domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Salvini si stringe il cappio al collo
Pubblicato il 15-10-2018


Salvini è venuto anche a Latina con prevedibile successo. L’anima nostalgica della destra pontina ha da tempo bisogno di gettarsi alle spalle i suoi investimenti di fiducia malriposti ma quello in Salvini è il più recente e il più spericolato. Chi può disconoscere che a Salvini stia a pennello il detto “Scarpe grosse e cervello fino”? Si è chiesto: come faccio a prendere la leadership del centrodestra con un Cavaliere ostinato a restare al comando in consunzione di forze sempre più evidente? Si è risposto da cervello fino: devo abbandonare il connotato localistico nordista e diventare un leader nazionale perciò basta con la denominazione Lega Nord e cavalcare tutto lo scontento ovunque sia possibile. Operazione riuscita grazie al suicidio politico di Berlusconi ed all’impietoso ed impari confronto fisico tra i due.

Chiunque avesse il senso della misura si sarebbe speso per consolidare la posizione acquisita tentando di fare sintesi politica tra il patrimonio autonomistico della Lega e quanto di buono di accreditamento politico rimaneva del Cavaliere: l’appartenenza al PPE e rapporto privilegiato con Taiani Presidente del Parlamento europeo, un ponte privilegiato nei rapporti difficili con l’UE per ridisegnare i trattati ed i limiti di compatibilità con le regole vigenti. L’errore che già ora si rivela un macigno è stato di assommare le promesse elettorali, ciascuna delle quali oltrepassava le disponibilità di bilancio. Fretta di acquisizione del potere (gli oltre 350 posti di sottogoverno da spartirsi), supponenza ed inesperienza hanno generato un mostro di governo Salvinidimaio, l’esatto opposto del salvadanaio protetto dove gli italiani accantonano i loro risparmi contro un domani oscuro. L’operazione spregiudicata che ha consentito il sorpasso della Lega sui grillini aveva ed ha ancora uno sbocco politico coerente: sorpasso a sinistra (l’alleanza coi glillini)ed alla prima occasione rientro sulla destra, prima (se c’è un pretesto credibile) o subito dopo le elezioni europee.

Ebbene no, nella sua megalomania accecante lui, che reclama giustamente la solidarietà europea per non lasciare l’Italia con il temuto tsunami dei migranti, ricerca l’alleanza con Orban e i suoi seguaci indisponibili a qualunque forma di aiuto e di solidarietà. Che significa questa scelta così contraddittoria che indispone la maggioranza europea che finora, Germania in testa, ha fatto il possibile per attutire i contraccolpi dello tsunami che potrebbe ripresentarsi con virulenza se la Siria non avrà pace e cresce la desertificazione? Per inseguire la sua megalomania Salvini ha scelto come suoi alleati in Europa non quelli che ci possono aiutare ma quelli che stanno dando vita nei loro Paesi ad una democrazia illiberale, di facciata col potere accentrato in una sola persona, gli emuli per capirci di Putin che si annette la Crimea con un atto di forza, che destabilizza i vecchi alleati della guerra fredda come sta facendo in Ucraina, che insegue i non allineati al suo interno fino all’avvelenamento in stati sovrani.

Sintesi della mia riflessione: se Salvini, seguace della vulgata macchiavellica, è ancora intento a tesaurizzare al massimo il sorpasso a sinistra, nella sua ebbrezza di potere, contemporaneamente si accredita in Europa come amico dell’estrema destra e quindi tenta il sorpasso a destra, non è sfiorato dal timore che con i due sorpassi contrapposti sta intrecciando un cappio intorno al collo, di cui non solo lui ma soprattutto l’Italia pagherà il prezzo?

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