lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Manovra, il monito del Quirinale
Pubblicato il 01-10-2018


quirinale

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’articolo 97 della Costituzione. Lo ha fatto in occasione dell’incontro con i partecipanti dell’iniziativa ‘Viaggio in bicicletta attorno ai settanta anni della Costituzione Italiana’.

Il Presidente Sergio Mattarella ha affermato: “La Costituzione rappresenta la base e la garanzia della nostra libertà, della nostra democrazia. Detta le regole della nostra convivenza e indica i criteri per i comportamenti e le decisioni importanti, come quelle da assumere in questi giorni. La Costituzione italiana, la nostra Costituzione, all’articolo 97 dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico. Questo per tutelare i risparmi dei nostri concittadini, le risorse per le famiglie e per le imprese, per difendere le pensioni, per rendere possibili interventi sociali concreti ed efficaci. Avere conti pubblici solidi e in ordine è una condizione indispensabile di sicurezza sociale, soprattutto per i giovani e per il loro futuro”.

I due vicepremier Salvini e Di Maio hanno replicato al Presidente Mattarella con toni tranquillizzanti ma anche poco riguardosi.

Salvini, dal palco della festa della Lega a Latina, ha detto: “La Carta non impedisce un cambio di rotta. Mattarella stia tranquillo. Dell’Europa me ne frego. Stiamo smettendo di governare il Paese da servi come ha fatto per anni la sinistra. La manovra economica stavolta la facciamo da Roma e per gli italiani”. Dopo aver promesso che cambierà la legge Fornero, il vicepremier ha aggiunto: “questo lo devono capire a Bruxelles, a Berlino e anche in qualche colle di Roma…”. Il riferimento a Sergio Mattarella è stato accolto da fischi e ‘buu’ dalla folla.

Salvini ha poi detto: “Sono d’accordo sull’elezione diretta del presidente della Repubblica e con l’elezione dei magistrati. Bisogna lavorarci”.

Nella stessa giornata il ministro Salvini ha anche detto: “Se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare me ne frego e lo faccio lo stesso, aveva detto in giornata il ministro. La Costituzione impedisce forse di cambiare la legge Fornero, di ridurre le tasse alle Partite Iva e alle imprese, di aumentare le pensioni di invalidità, di assumere migliaia di poliziotti, carabinieri e pompieri, di aiutare i giovani a trovare un lavoro? Non mi pare. Stia tranquillo il Presidente, dopo anni di manovre economiche imposte dall’Europa che hanno fatto esplodere il debito pubblico (giunto ai suoi massimi storici) finalmente si cambia rotta e si scommette sul futuro e sulla crescita. Con equilibrio, con orgoglio e con coraggio. Prima gli Italiani, si passa dalle parole ai fatti!”.

Anche il ministro Luigi Di Maio, in sintonia con Salvini, ha così risposto al monito del Capo dello Stato sull’equilibrio dei conti: “Mattarella non deve preoccuparsi. Questa ‘manovra del popolo’ ha proprio la finalità di creare le condizioni per poi poter ridurre questo debito. Oltre 2300 miliardi di euro di debito pubblico creato proprio dagli stessi che ora hanno pure la faccia di parlare. Sono anni che si fanno manovre contro i cittadini a favore delle banche in deficit. Per una volta che il deficit lo si fa per dare ai più deboli, sono tutti pronti a criticare”.

Franceso D’Uva, capogruppo del M5S alla Camera, ha scritto su Twitter: “Conti in ordine sì, ma senza austerità e tagli lineari che hanno già dimostrato, non solo in Italia, di essere una ricetta fallimentare. Sarà la prima manovra espansiva dopo anni di grandi sofferenze per il nostro Paese”.

Anche il premier Giuseppe Conte difende la manovra affermando: “Abbiamo gettato le basi per una manovra seria e coraggiosa, che guarda alla crescita nella stabilità dei conti pubblici. Una manovra che vuole offrire una risposta alla povertà dilagante, ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie, che non taglia un euro al sociale né alla sanità. Una manovra che inizia ad abbassare le tasse e che scommette sul più grande piano di investimenti della storia repubblicana. Una manovra che segna la svolta per il rilancio del Paese e lo sviluppo sociale”.

Il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato da Radio Capital, ha detto: “Il punto non è sforare in termini di deficit, il punto è spiegare lo sforamento, se lo sforamento comporta più crescita e più occupazione per il Paese, cosa che renderebbe sostenibile la manovra per ridurre il debito e per incrementare crescita e occupazione. Questo è il messaggio: se lo è spiegatelo caro Governo, se non lo è correte ai ripari e modificate la vostra linea di azione perché se fosse solo ricorso al deficit per fare i punti che sono oggetto dei fini di Governo, quindi incremento del debito pubblico, né il mercato ci farà uno sconto, né l’Europa. Il ministro Giovanni Tria, in linea teorica dice cose condivisibili bisogna però entrare nel merito dei provvedimenti. Quanto in termini di risorse questa manovra prevede per la crescita, con quali provvedimenti? Quale è il quantum delle risorse legato allo sviluppo ed alla crescita?”.

Le affermazioni di Salvini e Di Maio, falsamente ignorano tutte le lotte della sinistra, e del Partito Socialista in particolare, fatte in più di un secolo per l’emancipazione dei lavoratori. Ignorano che il debito pubblico esistente è servito a dare un benessere sociale, soprattutto alle fasce più deboli. Le politiche Keynesiane hanno determinato l’indebitamento del bilancio dello Stato, ma hanno garantito benessere e sviluppo economico. Ma ancora peggio, i due vicepremier, come se fossero i consoli della Repubblica dell’antica Roma, si atteggiano a unici difensori dei deboli e degli oppressi che la sinistra avrebbe oltraggiato. Settantacinque anni fa l’Italia era un cumulo di macerie, ma né Salvini e né Di Maio se lo ricordano perché non erano ancora nati, o perché non lo hanno neanche studiato a scuola o semplicemente perché non fa comodo ricordarlo. Le accuse pesantemente false, in un periodo di crisi economica e disagio sociale, attraggono i consensi popolari come la storia ci insegna. Adesso, i due vicepremier sono disposti a tutto pur di affermare il loro ‘successo’ politico: non ci sarà Europa che regga, non ci saranno pareri e valutazioni di economisti di chiara fama, e la preoccupazione maggiore è che non terranno conto neanche della Costituzione. Ci sono buoni motivi per poter pensare che la manovra del governo giallo-verde è soltanto l’inizio di un vero e proprio colpo di stato che con grande lucidità viene messo gradualmente in atto e che verrebbe ultimato con il cambiamento della Costituzione.

Salvatore Rondello

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