sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Tre sono i potenti: ‘O Papa, ‘O Re e chi nun tene niente
Pubblicato il 11-10-2018


Una Legge, un Decreto o una qualsiasi decisione governativa dovrebbero essere la conclusione di valutazioni non estemporanee, non populiste, non clientelari, non da guerrafondai sociali e non imposte dalle lobby. La politica, arte nobile, tende a far migliorare le società, perciò non deve mai abbandonare la funzione pedagogica verso il popolo. Il verbo educare, nel corso della storia politica, è stato usato molte volte e da persone di diverso orientamento. Sono convinto che la politica debba educare, non accontentare. La storia politica è piena di esempi, che lo dimostrano. Le forze politiche dovrebbero essere sempre modelli culturali che si confrontavano, con il ragionamento e con l’esempio, non con le accuse personali, né con atteggiamenti caritatevoli. Nel passato, i bluff e le fake news non erano di moda. Ogni partito faceva proposte in sintonia con il suo modello di Paese.

Le forze politiche sapevano che per fare il bene della società, bisognava sconfiggere cattiva mentalità e cattiva cultura. Se era famosa l’espressione “l’uomo è lupo per l’altro uomo”; se Jhon Gay scrisse “L’arte del mendicante”, che ispirò “L’Opera da tre soldi” di Brecht ; se tanti altri autori hanno scritto opere per descrivere difetti degli uomini, ci dovevano essere la volontà di vedere migliorare le condizioni sociali. Perciò, secondo me, é sbagliato pensare che tutte le persone siano buone, altruiste, sincere ed innocenti. Quando sento opinionisti, parlamentari-nominati e rappresentanti di partito, parlare come seguaci di Maria Teresa di Calcutta, penso: “sono fessi, furbi o pensano alla pagnotta? I vari pensatori, che, nei secoli passati, diedero vita alla varie scuole di pensiero, da alcuni decenni, non vengono più nominati. Essi aspiravano a creare “società di anime”; ad eliminare le povertà, non con la carità, ma con lo sviluppo; creare ascensori sociali per consentire alle classi povere di poter diventare classe media. Ispirarono la nascita di partiti, strumenti per coinvolgere le masse, per poter concretizzare “le buone intenzioni” e far evolvere le coscienze. Partiti, che gareggiavano democraticamente per la conquista dei consensi.

L’Europa è stata la parte del mondo più fertile e più produttrice di sviluppo culturale e politico. Non è per grazia ricevuta, se è la parte del mondo “più attraente”. Purtroppo, da quasi un trentennio, il nostro Paese mi è messo a scivolare verso il basso, avvicinandosi ai Paesi populisti del Sud America. In quale Paese civile, l’argomento di lotta politica è stata la ROTTAMAZIONE, degli avversari e dei compagni di partito? Questa parola, per Renzi diventò un mantello, per coprire il nulla progettuale e la sudditanza verso le Banche, l’alta Finanza e la Massoneria (Verdini). Dopo aver provocato grandi danni, la rottamazione, come tutte le cose stupide, si è rivolta contro il suo creatore. Inoltre, è stato facile, ai nuovi arrivati, proporre una rottamazione più ampia e più attraente: vitalizi, pensioni alte, numero dei Deputati e dei Senatori. Renzi cambiò lo stile per cercare consensi: dare mance ( gli 80 euro al mese), distrarre e alzare il dito al cielo per indicare la luna ed altre furbate. La stessa logica ha partorito il “reddito di cittadinanza”. Appagare le aspettative di milioni di poveri, porta milioni di voti. La proposta, però, oltre ad essere furbesca, è dannosa, diseducativa, antieconomica e seminatrice di astio tra categorie sociali. Come deve reagire un laureato, che, se è fortunato, è costretto ad accettare 500 euro al mese, anche lontano da casa? Come deve reagire un laureato del sud, che se ha fortuna di trovare lavoro al Nord, deve spendere oltre alla metà dello stipendio per il fitto di un monolocale? E come devono reagire i giovani, che non possono realizzare i loro sogni?

Di esempi di questo genere ne potrei fare infiniti. Di fronte a problemi immensi, si propone una cosa alla napoletana: “il reddito di cittadinanza”. Tralascio il modo ridicolo con il quale si vuole gestire. In un paese, in cui abbondano i falsi poveri, l’ISEE diventa uno strumento per legittimare scorrettezze. Quante persone usano auto intestate ad altri? Quante persone hanno un appartamento in un comune, mentre un familiare ha una residenza fasulla in un altro, cosa che gli consente di avere una “casa popolare”? Fino ad due anni fa, la casa popolare dava diritto anche ad un credito fiscale. Temo, che, nel futuro prossimo, invece di preoccuparsi della sicurezza delle persone e delle famiglie, lo Stato sprecherà energie per controllare le false povertà. Un Paese, che lascia degradare l’ambiente, con conseguenze catastrofiche (frane, inquinamento, allagamenti, incendi, ecc.), non poteva scegliere il metodo dei “cantieri di lavoro” per sorvegliare e “curare” il territorio? Secondo me, l’aspetto più negativo di questa decisione è il far aumentare la velocità verso “il potere della povertà” e il disagio della classe media. Ci domandiamo:- Il vero sviluppo quando arriverà?

Luigi Mainolfi

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