domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Opposizione senza alternativa?
Pubblicato il 31-10-2018


Un’opposizione dura e pura senza individuare un’agibile alternativa lascia andare il Paese alla deriva in una fase in cui la conta alle europee vede indissolubilmente associati i destini dell’Italia e dell’Europa. Giusto e sacrosanto l’impegno a mobilitare le forze omogenee nel perseguire un’Europa più solidale, oggi in mezzo al guado più insidioso di una competitività tra grandi potenze che vorrebbe disfarsi di un’Europa appetibile come alleata, meglio se vulnerabile al suo interno con risorgenti nazionalismi (o sovranismi che dir si voglia),con l’illusione di una slalom di alleanze su convenienze di breve respiro ma in grado di minare la fiducia reciproca.

In questa operazione ai fianchi si distingue non solo Putin con i suoi appetiti da orso redivivo ma anche Trump, il cui sodalizio con l’ispiratore Bannon è tanto più pericoloso quanto più funge da grimaldello senza apparire. Deve essere chiaro che l’Europa solidale con il rispetto delle reciproche autonomie al suo interno è un modello in grado di scardinare gli stati accentrati, tanto che il Dalai Lama ne ha fatto la sua bandiera di rivendicazione dell’autonomia del Tibet all’interno del colosso cinese. Non meravigli se nell’ottica di un nazionalismo esasperato, ogni Paese alla deriva potrà diventare satellite, una pedina di Putin o di Trump. Per quest’ultimo c’è da sperare che alle elezioni di medio termine una delle due Camere si ribalti la maggioranza trumpiana e lo costringa a più miti consigli.

Per l’opposizione di centrosinistra, senza trattini di striscianti dissociazioni, si tratta di supportare con coerenza la linea europeista e di chiedersi in quale direzione e con quali forze avviare un confronto a cui non possono sfuggire pena la deriva del Paese in una posizione di sudditanza. Nell’alternatività di fondo tra le due forze di governo il cuneo della scelta europea non può ma deve essere discriminante. Il sorpasso già avvenuto nei sondaggi della Lega sul M5stelle, spinge inesorabilmente quest’ultimo a cercare in Europa uno schieramento alternativo a quello di Salvini ed alla divaricazione per le scelte che comporta sia in Europa che in Italia. Ma c’è un altro punto dirimente tutt’interno al M5stelle ed è quello tra chi come il Presidente Fico solennemente nel momento dell’investitura asserisce che il suo mandato sarà finalizzato a ribadire la centralità del Parlamento come dire di impedirne l’esautorazione in primo luogo dal governo riducendo il più possibile quei voti di fiducia che mettono fuori gioco non solo la minoranza ma anche la maggioranza.

Affermazione solenne ed impegnativa che non è sta ripresa dall’opposizione con la dovuta forza a fronte delle dichiarazioni, non contraddette in seno al M5stelle, di un Grillo che invece dell’elezione popolare auspica la semplificazione antidemocratica dell’estrazione a sorte dei parlamentari ed a maggior ragione di un Casaleggio che preannuncia e si compiace della fine imminente del Parlamento col ricorso alla democrazia diretta (da Chi? Un’auto investitura con l’ausilio della sua piattaforma?) Infine altro punto di confronto che può mettere a nudo la divaricazione incompatibile con la Lega è la sorte del Mezzogiorno a cui non può bastare il diversivo ad alto rischio del reddito di cittadinanza e per l’esiguità delle risorse disponibili e per una permanente esiguità dei posti di lavoro che richiederebbe appositi strumenti legislativi e risorse tali da risanare le tante Grecie al nostro interno che frenano l’allineamento al ritmo di crescita degli altri Paesi europei. Un Sud, giova ricordarlo, che dovrebbe diventare il ponte della solidarietà europea verso l’Africa. Altro che inciucio di governo da cui mettersi il riparo rifuggendo dal confronto in tutte le sedi possibili!

Ormai il processo correntizio nel M5stelle è avviato su temi di fondo che mettono in forse la stessa unità del movimento. E’ lontano il tempo in cui Di Maio ipotizzava il ricorso ai due forni disponibili e lui come unico interlocutore. Dalla vecchia DC avrebbe dover appreso che l’unità del partito e la scelta dell’interlocutore non tollera un solo uomo per tutte le stagioni.

Roca

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento