lunedì, 22 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Medvedev, Wozniacki e Basilashvili rispondono all’appello
Pubblicato il 10-10-2018


tennisDalla Cina al Giappone. Prima degli appuntamenti di Shanghai e Tianjin si giocava a Pechino e a Tokyo, capitali della Cina e del Giappone, per due tornei molto importanti. Così come i risultati che hanno regalato, ma non per i padroni di casa. Nuovi ‘esordi’ e ritorni, mentre i campioni recenti degli ultimi tornei non sono confermati; anche a causa dell’influenza, che (a Pechino) mette ko sia la Osaka che Del Potro. Febbre da Cina verrebbe da dire, visto che sono apparsi tutti e due un po’ febbricitanti. Bene la Russia, male invece il Giappone che (a un passo dal titolo) ‘perde’ sia la Osaka che Nishikori (la prima si ferma in semifinale, il secondo arriva ‘solo’ finalista e non riesce a conquistare il trofeo dell’Atp di Tokyo). Male anche per l’Italia: Fabio Fognini arriva in semifinale contro Juan Martin Del Potro, ma non può neppure disputarla (dopo il precedente a suo favore, avendo sconfitto l’argentino in finale a Los Cabos quest’anno), per un infortunio alla caviglia nei quarti. Nell’incontro (dei quarti appunto) contro Fucsovics riesce a condurre bene il gioco e a vincere facilmente il primo set per 6-4 (così come nel successivo parziale); nel secondo era sempre avanti, ma – a un passo dalla conclusione del match (nell’ultimo game) – rimedia un brutto infortunio alla caviglia, che non solo lo costringe a rinunciare alla semifinale contro Del Potro, ma anche a dare forfait al Master 1000 di Shanghai. Peccato, perché Fabio era in forma e, soprattutto, per lui si tratta di una ‘festa’ guastata: non solo perché aveva vendicato i ‘compagni’ Seppi e Cecchinato (battuti entrambi dall’ungherese Fucsovics), ma aveva anche superato il suo record personale di partite vinte stagionali, andando le oltre 43 che era il suo miglior risultato del 2013. Due ragioni per poter davvero festeggiare all’Atp 500 di Pechino, invece ora solamente tanto riposo per lui. Il suo ritiro non basta a Juan Martin Del Potro per aggiudicarsi il titolo. Si arrende a Nicoloz Basilashvili, che gli impone un doppio 6/4 (come quello di Fognini a Fucosvics). Davvero in forma il georgiano, che ama accelerare e chiudere soprattutto con il dritto a uscire lungolinea, sul rovescio di Del Potro. Sposta molto l’argentino, molto aggressivo, tende a voler chiudere presto lo scambio, scorciando il gioco con accelerate improvvise. Sorprende tutti, compreso l’avversario. Questo è il suo secondo titolo stagionale, dopo Amburgo, dove vinse contro un altro argentino quale Leonardo Mayer (per 6/4 0/6 7/5). Stupisce anche perché non è molto euforico dopo la vittoria e non esulta, ma dopo l’ultimo punto un minimo di commozione nei suoi occhi lucidi e un sorriso accennato hanno mostrato un lieve cedimento emotivo comprensibile. Molto simpatica la ‘cerimonia’ che prevedeva, prima della premiazione, un calco della mano del vincitore (tutta colorata di rosso); con tanto di successivo autografo da parte del campione.

Lo stesso dicasi per Daniil Medvedev, che si impone sul padrone e campione di casa Kei Nishikori, nettamente, con un drastico 6/2 6/4. Il russo ha sempre dominato, è stato superiore atleticamente al giapponese, per quanto anche il nipponico fosse in forma strepitosa. Il pubblico era tutto dalla parte di Nishikori, ma Medvedev ha saputo rimanere sempre concentrato; mentre Kei è apparso, ad un certo punto, più stanco e sfiduciato, è sembrato crederci meno. Così come è andata male, sempre – come detto – per influenza (come accaduto a Del Potro), all’altra giapponese e neo vincitrice degli Us Open: Naomi Osaka (come l’omonima città giapponese), che si arrende in semifinale alla Sevastova (che la sconfigge con un doppio 6/4). Irriconoscibile Naomi, davvero sotto tono, sofferente, in affanno, stanca e con tutti i sintomi di un malessere fisico in corso ben visibili (quasi infreddolita si è anche infilata la maglietta a maniche lunghe). Per quanto in forma, invece, la Sevastova, non è bastato ad Anastasjia per vincere il torneo. La lettone dovrà arrendersi in finale a una smagliante danese quale Caroline Wozniacki, ritornata e ritrovata, che le concede pochissimo, al top della forma fisica quasi. Superlativa su ogni colpo, impeccabile semplicemente, ha meritato davvero la vittoria. La Sevastova non sapeva più davvero cosa fare. Vinto facile il primo set per 6/3, nel secondo Caroline era avanti 5-0, poi la breve rimonta e reazione della lettone, che si è portata fino al 5.3, ma a quel punto è arrivata la risposta di orgoglio della danese e numero due indiscusso della classifica mondiale.

Ricapitolando: ritorno della Wozniacki ai massimi livelli; bene le new entry e sorprese di Basilashvili e Medevedev; male per Fognini e Del Potro; sconfitte in casa per Nishikori e dell’altra giapponese Osaka a Pechino; male anche un’altra padrona di casa, che sembrava destinata a regalare un tripudio alla sua terra. Stiamo parlando della cinese Wang Qiang, che si spinge fino alla semifinale (dove deve arrendersi alla superiorità della Wozniacki). Tuttavia, prima, aveva regalato un risultato sorprendente ai quarti contro un’altra giocatrice che si giocava un posto per le Finals di Singapore (inseguendole e mettendo molta pressione alle avversarie): si tratta di Aryna Sabalenka. Qualificazione forse compromessa per lei, con la sconfitta rimediata dalla cinese Wang con un doppio 7/5. Il suo errore è stata rimetterla in gioco, con uno scambio lungo e prolungato da fondo campo. Mentre avrebbe dovuto attaccarla di più, avendo fatto vedere ottime cose a rete ed essendo perfettamente in grado di giocare sia volées che smash. Invece è rimasta ancorata a fondo, commettendo soprattutto lo sbaglio di non variare la tipologia di colpi, ma anzi giocando quasi sempre pressoché ‘piatto’, su cui la cinese si appoggiava bene (per quanto colpi potentissimi); mentre avrebbe dovuta chiamarla di più in attacco, per poi passarla, oppure optare per un back più difficile da spingere. Al contrario, la bielorussa ha preferito optare spesso per traiettorie anche un po’ lobate, morbide, prive di peso, un po’ corte e comode, facili per la Wang, su cui ha spinto bene in particolare con il dritto incrociato ad uscire sul rovescio della Sabalenka; che, così, spesso è rimasta ferma, potendo solo guardare i colpi veloci dell’avversaria. Sicuramente un po’ di mobilità laterale da fondo ancora manca alla Sabalenka, ma per lei la top ten è a un passo e, comunque, la vale tutta; anche se come classifica non l’ha ancora raggiunta. Attuale n. 11 del mondo, le basta davvero poco e, dopo gli ottimi risultati raggiunti quest’anno con le vittorie a New Haven (su Carla Suarez Navarro per 6/1 6/4) e Wuhan (con un doppio 6/3 su Annet Kontaveit), sembra davvero quella la sua meta di destinazione e d’arrivo. Per non parlare delle finali perse (sempre in questo 2018) a Lugano (dalla Mertens per 7/5 6/2) e ad Eastbourne (dalla stessa Caroline Wozniacki: la canadese si è imposta con un valido 7/5 7/6).

Barbara Conti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento