domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Reddito di cittadinanza, le incognite su Naspi e Rei
Pubblicato il 29-10-2018


Lavoro

VOUCHER DA 10 EURO PER IL LAVORO DOMESTICO OCCASIONALE

La disciplina del “libretto famiglia” ha cambiato in maniera strutturale la regolamentazione, limitando l’uso delle prestazioni occasionali in ambito domestico, sia a livello soggettivo sia oggettivo.

In via preliminare, l’utilizzatore che intende registrarsi per espletare gli adempimenti previsti dev’essere in possesso del Pin dispositivo Inps. Se ne è sprovvisto, può farne richiesta all’Inps attraverso la procedura on line dedicata.

Dopo aver confermato i dati anagrafici e i recapiti contenuti nella banca dati Inps, nonché gli estremi di un documento di riconoscimento in corso di validità, il sistema emette un modulo che va stampato, firmato e riconsegnato – insieme a una copia del documento d’identità – tramite la procedura “converti Pin”, oppure via fax al contact center (numero gratuito 800 803 164) o, ancora, recandosi presso una sede Inps.

L’utilizzo del libretto di famiglia non prefigura oneri in materia di sorveglianza sanitaria. Infatti, i piccoli lavori domestici a carattere straordinario (compresi l’insegnamento privato supplementare e la cura e l’’assistenza ai bambini, agli anziani, ai disabili e agli ammalati) sono esclusi dall’applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro (ex Dlgs 81/2008).

Resta però fermo il diritto del prestatore all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, con corresponsione della relativa contribuzione all’Inail: sotto questo aspetto, è l’Inps che – dopo aver ricevuto il versamento da parte del committente – “gira” all’Inail la sua quota di pertinenza.

Non è previsto inoltre alcun limite orario quotidiano. Anche se bisogna tener conto che il prestatore – che viene assimilato al lavoratore subordinato per questi profili – ha diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali, secondo quanto stabilito dalle norme generali.

In merito al pagamento delle prestazioni, giova sottolineare che il prestatore è in parte responsabile del corretto accredito dei compensi.

Al momento della registrazione preventiva sulla piattaforma Inps, deve difatti indicare l’Iban del proprio conto corrente o il numero della carta di credito su cui l’Istituto provvederà a effettuare il pagamento. Nell’ipotesi in cui ci sia stata una segnalazione sbagliata delle coordinate, o non si sia provveduto in modo tempestivo a comunicare l’avvenuta variazione del conto corrente, l’Ente assicuratore non assume alcuna responsabilità sull’accredito non andato a buon fine.

Il prestatore ha, comunque, la possibilità di monitorare la propria attività “scaricando” il prospetto relativo alle prestazioni corrisposte attraverso la piattaforma informatica Inps, dove sono riportati i dati identificativi del committente, delle prestazioni e la specifica dei contributi dovuti.

Particolare attenzione va prestata alle soglie di utilizzo fissate dalla legge, che non bisogna sforare. Il prestatore può ricevere compensi di importo non superiore a 2.500 euro nel corso di ciascun anno civile (vale a dire il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre) per le prestazioni complessivamente rese in favore del medesimo committente.

L’importo da considerare ai fini della verifica dei limiti suddetti è il compenso netto percepito dal prestatore, a prescindere dal costo complessivo per l’utilizzatore. Pertanto, non si tiene conto del valore nominale orario del buono del libretto famiglia (10 euro), ma soltanto del compenso netto che va al prestatore (cioè 8 euro).

Nel caso in cui vengano superate le predette soglie numerarie, non sono stabilite sanzioni pecuniarie. Ma è previsto che il relativo rapporto si trasformi in un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato. La conversione del rapporto lavorativo scatta anche qualora si superi il tetto delle ore di prestazione consentito nell’arco dell’anno civile, che è fissato in 280 ore.

Quindi, se le parti si attengono a quest’ultima determinazione – poiché il compenso orario è pari a 8 euro e il limite annuo è pari a 280 ore – il prestatore potrà incassare, dal singolo committente, compensi che non vanno oltre ai 2.240 euro annui.

Nel complesso della propria attività occasionale resa in favore di più committenti privati, il singolo lavoratore potrà svolgere fino a 625 ore di lavoro annue.

Non è invece fissata alcuna sanzione in caso di omessa o tardiva comunicazione a titolo di rendicontazione della prestazione, a cura del committente: in caso di controlli – in base alle prove acquisite dagli organi di vigilanza – possono però essere comminate sanzioni legate all’omesso versamento della contribuzione.

Reddito di cittadinanza

ADDIO A NASPI E REI?

Il reddito di cittadinanza entrerà verosimilmente in vigore da marzo 2019. Ad oggi, però, gli interrogativi su questa misura per il contrasto alla povertà sono ancora molti. Ad esempio, ci si chiede se il reddito di cittadinanza sarà cumulabile o meno con il reddito di inclusione – conosciuto ai più con il nome di Rei – e con il trattamento di disoccupazione Naspi. A tale proposito giova ricordare che il Rei è quella misura di contrasto alla povertà, introdotta dal governo Renzi, riconosciuto alle famiglie con reddito inferiore ai 6.000 euro e consistente in un sostegno economico mensile che nel caso delle famiglie più numerose può arrivare fino a 539,82 euro.

La Naspi, invece, è l’indennità di disoccupazione che viene concessa dall’Inps a quei dipendenti che perdono il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà e che possono vantare almeno 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni, oltre a 30 giorni di lavoro effettivo negli ultimi 12 mesi. Ebbene, secondo le ultime indiscrezioni sembra che entrambi questi strumenti potrebbero essere assorbiti dal reddito di cittadinanza, così che il Governo recupererà rispettivamente 2,5 miliardi (dal REI) e 1,5 miliardi (dalla Naspi).

Il Rei, quindi, verrà trasformato in reddito di cittadinanza, con il requisito economico, che sarà aumentato a 8.000 euro, mentre l’importo del contributo mensile sarà portato a 780 euro. Per questo motivo Rei e reddito di cittadinanza non saranno cumulabili tra di loro dal momento che concretamente saranno la stessa cosa.

Discorso differente per la prestazione di disoccupazione Naspi, che dovrebbe essere assorbita dal reddito di cittadinanza, ma senza alcuna trasformazione (se non nel nome). Il trattamento di disoccupazione, che in questi anni ha funzionato molto bene, quindi non verrà eliminata, né trasformata. Ci sembra improbabile, però, che questa sia cumulabile con il reddito di cittadinanza di 780 euro. Potrebbe spettare al disoccupato, pertanto, scegliere tra quali due strumenti optare.

Cessione del quinto della pensione

AGGIORNATI I TASSI

Dopo il decreto del Mef del 27 settembre 2018, in cui sono stati aggiornati i tassi effettivi globali medi (Tegm) praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della legge n. 108/1996, con il messaggio n. 3629/18, pubblicato di recente, l’Inps ha aggiornato i tassi per i prestiti da estinguersi dietro cessione del quinto della pensione valevoli per il periodo 1° ottobre – 31 dicembre 2018.

I tassi soglia Taeg da utilizzare per i prestiti eseguibili con cessione del quinto concessi da intermediari finanziari in regime di convenzionamento ai pensionato in base alla classe d’età e d’importo sono così ridefiniti con decorrenza 1° ottobre 2018: fino a 59 anni 8,61 fino a 15mila euro, 7,14 oltre 15mila euro; da 60 a 64 anni 9,41 fino a 15mila euro, 7,94 oltre 15mila euro; da 65 a 69 anni 10,21 fino a 15mila euro, 8,74 oltre 15mila euro; da 70 a 74 anni 10,91 fino a 15mila euro, 9,44 oltre 15mila euro; da 75 a 79 anni 11,71 fino a 15mila euro, 10,24 oltre 15mila euro. L’Inps ricorda che le classi di età comprendono il compleanno dell’età minima della classe e che per età deve intendersi quella maturata a fine piano di ammortamento.

Statali

IMPRONTE DIGITALI CONTRO I FURBETTI DEL CARTELLINO

Rilevazione biometrica delle presenze dei lavoratori della pa. E’ una delle misure contenute nel ddl concretezza varato dal cdm. “Non è un provvedimento punitivo”, ha detto il ministro della Pa, Giulia Bongiorno, illustrando il provvedimento che, ha puntualizzato, punta “a contrastare i furbetti del cartellino”.

Il ddl prefigura dunque misure “per contrastare l’assenteismo dei dipendenti pubblici, prevedendo l’utilizzo generalizzato di sistemi di identificazione biometrica e di videosorveglianza per rilevare presenze e il rispetto dell’orario di lavoro” e “recepisce un’osservazione della Corte dei conti sulle stabilizzazioni effettuate nella precedente legislatura prevedendo, mediante una norma di interpretazione autentica, l’adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale in proporzione al numero delle nuove assunzioni”.

Il ddl ipotizza anche l’istituzione del Nucleo della concretezza che, in collaborazione con l’Ispettorato della funzione pubblica, svolge sopralluoghi e visite presso le singole amministrazioni, proponendo eventuali misure correttive con l’indicazione dei tempi di realizzazione; il ‘Piano triennale delle azioni concrete per l’efficienza delle pubbliche amministrazioni’ che contiene azioni dirette a garantire la corretta applicazione delle disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni e le azioni dirette ad implementare la loro efficienza, con indicazione dei tempi per la loro realizzazione; la mancata attuazione delle misure correttive determina responsabilità dirigenziale e disciplinare dei dirigenti e l’iscrizione dell’amministrazione in un’apposita ‘black list’; il coinvolgimento del Ministero dell’interno è assicurato sia nella fase di predisposizione del Piano, sia all’esito dei sopralluoghi mediante la trasmissione dei verbali al Prefetto competente, sia attraverso la possibile utilizzazione da parte del Prefetto o dei Commissari prefettizi del Nucleo della concretezza (in questi ultimi casi con il coinvolgimento del personale della Prefettura); l’assegnazione al Dipartimento di 53 unità di personale già appartenente alle pubbliche amministrazioni o da reclutare tramite concorso pubblico.

Inoltre il ddl “detta indicazioni per garantire assunzioni mirate e accelerare il ricambio generazionale. In particolare, per le pubbliche amministrazioni prefigura la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato in misura pari al 100 % del personale cessato dal servizio nell’anno precedente; l’obbligo di reclutare, in via prioritaria, figure professionali con elevate competenze in materia di digitalizzazione, di razionalizzazione e semplificazione dei processi amministrativi, di qualità dei servizi pubblici, di gestione dei fondi strutturali e della capacità di investimento, di contrattualistica pubblica, di controllo di gestione e attività ispettiva; la possibilità di procedere, nel triennio 2019 – 2021, all’effettuazione di assunzioni, mediante scorrimento delle graduatorie ovvero tramite apposite procedure concorsuali indette in deroga alla normativa vigente in materia di mobilità del personale e senza la necessità della preventiva autorizzazione, da svolgersi secondo procedure semplificate e più celeri”.

Il ddl “contiene una disposizione finalizzata a prefigurare la sostituzione dei buoni pasto erogati in base delle Convenzioni BP 7 e BPE1, stipulate da Consip” e “prevede che le disposizioni della legge costituiscano principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e siano applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione”.

Carlo Pareto

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