sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

M5S Torino: no alla TAV, si ai TIR
Pubblicato il 31-10-2018


Edward Lorenz, meteorologo del MIT, teorico della teoria del caos, intitolò una sua conferenza: “Può il battito di una farfalla in Brasile provocare un uragano in Texas?”. Su farfalle e uragani lasciamo disquisire gli esperti, anche se di caos come italiani lo stiamo  diventando tutti. La teoria ha  avuto una sua concreta applicazione in politica proprio ieri nel consiglio comunale di Torino: “Può lo sblocco della TAP in Puglia provocare il blocco in Piemonte della TAV tra Italia e Francia?”  La risposta da parte dei grillini torinesi è stata un perentorio si, da cui peraltro la sindaco Appendino si è sottratta con un provvidenziale e tempestivo viaggio a Dubai: grillina si, ma pur sempre appartenente alla benestante borghesia imprenditoriale torinese pro TAV.

Una delibera che ha un valore solo politico e non pratico: non è competenza di un consiglio comunale, sia pure di una città capoluogo regionale, se la TAV debba essere realizzata o no. Ricorda le delibere degli anni 70 che vari comuni in tutta Italia si sentivano in dovere di adottare contro la povertà o a favore della pace nel mondo: gli effetti furono ovviamente nulli ma ci si sentiva tutti più buoni e politicamente corretti. Nel caso della TAV le conseguenze possono essere però concrete: i “cedimenti” sulla Ilva di Taranto e sulla TAP, anche se sono cedimenti al buon senso, inducono i grillini a trovare una compensazione in Piemonte, una regione dove secondo i sondaggi, nonostante o forse proprio perché amministrano Torino, alle prossime elezioni subiranno un solenne flop e che, quindi, può essere castigata.

I no TAV motivano il loro no, tra l’altro, con la presunta inutilità dell’opera: non prevedono un incremento del traffico tale da giustificarla. Chi ha l’avventura di percorrere l’autostrada da Torino per il Frejus non ha bisogno della sfera di cristallo per vedere il futuro: basta già il presente per rendere indispensabile la sua realizzazione.

Sostiene Mauro Gorrino, ingegnere torinese ed esperto per passione dei collegamenti con la Francia:” Siamo vicini a 3 milioni di TIR all’anno tra Italia e Francia, in gran parte distribuiti tra Ventimiglia, Frejus e Bianco. Vista poi la situazione di Chamonix, cioè una conca con scarso ricambio d’aria, ogni tanto l’inquinamento diventa tale che il prefetto all’Alta Savoia impone la chiusura del tunnel del Monte Bianco al traffico pesante, per cui i TIR si spostano sul Frejus. Allora i sindaci dei comuni della valle francese della Maurienne protestano inviperiti contro l’aumento dei TIR e chiedono cosa si aspetta a fare la TAV, mentre i sindaci NO TAV della Val Susa se ne stanno ben zitti, perché l’inquinamento da tir pare  non turbarli”.

Leo Alati

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