lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Macerata. Traini: “Il colore della pelle non c’entra”
Pubblicato il 03-10-2018


luca trainiUn vero e proprio bombardamento mediatico contro gli extracomunitari e gli immigrati fu quello che seguì l’omicidio della 18enne romana, Pamela Mastropietro. In piena campagna elettorale, l’arresto di un pusher nigeriano scatenò la destra. Il giorno dopo Luca Traini, 29enne di Tolentino, armato di pistola fu autore di un vero e proprio raid contro sei cittadini inermi con la sola colpa di avere la pelle di colore scura. Oggi l’uomo durante il processo con rito abbreviato (a porte chiuse) in Corte d’Assise afferma: “In carcere ho capito che il colore della pelle non c’entra”. “Volevo giustizia per Pamela”. “Ringrazio comunque la polizia penitenziaria per come sono stato trattato in carcere”. E ancora: “Non provo nessun odio razziale, chiedo scusa per i feriti, volevo fare giustizia contro pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell’immigrazione: pure la mia ex fidanzata assumeva sostanze. In carcere ho maturato una nuova cognizione dei fatti”.
Ho avuto “un’infanzia difficile” ma “non sono né matto né borderline”, ha detto Traini al processo. “Il mio gesto – ha aggiunto – non è collegato al colore della pelle: un poco di buono può essere sia bianco sia nero”.
In un precedente interrogatorio Traini aveva dichiarato di non rinnegare nulla di quello che aveva fatto.
Traini è imputato per strage aggravata dall’odio razziale, tentato omicidio plurimo e danneggiamento e porto abusivo d’arma. L’accusa, sostenuta dal procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio, per l’imputato ha chiesto 12 anni di carcere. Partendo da una pena di 22 anni, la Procura arriva alla richiesta di 12 anni tenendo conto delle attenuanti generiche per l’imputato e della riduzione di un terzo della condanna per il rito abbreviato. I giudici potrebbero emettere già oggi la sentenza.

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