sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

MANIFESTO PER L’EUROPA. NON C’È UN MOMENTO DA PERDERE
Pubblicato il 04-10-2018


Nel 2019, per la prima volta da quarant’anni, l’elezione del Parlamento europeo sarà un’occasione cruciale per il futuro dell’Europa e del mondo, e non una consultazione secondaria rispetto alle elezioni nazionali. Dal suo esito dipenderà la continuità di una prospettiva di crescita nella libertà delle persone e dei mercati, oppure la regressione ulteriore nel disordine internazionale ed in guerre commerciali che rischiano di sfociare in guerre guerreggiate.
• Da quando statisti illuminati firmarono i Trattati di Roma molto è cambiato. Sul piano politico è caduta la cortina di ferro, che fino al 1989 aveva innegabilmente costituito il principale confine della Comunità europea. Sul piano economico l’inevitabile apertura dei mercati ha stabilito un nuovo equilibrio fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Sul piano sociale la stessa espansione del Welfare State dei trent’anni gloriosi e l’innovazione tecnologica introdotta nei processi produttivi hanno profondamente cambiato la composizione sociale dei paesi dell’Europa occidentale. Sul piano culturale l’accesso generalizzato ad Internet ha messo in discussione identità e gerarchie di valori.
• I Trattati di Maastricht rappresentarono un primo tentativo di reazione a questi cambiamenti, tentativo che presumeva passi ulteriori in vista della costruzione di una più solida sovranità europea. In particolare l’adozione di una moneta unica postulava una comune politica fiscale e finanziaria, che non c’è stata se non nei termini di supplenza messi in campo negli ultimi anni dalla Banca centrale europea. Il disordine geopolitico è esploso. L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione.
• È in questo contesto che hanno trovato spazio movimenti sovranisti che finora peraltro hanno rappresentato piuttosto il problema che la soluzione. Essi tuttavia segnalano il paradosso per cui alla cessione di sovranità da parte degli Stati membri non ha corrisposto analoga assunzione di sovranità da parte dell’Unione europea: tanto da far temere che la stessa nozione di sovranità finisca per evaporare a favore di poteri privi di legittimazione democratica.
• In Italia, per giunta, l’insorgenza sovranista non ha trovato argini in un sistema politico debole e sfilacciato, come ha mostrato di essere quello seguito alla fine della prima Repubblica. Anche per questo diventa esplicito quello che altrove resta implicito: l’antiparlamentarismo, il protezionismo, l’insofferenza per le regole dello Stato di diritto. Ed è su questo terreno che va condotta l’opposizione ad un governo che, come è già accaduto nella storia europea, rischia di essere un punto di riferimento per le forze antieuropeiste ancora minoritarie negli altri Stati membri.

La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è grande. Non si può più aspettare.
• I socialisti auspicano:

1. che le tre forze che hanno finora rappresentato la constituency dell’Unione Europea – Ppe, PSE, Alde – stringano un’alleanza preelettorale aperta ad altri soggetti che garantisca la rifondazione dell’Unione Europea tornando al primato della politica: rafforzare la politica estera e di sicurezza, rivedere le politiche economiche e sociali valorizzando il principio di sussidiarietà e mettendo le briglie ad una deleteria finanziarizzazione, evoluzione della Commissione in un vero governo legittimato da libere elezioni, voto a maggioranza qualificata, e infine una forte tensione federale.
2. che la mobilitazione necessaria ad allontanare i rischi che incombono debba coinvolgere tutta la società italiana, trascendendo largamente le logiche interne ai partiti maggiori. Per questo invitano le forze riformiste a scegliere assieme, e con un processo aperto, il candidato alla presidenza della Commissione Europea.

I socialisti si impegnano alla costituzione di un’alleanza repubblicana, europeista, aperta al mondo civico, che si presenti agli elettori per sbarrare il passo all’Internazionale nera promossa dal leader della Lega e al fronte anti europeista di cui i 5 Stelle fanno parte.

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