sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. La sorpresa della quota 100: ecco cosa può accadere
Pubblicato il 24-10-2018


Inps

MENO CASSA INTEGRAZIONE A SETTEMBRE

Prosegue la riduzione della cassa integrazione: a settembre 2018 – secondo l’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione recentemente pubblicato sul sito dell’Istituto – sono state autorizzate 11.319.157 ore di cassa con un calo del 44,18% rispetto a settembre 2017. In confronto ad agosto 2018 si registra una sostanziale stabilità (+1,27%). Nei primi nove mesi dell’anno sono state autorizzate 162 milioni di ore di cassa con una flessione del 38,7% a fronte dei 264,5 dei primi nove mesi del 2017.

114.925 domande disoccupazione ad agosto, +8,5%

Ad agosto invece sono arrivate all’Inps 114.925 richieste per sussidio di disoccupazione tra Naspi, Aspi, mini Aspi, mobilità e Discoll con un aumento dell’8,5% rispetto ad agosto 2017. A luglio erano state 280.086, in progresso del 9,5% in confronto al mese corrispondente del 2017. Nei primi otto mesi del 2018 sono pervenute all’Inps 1.158.447 istanze complessive di disoccupazione con un incremento del 6,5% rispetto all’analogo lasso di tempo del 2017.

Cig in picchiata a settembre, in nove mesi -38,7%

La discesa delle ore autorizzate di cassa integrazione è dovuta principalmente alla contrazione delle autorizzazioni per la cassa straordinaria diminuite a settembre del 44,8% a 5,78 milioni mentre la cassa ordinaria è calata del 25,6% a 5,5 milioni. Il divario si amplia se si guarda ai primi nove mesi dell’anno. Le ore di cassa straordinaria autorizzate sono risultate in flessione del 45,7% a 86,6 milioni di ore mentre quelle di cassa ordinaria si sono ridimensionate del 5,5% a 73 milioni di ore. Ormai sostanzialmente residuale si palesa la cassa in deroga assestatasi nei primi nove mesi a 2,3 milioni (-91,5%). Nell’abbassamento della cassa straordinaria pesa anche la stretta sulla riduzione della durata massima prevista per questo specifico ammortizzatore sociale.

Previdenza

PENSIONE QUOTA 100, QUANTO SI PERDE

Quota 100, ecco cosa può accadere. Tito Boeri, presidente dell’Inps, nei giorni scorsi ha voluto avvertire tutti i lavoratori che dal prossimo anno potranno accedere a Quota 100 delle conseguenze negative che il pensionamento anticipato comporterà sul loro assegno previdenziale. Secondo Boeri, che è recentemente intervenuto in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera, accettando di andare in pensione a 62 anni, lavorando così per 5 anni potenziali in meno (ricordiamo che l’età pensionabile dall’anno prossimo è fissata a 67 anni), l’assegno previdenziale sarà più basso di circa il 21%.

Nonostante il governo abbia garantito che per Quota 100 non ci saranno riduzioni (inizialmente si parlava di un -1,5% per ogni anno di anticipo) andare prima in quiescenza implicherà comunque un danno economico significativo per gli interessati.

Il motivo è semplice per il numero uno dell’Inps: ad oggi per il calcolo della pensione (per i contributi successivi al 1996, al 2011 per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contribuzione accreditata) si applica il sistema contributivo con cui per quantificare l’importo del trattamento previdenziale si tiene conto del solo montante contributivo del lavoratore che viene trasformato in pensione annua, applicando un coefficiente di trasformazione stabilito dall’Inps.

In poche parole, più sono gli anni di contributi maturati dal lavoratore e più alta sarà la sua prestazione pensionistica. È ovvio quindi che anticipando il pensionamento si perdono 5 anni di contribuzione potenziale, utili per percepire un assegno di pensione più elevato.

Nel dettaglio, sempre secondo quanto rilevato da Boeri, andando a riposo con Quota 100 si prende una pensione di circa il 21% più bassa di quella che si sarebbe perfezionata continuando a lavorare per altri 5 anni per poi accedere al trattamento di vecchiaia a 67 anni di età.

Chi decide di accedere a Quota 100, quindi, deve essere consapevole che pur non subendo alcuna penalizzazione sulla rendita previdenziale percepirà una pensione più bassa rispetto a quella che avrebbe ottenuto se non ne avesse beneficiato.

Bene contratto temporaneo

CRESCE FIDUCIA IN MERCATO DEL LAVORO

Crescita della percezione positiva per il mercato del lavoro e riscoperta del lavoro temporaneo: questa la fotografia scattata nel terzo trimestre 2018 dal ‘Confidence Index’ di PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel. L’indice, che misura la fiducia nel mercato del lavoro, ottenuto attraverso la somministrazione di 660 questionari in Italia ai candidati per opportunità professionali, è aumentato del 7%, passando da 36 punti nel terzo trimestre 2017 a 43 punti nello stesso periodo del 2018.

I valori in maggiore crescita nel terzo trimestre del 2018 sono la percezione positiva sul futuro del mercato del lavoro e della situazione economica, la prima al 46% con una crescita del 12% rispetto al 2017 e la seconda a 49,5% con una crescita del 10% rispetto allo scorso anno. Mentre risultano ancora tra i valori assoluti più bassi d’Europa la fiducia nel mercato del lavoro attuale e nella situazione economica, che si fermano al 33% e al 35%, ma con una crescita media del 10% rispetto allo scorso anno.

Dalla ricerca emerge che il lavoro temporaneo è visto come grande opportunità dai lavoratori intervistati, soprattutto per arricchire la propria esperienza e le proprie abilità (69,5%) e per differenziare il percorso di crescita attraverso lo sviluppo di competenze in diversi ruoli e settori (43,8%). Inoltre, il lavoro in somministrazione viene considerato positivo poiché identificato come un trampolino di lancio per ottenere un contratto a tempo indeterminato (31,9%).

“A nostro avviso, la somministrazione rappresenta un elemento positivo e caratterizzante della carriera lavorativa di un potenziale candidato. Un’esperienza ‘temp’, infatti, tendenzialmente facilita gli avanzamenti di carriera e offre diversi vantaggi tra cui una maggiore flessibilità, la possibilità di lavorare in vari settori, una maggiore esposizione a diversi stili di management e diverse tipologie di clienti”, ha commentato Pamela Bonavita, Executive Director di Page Personnel, agenzia per il lavoro parte di PageGroup specializzata nella ricerca e selezione di impiegati e giovani professionisti qualificati.

“La richiesta di figure professionali da inserire in somministrazione – ha concluso – è in costante aumento e ai potenziali candidati viene così offerta la possibilità di ampliare o di approfondire le proprie competenze estendendo anche la rete professionale”.

A confermare questa tendenza positiva sono anche i numeri di posizioni aperte in ambito ‘temp’. Page Personnel è, infatti, alla ricerca di oltre 800 candidati per i settori finance & accounting (30%), procurement & logistics (20%), assistant & office support (11%), tax & legal (8%), sales support & custumer service (7%), information technology (6%), engineering & manufacturing (4%).

Economia

ITALIANI BERSAGLIATI DA 100 TASSE

“Oltre a essere bersagliati da oltre 100 tasse di tutti i generi, con un numero di scadenze fiscali da far rabbrividire anche il contribuente più zelante e con un prelievo tributario tra i più elevati d’Europa, il nostro fisco è sempre più ‘bulimico’”. A denunciarlo è la Cgia. “Tenendo conto che dall’applicazione di una novantina di tasse, tributi e contributi l’erario incassa solo il 15% del gettito totale annuo – ha segnalato il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – con una seria riforma fiscale basterebbero poco più di 10 imposte per consentire ai contribuenti italiani di beneficiare di una riscossione più contenuta, di lavorare con più serenità e con maggiori vantaggi anche per le casse dello Stato che, molto probabilmente, da questa sforbiciata vedrebbero ridursi l’evasione”.

Le imposte che pesano di più sui portafogli dei cittadini italiani sono due e garantiscono più della metà (il 55,4%) del gettito totale: esse sono l’Irpef e l’Iva. Nel 2017 la prima ha garantito all’erario un gettito di 169,8 miliardi di euro (il 33,8%, un terzo del totale) mentre la seconda ha consentito di incassare 108,8 miliardi di euro (21,6%). Per le aziende l’imposta più pesante è l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che l’anno scorso ha consentito all’erario di incassare 34,1 miliardi di euro.

Di particolare rilievo anche il gettito riconducibile all’imposta sugli oli minerali che è stato pari a 26 miliardi e quello ascrivibile all’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) che ha assicurato 22,4 miliardi di euro.

“Se si considera che il livello dei servizi presente nel nostro Paese è molto modesto – ha dichiarato il segretario della Cgia Renato Mason – è necessario che il Governo inizi seriamente a ridurre il carico tributario. Con la manovra di bilancio presentata nei giorni scorsi è cominciato un percorso di riduzione delle tasse sulle partite Iva. Un fatto sicuramente positivo, ma ancora insufficiente”. Oltre ad avere un peso fiscale eccessivo, rimane altrettanto inaccettabile che il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggi la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Oltre a ciò, la Cgia tiene a ribadire ancora una volta che non è nemmeno più rinviabile una riflessione sull’assetto’ della Magistratura giudiziaria che coinvolga non solo gli addetti ai lavori.

“In alcun modo – ha affermato Zabeo – possiamo mettere in discussione l’indipendenza, l’autonomia e l’imparzialità dei giudici tributari, tuttavia il problema sussiste e nel contenzioso giuridico tra fisco e contribuente lo squilibrio c’è e, purtroppo, è a vantaggio dell’Amministrazione finanziaria”.

Più in generale, sintetizzano dalla Cgia, i tempi e i costi della burocrazia fiscale sono diventati una patologia che caratterizza negativamente tutto il nostro Paese. “Non è un caso – ha concluso Mason – che molti operatori stranieri non investano da noi proprio anche a causa dell’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”.

Carlo Pareto

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