lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Malattie croniche. Scopri il Campione che è in Te
Pubblicato il 11-10-2018


mani pancia

Si stima che siano oltre cinque milioni le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali, di cui tre milioni in Europa. Mancano dati epidemiologici relativi all’Italia in assenza del registro nazionale, ma si ritiene che ci siano circa 200mila casi. Si tratta di patologie dell’intestino, colite ulcerosa (60%) e malattia di Crohn (40%), che nel loro decorso si caratterizzano con fasi di riacutizzazione e di remissione, arrecando un danno intestinale progressivo. Hanno un picco di incidenza tra i 20 e i 30 anni e per il 20% si manifestano tra i 10 e i 18 anni, con ripercussioni a livello familiare.

La campagna di sensibilizzazione di IG-IBD (Italian Group of Inflammatory Bowel Disease) presentata a Roma col sostegno di Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Commissione igiene e sanità del Senato, ha avuto un testimonial di particolare rilievo, il nuotatore Simone Sabbioni promessa del nuoto italiano che consegue successi tenendo sotto controllo gli effetti della malattia, esempio tangibile di come una tempestiva diagnosi e una corretta terapia possano consentire condizioni di vita conciliabili con alti standard sportivi.

Il primatista nazionale sui 100 metri dorso, ha iniziato a soffrire di gravi sintomi diarroici nel 2016 che lo hanno costretto a rinunciare ai Mondiali di Budapest. Dopo cinque mesi di indagini si è giunti alla diagnosi di colite ulcerosa ed è occorso un anno per mettere a punto una terapia non troppo invasiva, riprendendo gli allenamenti a giugno 2017. Oggi afferma di non subire limitazioni a causa della malattia, prestando attenzione all’alimentazione e assumendo i farmaci. Parteciperà ai 14esimi Campionati mondiali in vasca corta in Cina dall’11 al 16 dicembre, agli Italiani assoluti di aprile 2019 e ai Mondiali di luglio, sognando le prossime Olimpiadi.

L’eziologia delle MICI non è completamente nota, tuttavia un ruolo significativo è da attribuire a un’alterata risposta immunitaria nei confronti del microbiota costituito dai microorganismi presenti nell’intestino, che può essere alterato da fattori ambientali. Dagli studi genetici si è dedotto che in oltre 160 geni sono presenti piccole mutazioni che predispongono alla malattia, cui si aggiungono fattori ambientali, come alimentazione e inquinamento, che modificano la flora batterica intestinale stimolando una risposta immunitaria che provoca l’infiammazione. Questa, cronicizzando, dà come sintomi diarrea, dolori addominali, sangue nelle feci, febbre, astenia e perdita di peso, cui si possono associare manifestazioni articolari (spondiloartrite), cutanee (eritema nodoso, psoriasi), oculari (episclerite e uveite) ed epatiche (colangite sclerosante).

Pur non incidendo sull’aspettativa di vita, tali patologie producono un notevole impatto sociale limitando le capacità del paziente con implicazioni di carattere psicologico, sociale, scolastico e lavorativo, con scadimento della qualità di vita e costi rilevanti per interventi, ricoveri frequenti e acquisto di farmaci non mutuabili. Stime dell’Unione europea sostengono che il costo di un paziente per lo Stato varia da 3 e 5mila euro l’anno che complessivamente si tramuta in oltre un miliardo di euro, cui vanno aggiunto i costi per i servizi assistenziali.

Il trattamento delle MICI si basa sull’utilizzo di immusoppressori, corticosteroidi e aminosalicilati e sui farmaci biologici.

Il professor Alessandro Armuzzi, Segretario generale IG-IBD, ricordando che queste affezioni hanno una diffusione globale con incidenze che variano tra i continenti e tra nord-sud ed est-ovest, sostiene la necessità di una sensibilizzazione a livello mediatico e la creazione del registro nazionale che fornendo una mappatura aiuterebbe ad allocare le risorse.

Enrica Previtali, Presidente dell’Associazione nazionale AMICI Onlus, afferma che la testimonianza di chi ha raggiunto dei traguardi sportivi e ha realizzato importanti obiettivi può infondere fiducia alle persone affette da queste patologie, che tendono spesso a isolarsi e nascondere i sintomi.

Pierpaolo Sileri, Presidente della XII Commissione igiene e sanità del Senato, sostiene la necessità di fare rete fra istituzioni, imprese e pazienti promuovendo un rapporto sinergico tra lo specialista e le associazioni dei pazienti per costituire un network efficace e funzionale alle esigenze del singolo.

La Conferenza Stato Regioni nel settembre 2016 ha recepito il Piano Nazionale della Cronicità, comprese queste due patologie analizzate insieme alle società scientifiche e alle associazioni di pazienti per affrontarne le esigenze psicosociali e adottare modelli per prevenzione, cura e gestione, spiega la dottoressa Paola Pisanti coordinatrice della Commissione sul Piano delle cronicità presso il Ministero della salute. La prima parte del Piano ha determinato i percorsi diagnostici assistenziali, la seconda ha individuato 11 patologie da approfondire tra cui le MICI per le quali mancano studi di popolazione su incidenza e prevalenza per poter definire le risorse che il servizio sanitario deve predisporre. Per armonizzare i comportamenti clinici dei professionisti si è chiesto alle Regioni di definire i percorsi diagnostico-terapeutici. Dalla fase di monitoraggio attraverso dei questionari sull’integrazione ospedale-territorio e sulla costruzione dei PDTA si passerà a un organismo che monitorando i risultati coordinerà l’attuazione, diffonderà le buone pratiche, valuterà i modelli innovativi e proporrà aggiornamenti.

Monica Boirivant, dirigente di ricerca dell’Istituto superiore di sanità, rassicura sull’impegno a realizzare il registro di queste malattie che nascerà dal censimento dei casi attingendo informazioni dai data-base istituzionali e dai dati dei Centri per la diagnosi e cura che dovrà fornire elementi di conoscenza sulla prevalenza e incidenza delle MICI riguardo le complicanze e le risposte alle terapie. (www.igibd.it)

Tania Turnaturi

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