lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Marco Andreini
Non possiamo più aspettare
Pubblicato il 01-10-2018


Il segretario ha scritto l’altro giorno che non possiamo aspettare, lui si riferiva come sempre al mondo esterno,se mi consente il segretario io mi riferisco come direbbe Fogazzaro al nostro piccolo mondo.

Dopo dieci anni di gestione del partito quasi solitaria sarebbe bene fare un bilancio di ciò che ha rappresentato per il Psi la gestione del segretario.So bene che i fans acritici abbondano, ne ho fatto le spese nel 2010 a Perugia, quando ogni volta che nominavo il nome di Vendola venni subissato dai fischi. E so anche che la nostra storia da Montecatini in poi non può essere letta attraverso i vari se.

Se fosse stata eletta Pia, se fossero rimasti Angius, De Michelis, Turci, Mosca, D’Alfonso, Spini, se a Bagnoli avessimo accettato di fare il partito insieme a Vendola, se alle primarie europee avessimo presentato un nostro candidato, se avessimo fatto scelte chiare, invece che a zig zag, determinate spesso da alleanze momentanee, utili solo per alcuni, non per il partito, se avessimo creato veri responsabili autonomi di dipartimenti, se avessimo dato retta ai vari consigli e alle proposte avanzate dai territori, dai collaboratori della direzione e della segreteria, senza doverle prima esaminare,chissà da chi e cestinare il più delle volte, se avessimo compreso che la complessità delle posizioni politiche in un partito è un patrimonio, e non una operazione di lesa maestà, se avessimo deciso di partecipare a un progetto politico, senza chiedere il permesso ogni volta al Pd, se avessimo tralasciato battaglie personali contro i nostri vecchi compagni di strada e ci fossimo messi a un tavolino tutti insieme, se invece che lasciare tutto nelle mani di uno avessimo avuto una gestione più collegiale, forse oggi non saremmo identificati come il partito di Nencini e non come Psi.

Ma ora senza se e senza ma non possiamo più aspettare.L’irrilevanza politica è data anche dai nostri errori, e se non vogliamo sparire dobbiamo cambiare ora e subito, senza aspettare congressi inutili e bulgari. Nencini lo disse il 13 marzo in direzione e a Bologna, faccia per il bene del partito un passo indietro lasci gestire questa fase ai restanti membri della segreteria e ci consenta di trovare tra i nostri quadri giovani un nuovo segretario da votare in un congresso programmatico e non di conta.

Marco Andreini
Segreteria nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. Tutte le opinioni sono legittime. Resta il fatto che il compagno Andreini ha votato Nencini al congresso di Roma e che i segretari si cambiano ai congressi. Riccardo, che già si era dimesso dinnanzi alla segreteria subito dopo il voto con tanto di dimissioni respinte all’unanimità, dunque anche col consenso, se non ricordo male, dello stesso Andreini, ha dichiarato di fronte alla segreteria che si è svolta a Caserta che ritiene il suo ciclo esaurito e che non intende ripresentare la sua candidatura al prossimo congresso. Questo comportamento mi pare esente da pecche. Se poi Andreini ritiene che l’errore politico del Psi sia stato quello di non proseguire l’esperienza di Sel gli faccio osservare che questa opinione, oltre a non essere la mia che già ai tempi dell’adesione a Sel avevo manifestato il mio parere contrario, non si sarebbe rivelata, se messa in pratica, alla luce del magro risultato ottenuto da LeU, un ottimo affare per la nostra comunità.

  2. Purtroppo il Compagno Andreini non è nella posizione di scaricare sul Compagno Nencini ogni responsabilità sulle difficoltà del nostro Partito. Come ho sempre detto in privato ed in pubblico, non accetto la logica del capro espiatorio. E’ evidente che ci debba essere un amplio confronto politico, programmatico, organizzativo Congressuale, possibilmente gestito da una Commissione di Garanzia che abbia la fiducia della maggioranza di Compagne e Compagni. Un Congresso che parta dalle Federazioni e dalla base e che ricomponga le loro istanze a livello nazionale. Chiedere le dimissioni e sostituire un pezzo con un altro è miope e inutilmente divisivo. Il Segretario ha aperto le porte al cambiamento per cui facciamolo con lui e non contro quaalcuno

  3. Mi dispiace polemizzare con il compagno Andreini, ma i suoi interventi inevitabilmente si prestano alla polemica.
    Questo suo frequente richiamo all’ordine al Segretario Nencini colpevole di tutti i mali del Partito, dimostra la grande levatura politica di Andreini che forse aspira a qualcosa di più degli incarichi che ha avuto dalla Costituente in poi, tutti meritati certamente. Non l’ò mai sentito fare un ragionamento politico che indicasse una linea da seguire, ma solo riferimenti ad eventuali soci, che potrebbero secondo il suo punto di vista,
    risollevare le sorti del Partito dimenticando che per mantenere un minimo di visibilità e credibilità bisogna operare bene con passione a livello locale, dove per fortuna ci sono ancora delle realtà che ci vedono protagonisti. Ma il grande stratega, assunto in virtù della sua collocazione a livello nazionale, le redini della Federazione Spezzina dopo le dimissioni del Segretario, ignorando le più elementari norme Statutarie, tanto è vero che il direttivo sono mesi e mesi che non viene più convocato lasciando i Compagni del Direttivo e del territorio senza un minimo di indirizzo politico da seguire.
    Mi auguro, per quello che mi riguarda, che l’impegno che si è assunto il Partito in questa fase molto delicata, quello di favorire una aggregazione fra tutti i soggetti che si rifanno alla tradizione riformista, presentando una lista comune alle Elezioni Europee, si concretizzi.

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