo e leale così come disciplinato dalle regole istituzionali che governano l’area euro. Il posto dell’Italia è nell’area euro. Il governo è fiducioso che la manovra di bilancio non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia né degli altri paesi membri dell’Unione europea. Riteniamo infatti che il rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea. Comunque, prendendo atto delle divergenze con Bruxelles sugli obiettivi di finanza, l’esecutivo si impegna a intervenire qualora il deficit dovesse superare gli impegni assunti. Qualora i rapporti debito/Pil e deficit/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati”.

Il ministro dell’Economia ha così replicato alle tre questioni sollevate da Dombrovskis e Moscovici nella loro lettera relative alla deviazione del saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal Patto di Stabilità, alla riduzione del debito e alla mancata validazione dell’Ufficio parlamentare bilancio delle previsioni contenute nel Def: “Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana. Il Governo intende inoltre attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il PIL dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro. Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi e reputa necessario imprimere un’accelerazione alla crescita. La dinamica del Pil è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/Pil. Inoltre, va sottolineato il calo significativo di tale rapporto previsto per il prossimo triennio, a differenza di quanto sperimentato dalle finanze pubbliche italiane nell’ultimo decennio. Tale evoluzione è frutto delle misure a favore della crescita che verranno introdotte con la prossima legge di bilancio. Tra queste il rilancio degli investimenti pubblici che godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi. Il Governo è fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del Pil e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio. Per quanto riguarda i rendimenti sui titoli pubblici, lo scenario programmatico del DPB (Documento programmatico di bilancio, ndr) assume tassi di rendimento sui titoli di Stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime. Nello scenario programmatico sono stati infatti indicati livelli di rendimento lievemente più elevati rispetto allo scenario tendenziale per tener conto degli sviluppi di mercato che sono nel frattempo intervenuti”.

Il governo non modifica la manovra ma si manifesta disponibile al dialogo senza renderne noti i margini, a parte l’impegno a modificare se le condizioni di crescita ipotizzate non dovessero manifestarsi. La partita con l’Ue resta aperta, ma non sappiamo cosa deciderà domani la Commissione Ue.

Intanto, in Italia, i sindacati bocciano la manovra e scendono sul piede di guerra. Alcuni giorni fa, gli studenti in piazza hanno contestato duramente le scelte di politica economica del governo.

L’agenzia di rating Moody’s ha abbassato il rating e lo spread da marzo scorso si è raddoppiato.

Nonostante il parere sulla manovra espresso da importanti istituzioni economiche italiane ed internazionali, nonostante il parere disinteressato di economisti di chiara fama, nonostante la posizione isolata in cui si trova l’Italia in seno all’Ue, il governo giallo-verde, imperterrito continua a sostenere una politica di bilancio contro corrente. E’ ormai chiaro che dietro alla manovra ci potrebbero essere disegni antieuropeisti da attuare senza nessuno scrupolo nei confronti degli italiani che pagherebbero il prezzo di politiche economiche destabilizzanti e disatrose. Le prospettive future non consentiranno la realizzazione delle stime di sviluppo ipotizzate: tra due mesi finirà il ‘Quantitative Easing’ della BCE, le misure protezionistiche stanno rallentando lo sviluppo mondiale dell’economia. Manca una credibile politica di equa distribuzione della ricchezza. La prospettiva futura è quella di un paese sempre più povero.

Salvatore Rondello

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento