lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Celso Vassalini:
Lo scarto tra legalità e moralità
Pubblicato il 08-10-2018


Egregio Direttore,
“L’arresto di Mimmo Lucano apre ancora di più lo scarto tra legalità e moralità. Il pericolo è questo. Quando la legalità si separa dalla moralità le regole diventano vuote, repressive, diventano strumento d’ingiustizia, persecutorie, arrivano come lancette sull’ora della vendetta punitiva. Così, Mimmo Lucano viene arrestato dopo che il “capo del governo”, di fatto, l’aveva liquidato definendolo “uno zero”. Mimmo Lucano è il primo dei tanti sindaci e dei tanti del volontariato sociale che entrano nell’elenco di proscrizione per aver concesso il “reddito di umanità”, a costo zero, a chi viene dal deserto e dal mare di guerra e miseria. Mimmo è di quelli che si sentono ripetere tante volte “chi te lo fa fare”.

Lui non è un corrotto, non ha ricevuto tangenti, ha ridato vitalità ad una cittadina calabrese svuotata dall’emigrazione e sull’orlo dell’abbandono. È una storia bella quella di Mimmo, fa parte del racconto di quell’Italia di don Milani, P.P.VI, di Levi, di Gramsci, di Giovanni XXIII … sono tanti i nomi da elencare, i tanti di una religiosità laica che corrisponde all’impegno dei legami civili per libertà. È di quelli che credono in una comunità senza confessioni, perché si raccolgono intorno all’umanità e diventano “illegali” quando le regole del diritto negano le relazioni di giustizia o quando il rancore vince sulla sul sentimento. Nietzsche distingueva lo “spirito di vendetta” dal quello del “ritorno”. Ripenso spesso a quella pagine della sua “genealogia della morale” insieme alla chiusura del suo “Al di là del bene e del male” con quelle pagine dedicate al “genio del cuore”. Mimmo è un genio del cuore. Sì, perché è al di là del “bene e del male”, al di là del “buonista” e “cattivista”. Il “genio del cuore” è fuori dell’ordinario, è dell’operare straordinario di chi «costantemente vive, vede, ascolta, sospetta, spera, sogna cose fuori dell’ordinario; che viene colto dai suoi stessi pensieri quasi dal di fuori, dall’alto e dal basso, come da quel genere di avvenimenti e di fulmini che è ‘suo proprio’; e forse è egli stesso una tempesta che avanza gravida di fulmini, un uomo fatale, intorno al quale c’è sempre un brontolio …» Mimmo è un genio del cuore. Non è un buonista, è al di là del bene e del male.

La storia lo consegna a un fuori pista, è uno che mostra altre strade, facendo vedere altre percorsi. Nella mia esperienza mi sono convinto presto ad usare l’espressione “luoghi d’eccezione” invece di “periferie” e “scuole a rischio”. Ho capito che dove non è possibile il percorso curriculare e quello “normale” si possono fare cose eccezionali che portano a ripensare la norma stessa delle regole. Ho capito che tra normalità ed eccellenza, c’è l’eccezionalità, c’è la mia Italia del Meridione, dove la legalità non tutti se la possono permettere e dove c’è chi sceglie la strada più breve dell’illegalità della violenza e della corruzione e chi invece sceglie la via più severa della moralità, dell’onestà senza interesse personale. Li si fanno cose che non escono semplicemente dalle regole dell’oppressione, qui fanno cose che portano a regole di relazioni, fanno comunità di un paese, di una cittadina, di un rione, attivando associazioni di legalità fatta di legami. Sono le comunità della volontà, quella di cittadini senza confini, senza esclusioni per il diritto di abitare e vivere coltivando il luogo di nascita, perché dove si approda si nasca. La mia cultura mi parla spesso della “credenza”. È una parola che fa grappolo di significati legati l’uno all’altro.

La “credenza” è anche il mobile dove si conservano le provviste, per i giorni non visti, per le visite dell’avvenire. C’era anche l’espressione “morso della creanza” per dire dell’avanzo che si lasciava per chi veniva in ritardo o come ospite inatteso e bisognoso. Anche il nostro chiamare i bambini “creature” mantiene la stessa radice di significato. Credere e creare stanno insieme. Ripensavamo alle parole di Pino Daniele e come lui cantautori/poeti dei vari dialetti linfa del nostro Paese, che hanno avuto la straordinaria invenzione di mettere in musica i nostri modi di dire quotidiani. Quando un paese perde la credenza non si sa più dove sta, perde la sua stessa identità, la sua cultura. Il rancore è la via più breve, perché sempre la violenza è la strada più breve per aggregarsi. Il rancore è di chi si sente solo ed è lasciato solo, perché solo ad essere isolati si è controllati dall’autorità di chi “non guarda in faccia a nessuno”.

La facilità del fare non è però la felicità dell’operare. Dal latino so che “opera” significa “le cose che sono necessarie”, sono le “provviste”, quelle che fanno credenza, perché solo l’opera produce cultura, solo l’opera fa avvenire, fa futuro, è raccontabile a quelli che vengono, facendo comunità di una società comune. Voglio andare anch’io in questi giorni sotto casa di Mimmo Lucano per dirgli che ci credo anch’io.

Celso Vassalini

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