lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Quota 100, ecco le ultime indiscrezioni
Pubblicato il 01-10-2018


Pensioni-Inps

La Quota 100 è una proposta di revisione parziale della Riforma delle Pensioni introdotta nel 2011 durante il Governo Monti dall’allora Ministro del Lavoro Elsa Fornero, da cui ha preso il nome. La sua introduzione, annunciata dai vicepremier Salvini e Di Maio per il 2019, permetterà l’uscita anticipata dal mondo del lavoro (rispetto alla Legge Fornero) per tutti coloro che possono vantare un’anzianità assicurativa che, sommata all’età anagrafica, risulti 100. Si ipotizza una soglia minima di età di 62 anni.

Ad esempio, il prossimo anno un lavoratore con 38 anni di contributi e 62 di età potrebbe andare il pensione cinque anni prima rispetto alla Riforma pensioni Fornero (che richiede almeno 67 anni).

L’obiettivo di cancellare l’odiato provvedimento Fornero, motore della manovra Salva-Italia messa a punto dal governo Monti nel 2011, a questo punto è sempre più vicino.

In buona sostanza, la quota 100 secca, così come pare configurarsi secondo le ultime indiscrezioni trapelate, varrà solo per chi cessa dal lavoro avendo maturato 62 anni di età e 38 di contributi mentre se si esce con un requisito anagrafico più elevato la quota sale (101 con 63 anni più 38, 102 con 64 anni più 38 e così via. L’intero intervento prefigurato sulle pensioni dovrebbe costare circa otto miliardi l’anno prossimo e nove il successivo con un incremento abbastanza limitato atteso che la gran parte delle persone dovrebbero uscire nel corso del 2019. Potranno andare in quiescenza prima dei 62 anni i precoci con 41 anni di contributi e tutti coloro che hanno 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi le donne) con il blocco all’adeguamento dell’aspettativa di vita per i trattamenti anticipati rispetto alla vecchiaia che avrebbe dovuto scattare nel 2019. Dovrebbe essere inoltre prevista la proroga dell’opzione donna con l’accesso anticipato alla pensione delle lavoratrici a fronte del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale per gli anni di lavoro. Non dovrebbero invece essere previste (stando sempre a quanto si è appreso da fonti vicino all’esecutivo) particolari penalizzazioni per chi anticipa l’uscita. Con il pacchetto delle nuove norme sulla previdenza (che potrebbero includere anche qualche aggiustamento sull’Ape sociale che al momento scade a fine anno) dovrebbero lasciare l’attività lavorativa in base ai conti fatti dal Governo circa 420 mila interessati. Negli auspici di Palazzo Chigi, questo massiccio esodo dovrebbe promuovere un maxi-ricambio generazionale sui luoghi di lavoro.

Carlo Pareto

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