domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quota 100. Boeri, non conviene neanche ai pensionati
Pubblicato il 18-10-2018


boeri inpsUn lavoratore che decidesse di andare in pensione con quota 100 a 62 anni e 38 di contributi, in anticipo di cinque anni rispetto all’età di vecchiaia, potrebbe dover rinunciare a circa il 21% in confronto all’assegno che avrebbe preso a 67 anni. Lo ha affermato il presidente dell’Inps Tito Boeri in una recente audizione alla Commissione Lavoro della Camera. Il numero uno dell’Inps a proposito dell’assegno potenziale che si potrebbe ricevere con quota 100 ha fatto l’esempio di una retribuzione media di un dipendente pubblico di 40.000 euro lordi l’anno e una pensione attesa di 30.000 euro in uscita nel 2019. «Se il calcolo è interamente retributivo fino al 2011 e poi contributivo – ha detto – uscendo cinque anni prima si rinuncia a circa 500 euro al mese (lordi) che si sarebbero presi uscendo a 67 anni. In pratica a 67 anni si prenderebbe una pensione da 36.500 euro ma avendo corrisposto contributi per altri cinque anni. Se invece si va in quiescenza prima non si versano contributi e si prendono 150.000 (30.000 per cinque anni) euro di assegni in più». Chiaramente chi opta per quota 100 avrà una pensione “strutturalmente” più bassa rispetto a chi aspetta di raggiungere i 67 anni di età, perché non ha versato cinque anni di contributi.
Inoltre, gli interventi del Governo sul sistema previdenziale potrebbero costare 140 miliardi nei primi 10 anni, ha ribadito ancora Boeri spiegando che, dal 2046 in poi, la spesa dovrebbe scendere perché le persone saranno andate in pensione in anticipo e con trattamenti previdenziali più bassi in confronto a quelli che avrebbero ottenuto andando a riposo con le regole attuali. Il calcolo – come rimarcato dall’alto Dirigente di via Ciro il grande – è legato all’introduzione della quota 100, al blocco immediato dell’adeguamento dell’aspettativa di vita sui contributi necessari alla pensione anticipata e al blocco dopo il 2019 dell’adeguamento sull’età di vecchiaia.
Riguardo alle pensioni d’oro, Boeri ha evidenziato che si può arrivare a un risparmio di 300 milioni l’anno se si abbassa il limite per l’intervento a 78.000 euro lordi dai 90.000 attuali. Un altro modo per far salire ulteriormente i risparmi e pervenire a quanto annunciato dall’Esecutivo (un miliardo in tre anni, ndr) è lo stop della perequazione per le prestazioni pensionistiche superiori a sei volte il minimo (3.000 euro al mese) su modello dell’intervento del Governo Letta. Il presidente dell’Inps ha a tale proposito sottolineato che la soglia di cui si parla per il taglio delle cosiddette pensioni d’oro è a 90.000 euro lordi di pensione e che la norma dovrà essere comunque scritta con il riferimento dell’importo di pensione al lordo delle tasse. Le persone che hanno un reddito da pensione superiore a 90.000 euro lordi sono 44.000 e di queste 29.000 dovrebbero essere interessate al provvedimento. I tagli medi previsti sono per l’8% dell’importo con punte del 23%. Con questo sbarramento – ha rimarcato – «si risparmierebbero 150 milioni l’anno.
Non ci sono ancora invece dettagli sulle finestre per le uscite anticipate per la pensione nel 2019 ma a fronte di una finestra trimestrale “fissa” (si maturano i contributi e si esce nella prima finestra disponibile nell’anno). Con questa modalità d’esodo si potrebbero risparmiare 300 milioni.
In ogni caso, per il presidente dell’Inps «l’insieme delle misure annunciate, anche in Legge di Bilancio, costerebbe 7 miliardi il primo anno. Per poi salire a 11,5 miliardi nel 2020 e a quasi 17 miliardi, un punto di Pil, nel 2021».

Carlo Pareto

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