domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Roma-Milano, come la crisi cambia i locali
Pubblicato il 26-10-2018


roma-milanoTra la crisi economica che perdura ormai da anni ed una situazione di incuria (sporcizia dilagante, autobus in fiamme, traffico ingestibile) Roma è sempre più sinonimo di degrado. In questo scenario di profondo disagio, la notte diventa il momento in cui potersi godere, senza caos, quella che per molti è la città più bella del mondo. Ma, a proposito di vita notturna, i romani hanno sempre la stessa voglia di divertirsi? Quanto la crisi economica ha cambiato la night-life capitolina? Milano, come molti fanno credere, è davvero un passo avanti? Domande che rivolgiamo a Maurizio Maradona, vincitore del premio “miglior PR d’Italia 2017”, un ragazzo di 32 anni che vive quotidianamente il mondo della notte e che, avendo lavorato nei migliori locali italiani (e non solo), sull’argomento non è secondo a nessuno.

Maurizio, quanto la crisi economica si riflette nelle discoteche?
“Inevitabilmente la crisi si ripercuote anche sul mondo della notte in quanto il cliente medio è un essere umano che spende un denaro ‘extra’ rispetto al budget che ha per vivere, mangiare, spostarsi, ecc. Di conseguenza quel margine economico che una persona si mette da parte e con il quale si diverte si è abbassato. Per quanto riguarda i locali invece il problema è che, proprio come risposta alla crisi, sono nate tante alternative che offrono al cliente un tipo di divertimento low-cost, di bassissimo profilo con il risultato che, mentre la categoria “di lusso” continua a frequentare determinati luoghi, viene però a mancare quella fascia “di mezzo” che popolava il locale. Quindi i clienti importanti ci sono sempre, ma se prima nel club entravano 1000 persone, ora ne entrano 700. La crisi è nata per determinate location proprio perché sono emersi questi grandi “ibridi” che hanno contaminato le grandissime realtà. Nel futuro – brevissimo – l’obiettivo sarà quello di tornare nei grandi poli, pochi ma buoni, dove la gente sarà in grado di identificarsi. Manca infatti il senso di appartenenza, la gente non sa nemmeno dove e perché sta andando a divertirsi. Il mio consiglio è quello di capire la filosofia e il lavoro che c’è dietro ad un evento, ad una serata, ad un locale che è giusto che venga valorizzato”.

Qual è la differenza nel tuo lavoro tra oggi e 10 anni fa?
“Anni fa il lavoro era più o meno distribuito e ripartito in maniera equa, oggi invece se vuoi fare un buon servizio devi andare a prendere quel personaggio che ti garantisce un guadagno sicuro. La crisi ha infatti generato un profilo che io chiamo “cliente fake”: quella persona che cerca di entrare al tavolo dell’amico, cerca agevolazioni da un PR che conosce, che magari riesce a farsi 16 serate al mese spendendo zero euro”.
Se Roma è in crisi, Milano invece sembra avere un’altra marcia. E’ così?
“Se prendiamo come riferimento il cliente medio, la differenza è pressoché nulla. Il vantaggio di Milano è che ha una porta sull’Europa, capita spesso di avere clienti con un potenziale di spesa enorme pronti a fare una serata anche di lunedì, martedì o mercoledì. E c’è da ricordare che Milano è la capitale della moda e della finanza, sono due ambienti che vanno a braccetto con la night-life, è dunque molto più predisposta alla movida”.

maurizio maradonaQuali sono le caratteristiche principali che contribuiscono al successo di un locale?
“Io dico sempre che la formula segreta non esiste. Questo mondo è bello e affascinante proprio per questo, perché ogni locale ha una diversa chiave che fa azionare gli ingranaggi. Però ti so dire quali sono quelle cose di cui un locale non può proprio fare a meno: la musica deve essere adatta alla tipologia della clientela che si vuole raggiungere. Poi è fondamentale la comunicazione perché nel 2018 non si può fare a meno di avere una fortissima attività web e social. E sicuramente i servizi: oggi il cliente, proprio perché ha maggiori difficoltà economiche, nota con più attenzione i dettagli come la qualità del cibo, dell’alcol, l’educazione del personale. Queste caratteristiche 10 anni fa nemmeno venivano prese in considerazione, invece adesso nel fare i colloqui siamo molto più attenti e accurati”.

Quando hai iniziato questo lavoro e ti aspettavi nel 2017 di vincere il premio miglior PR d’Italia?
“Questo lavoro lo inizi esclusivamente se hai la devozione verso quello che stai facendo. Da fuori sembra tutto rose e fiori: sempre in giro per locali, in posti molto belli, contornato da ragazze ecc. Ma dietro c’è un meccanismo pazzesco, ore ed ore di ufficio e di riunioni, che dall’esterno non si percepisce. Io ho iniziato a 20 anni per scherzo: mio padre non mi dava i soldi per andare a Ibiza perché a scuola non me la cavavo benissimo. Ho organizzato una festa e avevo subito capito di essere bravo. In un primo momento avevo deciso di lasciare perché pensavo di non essere all’altezza, poi invece una persona ha carpito la mia capacità nell’aggregare e piano piano è diventato un lavoro che poi te lo cuci addosso e non te lo sai più togliere. Non pensavo di raggiungere determinati traguardi ma la mia forza è che ci ho sempre creduto, anche negli anni precedenti in cui non ero arrivato primo ai Dance Music Awards”.

Fino a quando continuerai?
“Purtroppo o per fortuna questo non è un lavoro legato all’età, a differenza di quello che la gente crede perché la capacità manageriale che acquisisci e la capacità di gestire le risorse umane è un qualcosa che ti porti dietro per tutta la vita. Certo, puoi decidere di cambiare il modo in cui farlo, ma non di abbandonarlo. Potrei frequentare le serate, andare in discoteca e stare al tavolo con i miei amici per altri 3-4-5 anni, fino a quando il fisico me lo permetterà ed a quando non mi sentirò fuori luogo all’interno di certi contesti. Ma un ruolo gestionale o di back-office lo farò per tutta la vita perché ti permette di conoscere tante persone, ti fa crescere e se un giorno penserai di smettere ti capiterà quel progetto brillante che ti farà pensare “Questa è la svolta, perché devo lasciare?”.

Il locale migliore dove hai lavorato?
“L’Art Cafè di Villa Borghese a Roma è il luogo migliore semplicemente perché è un posto che ti mette nella condizione di esprimere al meglio le tue potenzialità. Per fare una metafora: “Ho guidato tante macchine, ma quando sali su una Ferrari e senti quel rombo di motori è una emozione speciale”. Penso che negli ultimi 15 anni il cliente abbia abbandonato il concetto di seguire un filone e questo si ripercuote su tutta la società, vedi il rapporto sempre più piatto che una persona ha con una moda o una tendenza, mentre per esempio mio padre all’epoca ha avuto un’idea e l’ha portata avanti per 40-50 anni. Attualmente sto lavorando proprio all’Art Cafè, che ha un location e un concept di serata molto bello, per dare al pubblico una linea guida e un nuovo senso di appartenenza”.

Francesco Carci

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento