sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Fascistizzazione dello Stato
Pubblicato il 10-10-2018


L’ottimo articolo di Fubini sul carbone di Lenin, rende davvero l’idea del processo quasi rivoluzionario che si sta attuando nel paese. Non siamo di fronte a un rigurgito del Fascismo in chiave futuristica, proprio perché come Lenin disse al tempo alla Balabanoff, l’Italia non avendo carbone e materie prime, non poteva fare la rivoluzione, perché sarebbe stata isolata nel contesto internazionale. I flussi finanziari internazionali sono il carbone degli anni 20 e oggi come allora, vedi l’epopea odierna della Grecia non si può fare la guerra al mondo finanziario. Ciò non toglie che il populismo oggi veleggi sull’onda del consenso e che sia talmente difficile fare opposizione a chi di fatto ha attuato il principio politico del partito di lotta e di governo 5 stelle e lega si comportano quasi come fossero ancora all’opposizione trovando di volta in volta il nemico da colpire, una volta è il mondo finanziario, un’altra i giornali, un’altra volta i tecnici della ragioneria, un’altra volta Inps, un’altra volta confindustria, sindacati e via così. Questo non è il Fascismo 2.0,ma è un processo vero e proprio di fascistizzazione dello stato e dei suoi apparati istituzionali, di quei famosi pesi e contrappesi che rendono uno stato democratico.Ecco perché non si può combattere un simile processo,facendo la parte dei difensori dell’establishment e della burocrazia europea. La sinistra non può non deve passare per il difensore degli Juncker, Dombrovskis, Moscovici, deve avere la capacità di riporre al centro contro il populismo il progetto ambizioso degli stati uniti d’Europa.
Da una Europa solo finanziaria si deve passare ad una Europa dei popoli,con un proprio esercito, un proprio bilancio e con leggi vincolanti sugli stati.Un’Europa che cambi le sue priorità che metta al centro il lavoro ,l’innovazione tecnologica,la ricerca e che ritorni ad avere il suo ruolo nel mondo sfidando America, Russia e Cina.Certo dobbiamo porci l’obiettivo politico di sconfiggere i populisti, ma proprio per questo,non possiamo difendere la politica di austerity finora messa in campo che ha permesso di fatto la crescita del sovranisti. Il fiscal compact in costituzione fu un errore maledetto e se non vogliamo davvero trovarci in un nuovo regime dobbiamo cambiare immediatamente direzione di marcia. Il nostro congresso, come quello del Pd potranno servire allo scopo, trovare una nuova linea politica per la Sinistra e nuovi gruppi dirigenti che siano in grado almeno di giocare la partita.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. Se nel prefigurare gli “stati uniti d’Europa” si intende una entità simile a quella nordamericana, mi sembra effettivamente un progetto molto ambizioso – e poco realistico mi verrebbe da dire – perché le rispettive storie sono molto diverse, e i trascorsi di un Paese, e relativo Continente, non sono a mio avviso qualcosa di irrilevante, tanto da poterli minimizzare.

    Non possiamo infatti escludere che il cosiddetto sovranismo nasca proprio da tale passato, e dallo spirito identitario che nasce dall’amor di Patria, una Patria spesso guadagnata e difesa con tanto sacrificio, e che può aver generato nel corso degli anni un sentimento “patriottico” non cancellabile di colpo, come si fa con un tratto di matita, pena il vederlo poi rispuntare sotto l’una o altra forma.

    Il compito della politica doveva verosimilmente tradursi nel saper convincere il rispettivo elettorato che non è impossibile trovare un giusto punto di equilibrio tra la dimensione europea e l’identità nazionale, mentre alla luce dei fatti viene da pensare che la sinistra, o la sua parte maggioritaria, non sia riuscita in tale azione, forse perché troppo intenta a far caparbiamente passare la propria tesi.

    Mi riferisco alla tesi dell’europeismo “senza se e senza ma”, portata avanti a “testa bassa”, dimenticandosi di ascoltare le ragioni degli altri, ritenute “non politicamente corrette” e sovente liquidate come nazionalismo o populismo, se non fascismo, salvo poi accorgersi che si trattava di un giudizio troppo sommario e sbrigativo, che ha tenuto conto in scarso conto “l’anima” e la voce del “popolo”.

    Un altro e recente articolo di questo giornale titola “La fiducia nell’Europa in 10 anni è calata del 50%”, e a questo punto, se le cose stanno effettivamente così, la sinistra dovrà probabilmente ritornare sui propri passi, rivedendo le proprie posizioni, in modo da riacquistare la fiducia degli elettori, il che potrebbe richiedere anche tempi abbastanza lunghi, o comunque non brevi.

    Ma a parte i tempi, io dubito che questo “ripensamento” possa succedere in quella sinistra che si è sempre e costantemente compiaciuta delle proprie “verità”, in maniera molto autoreferenziale, preoccupandosi piuttosto di trovar “nemici” anziché interrogarsi sul proprio operato, e se fossi nei panni della sinistra rifomista eviterei di legare il mio destino a chi col riformismo ha dimostrato di aver poca o nulla dimestichezza.

    Paolo B. 14.10.2018

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