sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Medicina e numeri chiusi
Pubblicato il 17-10-2018


Per amor di patria meglio evitare considerazioni su un governo che annuncia l’abrogazione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di medicina, salvo poi smentirsi, e con i ministri competenti che dichiarano che a loro non risulta. Numero chiuso? Quale? Perché ce n’é più di uno.

Il primo è il test di ingresso: una media di 65 mila partecipanti per circa 10 mila posti. Un numero che può aumentare ogni anno a causa dei ricorsi al Tar, spesso accolti, da parte degli esclusi. Dopo i sei anni di corso arrivano alla laurea circa 8 mila, un titolo accademico che offre poche e marginali possibilità di lavoro.

Ad attenderli è un altro test, quello per l’ammissione alle specializzazioni, altri 4 o 5 anni, per circa 6 mila o per l’ammissione al corso triennale di medicina per 1000 posti: il numero dei partecipanti è mediamente il doppio e quindi la metà sono bocciati. I fortunati sopravvissuti dopo 10-11 anni di studi, ammesso e non facilmente concesso che non debbano aggiungere anni di fuoricorso, trovano finalmente l’agognato posto di lavoro?

Li attende intanto un altro test: il superamento di un concorso pubblico. I posti in palio non sono sufficienti per tutti: 1000 di loro rimangono esclusi. Il risultato è che ci sono 25 mila medici disoccupati e 8 mila precari. Un limbo destinato ad aumentare qualora si dovesse lasciare libero accesso alla facoltà mantenendo però gli imbuti successivi.

Sbarramenti la cui eventuale rimozione non sarebbe a costo zero: gli ammessi alla scuole di specializzazione devono essere retribuiti, attualmente con 1900 euro al mese; non avere ottemperato negli anni ’90 a questa che è una norma europea ha comportato ricorsi da parte degli specializzandi dell’epoca e risarcimenti da pagare da parte dello Stato. Le assunzioni da parte del sistema sanitario devono tener conto delle reale esigenze e non può essere in funzione del numero dei medici. Quindi non cambiare nulla e lasciare invariato il sistema di selezione iniziale? No, non è equo, somiglia molto ad una lotteria e non garantisce la scelta dei migliori: la prova è gli studenti respinti per non aver superato il test e ammessi dopo ricorso al Tar per vizi formali hanno poi un corso di studi analogo ai colleghi regolari vincitori.

Soluzioni? Non ne esistono di semplici di fronte a problemi complessi, specialmente se affrontato a spizzichi e bocconi. Una potrebbe essere l’istituzione di un liceo biologico propedeutico alla ammissione alle varie facoltà sanitarie.

Leo  Alati

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